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Ma l’Italia è “Bene comune” anche per le coppie omosessuali?

Se un giorno volessimo provare a raccontare, a chi verrà, i tempi e i modi di quest’ Italia tanto priva di scelte quanto vittima di conseguenze, forse potremmo efficacemente ricorrere all’ immagine cruda de “Les mouches d’automne“  di Irene Nemirowsky: “Quando è autunno le poche mosche ritardatarie svolazzano da una parete all’altra, urtando contro i muri nella ricerca di un’uscita…..”. Certo non resterebbe il dubbio su chi interpreti i muri e le mosche tra la società reale smarrita, tradita,  stritolata dalla crisi , e la classe politica incapace di definire una legge elettorale e , ad oggi, di trovare una via d’uscita ai troppi mali del Paese. Eppure basterebbe partire da due spunti evidenti: dalla crisi non si esce con il sistema economico che ci ha trascinati dentro; e dalla crisi non si esce senza restituire alla gente una dinamica di fiducia e coesione sociale. Ecco perché i diritti civili rappresentano la chiave di volta del dibattito su come si costruisce un “dopo” anche attraverso il rilancio della cittadinanza,  del principio di eguaglianza e di equità.
Nei giorni scorsi il quadro politico ha vissuto il varo  di un progetto di coalizione che riunisce PD, Partito Socialista e SEL, attorno alla carta d’intenti nota come “Italia ,bene comune” . Buona l’idea e apprezzabile la volontà di costruire un percorso laico e che non cita Monti e la tecnocrazia come medicina irrinunciabile, ma è chiaramente presto per sottrarlo al dubbio di un’operazione troppo generica per risolvere problemi specifici. Ne è l’esempio il fatidico riferimento  ai diritti delle coppie dello stesso sesso: «Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico». Qual è il parametro per valutarlo? Se il termine di confronto sono le parole di Gasparri, terrorizzato da queste due righe, («il documento è ossessionato dai diritti dei gay»), oppure il nulla normativo di fronte a 40 anni di rivendicazione del movimento gay, lesbico, transessuale; oppure ancora l’ apparente distanza da un ‘alleanza con l‘UDC, potremmo sentircene incoraggiati.

Ma se poi ci confrontiamo con l’attualità di un dibattito politico e culturale che oggi fa dell’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso un tema riconosciuto e centrale nell’UE, come in Sudamerica, in USA, in Vietnam, a Cuba, sentiamo prevalere lo sgomento per un’ oggettiva insufficienza.
La Corte costituzionale, con la sentenza 138 del 2010, riconoscendo alle coppie dello stesso sesso, unite da convivenza stabile, il diritto fondamentale di vivere una condizione di coppia e di ottenerne il riconoscimento nei modi, tempi e limiti stabiliti dalla legge, ha di fatto chiarito che il “matrimonio gay” non è impedito dalla Costituzione e che è compito del Legislatore colmare il vuoto normativo. In che modo? E’ questa la prim, ma fondamentale, domanda anche per quelle “fatidiche “ due righe. Cosa vuole dire, infatti, «daremo sostanza normativa»?.” L’apprendista stregone” nella ballata di Goethe riceve una raccomandazione: «Non intraprendere mai ciò che non sai portare a termine».
Ma quando, come in questo caso, gli impegni mantengono un profilo di indeterminatezza e vaghezza, è legittimo sospettare che vaghezza ed indeterminatezza siano, in fondo, un modo per dire qualcosa senza dire troppo: un modo per non intraprendere qualcosa che non si sa se sia il caso di portare a termine nell’ Italia dell’ influente sensibilità vaticana.  I nostri “apprendisti stregoni“ hanno davvero voglia di cambiare il volto di questo Paese  attraverso una decisiva battaglia per l’eguaglianza che riconosca alle coppie lesbiche e gay gli stessi  diritti e doveri delle coppie eterosessuali? 
Io potrei non volermi sposare, ma voglio essere libero di deciderlo! Nel 2012 è arrivata anche la sentenza 4184 della Corte di Cassazione, con alcune affermazioni fulminanti come quella che sancisce il diritto ad una “vita familiare” per le coppie dello stesso sesso. Le associazioni lgbt chiedono l’eguaglianza vera, quella che o c’è tutta oppure non c’è. I tribunali e le Corti hanno fatto la loro parte con sentenze chiarissime.
Ora tocca al Legislatore, ma prima alla politica ed ai partiti che aspirano a governare. Per le coppie omosessuali, cari Vendola, Nencini e Bersani, l’Italia sarà davvero “Bene comune? Chiariteci come.

Presidente nazionale di Arcigay

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