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Davanti all’Alenia Aermacchi in movimento per la pace

Mi auguro di essere in tante e tanti, oggi, davanti all’AleniaAermacchi, azienda di Finmeccanica nella provincia di Varese, per dire no ai commerci di guerra e di morte, per agire contro produzione, uso, vendita di armi e bloccare l’ordine di Israele di avere entro il 2014, 30 jet M346, definiti come «addestratori tecnologicamente avanzati» ma in realtà già strutturati per essere armati con missili o bombe, un affare di circa 850 milioni di dollari, ripagati in transazioni finanziarie complesse che coinvolgono diverse aziende italiane ed estere, e che prevedono acquisto di tecnologie ed armi da Israele.
Una vendita che viola la legge185 del ’90, ottenuta con anni di pressione da parte dei pacifisti, che prevede che non si vendano armi a paesi belligeranti o che violano i diritti umani. Una legge che vorremmo rispettata. Per questo noi saremo davanti all’AleniaAermacchi con la bandiera della pace e la nonviolenza. Israele continua la sua politica coloniale e di occupazione militare, annettendosi sempre più territori palestinesi, bombarda la popolazione civile, non applica nessuna delle risoluzioni delle Nazioni Unite, né quelle dell’assemblea generale né quelle del Consiglio di sicurezza (naturalmente nessuno, grazie al veto Usa e alla complicità di molti governi, osa chiedere sanzioni economiche per Israele), viola con la forza i diritti umani dei palestinesi impedendone la libertà di movimento, incarcerando in detenzione amministrativa, trasferendo coloni sui territori occupati sottraendo terra ed acqua alla popolazione, tenendo sotto embargo la popolazione di Gaza, senza contare i crimini commessi nell’operazione Piombo Fuso, documentati anche nel rapporto Goldstone per l’Onu.
Noi continuiamo a credere che i diritti per tutti e tutte non devono essere parole ma fatti. Ed è per questo che chiediamo al nostro governo di non vendere né acquistare armi da Israele e di annullare l’accordo di cooperazione militare firmato nel 2005 da Berlusconi, un accordo che cambia la politica italiana nei confronti del commercio di armi con Israele.
La manifestazione è stata indetta da varie realtà territoriali della provincia di Varese, realtà che, in un territorio ampiamente devastato dalla Lega e dal centrodestra, continuano a credere e a lottare per la giustizia e il disarmo. Anche questo la rende importante, che sia un movimento dal basso che però ha chiaro che deve cambiare la politica del proprio governo.
Atto coraggioso e necessario, come il movimento contro il disarmo e contro gli F35, che chiede di non spendere soldi pubblici per le armi ma di destinarli ad uso sociale.
Coraggioso e necessario come ogni movimento che osa sfidare il profitto in nome del bene comune, e in questi tempi in cui la crisi economica falcia l’occupazione (sarà per questo che i sindacati non hanno aderito alla manifestazione), mettono al di sopra di tutto l’applicazione del diritto e contro ogni politica di «ingerenza umanitaria», il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione Italiana che «ripudia la guerra».

(Luisa Morgantini è stata vicepresidente del Parlamento europeo. Fa parte dell’Associazione per la pace)

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