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Franco Russo: "Sul 27 ottobre dobbiamo essere netti: No a Monti e ai trattati"

L’Italia sembra in ritardo con la protesta contro l’austerity, in tutti i sensi.

In Europa ci sono stati grandi movimenti di lotta, a cominciare da Grecia Spagna e Portogallo, movimenti anche differenziati tra di loro. Come raccontano le esperienze della Grecia e della Spagna in parallelo c’è anche un movimento sindacale. In Portogallo, invece, a muoversi è stato il sindacato. In Italia abbiamo sofferto di una stasi molto particolare perché essendoci il Governo della maggioranza nazional-popolare, ovvero di unità nazionale, ci sono alcuni sindacati che addirittura collaborano con l’esecutivo e con i padroni. Dall’altro lato, la Cgil ha un atteggiamento un po’ particolare che di fatto agisce come un tappo rispetto alle mobilitazioni. E’ un fatto, per esempio, che le lotte in difesa dei posti di lavoro non sono state coagulate in momenti unitari. Da una parte la Cgil ha criticato il Governo Monti ma dall’altra non ha dato voce alle rivendicazioni dei lavoratori . La dialettica Pd Cgil è tale per cui si deve spingere sì ma non fino al punto di mettere in discussione Monti.

Insomma, una politica che danneggia invece che aprire uno sbocco.

Come “No Debito” siamo partiti con al centro una indicazione molto chiara: “No Monti Day”. Non solo una manifestazione sociale ma una precisa presa di posizione politica. In Italia bisogna pronunciarsi contro Monti e contro le politiche dell’Unione europea. Seconda questione, per cambiare le politiche di bilancio occorre dire no ai trattati. Nella piattaforma Ces questo non c’è. Trattati che richiedono precise riforme strutturali in cambio di interventi. Noi diciamo no a Monti e no al “montismo”, e anche no alle politiche dell’Unione europea. No, infine, ai trattati votati da Pdl e Pd.

Nel Paese sembra esserci un mix di indifferenza e mugugno da bar.

Con le pressioni e i ricatti la gente alla fine si è impaurita. Ma questo va messo anche in relazione con l’azione politica del Pd. Se le persone sono terrorizzate e ritengono che la via di salvezza è quella di tacere, il problema è che le forze che possono facciano da punto di riferimento per aprire una possibilità concreta di lotta.

Abbiamo detto “crisi costituente” questo vuol dire che nemmeno la politica ne uscirà indenne.

Siamo stati una coalizione di forze che si è messa insieme quattordici mesi fa perché c’era un vuoto politico e culturale di fronte alla crisi. Nella crisi si vanno riorganizzando le politiche e le istituzioni. Quando la Merkel ha chiesto nell’ultimo Consiglio europeo di accentuare le politiche di controllo gli hanno risposto che il fondo del barile è in vista. Il punto di fondo deve rimanere un salto di qualità nelle mobilitazioni. In Italia dobbiamo recuperare un gap. E se non metti al centro un attacco all’Unione europea non ne esci fuori. Le classi dirigenti non è che non stanno lavorando alla crisi costituente. Le loro belle armi le stanno affinando. Su questo il Pd ogni volta sembra parlare d’altro, di non rendersi conto che l’Europa di cui parla la cancellando.

La lotta dovrà avere necessariamente un orizzonte europeo.

C’è sicuramente molta rabbia e tensione nel paese perché le famiglie e i giovani sono assolutamente alla disperazione. Il punto è come far si che questa tensione che ognuno sente su di se stia insieme e venga scaricata in senso positivo parlando e discutendo. E da qui far nascere delle ipotesi di alternativa, che ci sono sicuramente; dal colpire le spese militari alla patrimoniale, dobbiamo fare in modo che si coaguli una risposta. Per far questo in Italia occorre anche avere uno scontro politico con la Cgil e con il Pd. E’ chiaro che stanno cavalcando e normalizzando. Infatti, da questo punto di vista non ho ben compreso perché il portavoce del Prc Paolo Ferrero sia andato alla manifestazione del 20 ottobre. Con questo non voglio dire che c’è un atteggiamento di opportunismo. Se con Genova c’è stato un fallimento è sicuramente in relazione al politicismo.

Un obiettivo importante e un percorso di lotta che sta dando ora i suoi frutti. Sarà dura…

Dobbiamo sapere che dobbiamo costruire delle lotte che intanto rendano possibile alle persone di sopravvivere e non lasciarle nell’isolamento. Le manifestazioni sono importanti perché si comunica. Sembra una banalità ma non è un argomento secondario. La gente si incontra alle manifestazioni e si scambia esperienze.

A novembre la lotta entrerà nel vivo anche in Europa…

L’appuntamento del 14 ben venga ma il punto è se quella giornata dice no al fiscal compact e al salvataggio delle banche. Dal 2007 le banche sono state salvate per 1.600 miliardi di euro. Stanno ricostituendo il potere delle banche e delle imprese in Europa. L’Europa democratica la si fonda se si dice no al Fiscal compact e quindi dire esplicitamente che quando si andrà al governo si rinegozierà tutto.

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