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“No Monti day”, in piazza a Roma chi rifiuta il predominio del mercato

Oggi è una giornata particolare. Ne scriviamo mentre mancano poche ore alla partenza del corteo che attraverserà Roma (Piazza della Repubblica alle 14.30 fino a P.zza S. Giovanni) e cercando di leggere fra le righe di quanto si sta muovendo nel Paese e che scientemente gran parte dei media occulta. La giornata è indetta da una molteplicità di soggetti, di reti, di forze politiche e sociali e a cui ogni giorno giungono nuove adesioni. Ma ridurla alla mobilitazione di un giorno è riduttivo quanto snobbarla in maniera pretestuosa definendola minoritaria e settaria. Basta guardarne intanto la composizione: avanti a tutti un gruppo di malati di Sla, la cui vita è messa a serio rischio, insieme alla possibilità di curarsi e di garantirsi una condizione decente di vita, dai tagli che verranno imposti alla sanità. A seguire uno spezzone rappresentativo dei soggetti promotori, quindi Usb, Cobas, Rete 28 Aprile, Comitato No Debito.
In questa area vasta trovano spazio coloro che stanno portando avanti vertenze nei luoghi di lavoro, sul territorio, su specifiche tematiche. Partecipano infatti i “No Tav”, il “Forum per l’acqua”, i “No ponte”, coloro che stanno tentando di opporsi alle grandi opere anche meno conosciute con cui ci si prepara a devastare intere aree del Paese. Un Paese già devastato da un mai affrontato dissesto idrogeologico su cui non si interviene, e in cui eventi naturali prevedibili o meno si trasformano in enormi sciagure con vittime innocenti. Anche persone colpite dagli ultimi eventi sismici hanno scelto di stare in piazza, evidentemente scontenti di come, per l’ennesima volta, anche i “tecnici” non si siano dimostrati all’altezza per affrontare i problemi sorti.  E insieme quelli che arrivano da fabbriche in crisi, esodati sbattuti nella nebbia dal ministro Fornero, storie individuali e collettive di uomini e donne che si ritrovano nel baratro proprio mentre il governo dei banchieri preannuncia successi e trionfi. E ancora i tanti e le tante che si son trovati costretti ad occupare una casa per risolvere il problema abitativo. È osceno come di fronte ad una bolla immobiliare pronta a scoppiare, le città siano piene di edifici disabitati e in vendita o con un affitto, spesso al nero, al di sopra della portata di una famiglia media, e le persone, spesso anche i bambini, debbano arrangiarsi in stabili, privi di servizi e perennemente con la minaccia di essere sgomberati.

Forte anche la presenza del mondo della scuola e dell’università, di studenti per cui il diritto allo studio diviene ogni giorno un privilegio riservato a pochi e di docenti su cui si abbattono controriforme che non ottengono altro risultato che il peggioramento della qualità della scuola. Studenti e professori che sono e si percepiscono sempre più parte di quel bacino del precariato perenne, condannati a elemosinare briciole di lavoro – altro che choosy – per sostenere il reddito familiare o per pagarsi al nero un monolocale. E ci saranno i collettivi di studenti medi – attaccati da tempo da forze neofasciste impunite – e universitari, che scenderanno insieme compatti, ci saranno i movimenti di “Roma anno zero”. Fra le forze politiche, oltre al grande sforzo sostenuto dal Prc che ha portato da tutta Italia – nonostante le enormi difficoltà economiche – migliaia di persone, si segnalano Sinistra Critica e il Pcl. Le altre forze che tante volte hanno mostrato contrarietà alle politiche del governo non hanno formalmente aderito ad eccezione di qualche personalità di enorme valore istituzionale come il sindaco di Napoli, De Magistris e dirigenti di Sel come Alfonso Gianni. Ma quale è e dove si colloca a questo punto la società reale? Quella delle mille vertenze che cercano una soluzione comune. Che hanno individuato nel Fiscal Compact, nelle misure di Austerity , nei tagli continui alla spesa pubblica, nella nefandezza delle politiche padronali, un avversario da contrastare ogni giorno.

Questa giornata può essere uno spunto propositivo per ritessere alleanze sociali e di classe, in grado di aprire fronti di dialogo e superare le differenze e i tentativi egemonici che spesso hanno indebolito i fronti di alternativa nostrani. Accade ad Atene, a Lisbona, a Madrid, a Parigi ed esistono forse le condizioni perché questo si possa determinare anche in Italia e non solo mediante una manifestazione. La scelta includente sembra voler premiare, nei social network capita frequentemente di captare i segnali di settori sociali che non intendono obbedire a chi consiglia di disertare la piazza, uomini e donne che a volte si riconoscono in un partito o in un sindacato ma che sempre più frequentemente si percepiscono come “cani sciolti”. Uomini e donne che cominciano ad avvertire distanti da se tanto la politica delle primarie, dei personalismi, delle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa quanto dell’estetismo populista che vorrebbe allontanare, con la scusa del “sono tutti uguali” dal conflitto e dalla politica. Liberi da lacci e lacciuoli, dai compromessi della politica politicante come da talune farneticazioni populiste, potrebbero rimettersi in marcia le generazioni che in questi decenni hanno provato a credere che “un altro mondo è possibile”. Con una condizione diversa rispetto a quanto avvenuto nel movimento altermondialista che da Seattle portò al G8 di Genova. La crisi, le motivazioni che la determinano, in gran parte previste da quel movimento, ha acuito una consapevolezza diffusa che se spesso non trova rappresentanza politica è ricca di proposta e di capacità progettuale. Le generazioni impoverite di oggi vivono sulla propria pelle l’impoverimento diffuso, cercano meno capri espiatori per fuorvianti guerre fa ultimi, vedono direttamente al potere le stesse mani che in sedi europee o mondiali definiscono i metodi raffinati per aumentare il profitto di pochi ai danni di molti. Un tessuto ancora lontano dal trovare forse capacità di riconnettersi e di accettarsi nella propria pluralità e soggettività ma che ha ben chiaro come le soluzioni imposte dalla Troika non consentiranno mai di uscire dalla crisi ma porteranno ad un avvitarsi nella spirale recessiva. Un tessuto radicale nei contenuti e nelle proposte, convinto di avere proprie soluzioni per la collettività, ben migliori di quelle prospettate dal sistema che permette la salvezza solo alle banche private e agli speculatori. Una condizione forse nuova e di cui ci vorrà tempo per comprendere la portata, ma basta sentire alcuni commenti, non solo fra gli attivisti più consapevoli ma anche fra la gente comune, per comprendere come qualcosa di strutturale si stia risvegliando dallo stato di torpore in cui si era caduti. Persone che riescono ad aggregarsi in realtà di base che si prefiggono obiettivi concreti o nel sindacalismo di base e meno ingessato dalle gerarchia burocratiche. Persone che chiedono partecipazione, mettono in campo competenze acquisite, in ambiti locali o tematici e non accettano contesti in cui tutto è già deciso in partenza, che si ribellano alla logica del talk show. E c’è quasi una schizofrenia positiva fra un apparente pessimismo da no future, che ricorda gli anni del punk  e una coscienza collettiva vero e proprio motore ancora non utilizzato al meglio.

In questa giornata e ancor più in questo percorso, i Partiti che hanno fatto parte del comitato promotore possono giocare un ruolo interessante e riacquistare anche un minimo di credibilità. Rifondazione Comunista ha creduto in pieno in questo percorso, ne ha accettato la complessità e la pluralità e si è messa in gioco sin dall’inizio, con la propria presenza alle riunioni di preparazione della manifestazione. Racconta Eleonora Forenza, della direzione del Prc:«Il percorso che acquista visibilità il 27 è solo alla prima tappa. Vogliamo fare assemblee in ognuna delle città da cui sono partiti i pullman perché questa occasione non deve divenire una cattedrale nel deserto. E poi – prosegue Forenza – stiamo costruendo connessioni a livello europeo, il comitato promotore che è composto da forze e da persone, si rincontrerà a Roma il 31 ottobre per darsi a breve ulteriori appuntamenti». Dal palco a P.zza S. Giovanni, - in realtà si tratta di un camion perché questo permette la politica militante – parla anche Paolo Ferrero che rispetto alle ragioni della crisi e alle modalità per affrontarla con un polo di sinistra di alternativa da costruire ha già numerose volte espresso le proprie opinioni. Ma nei giorni scorsi, di fronte al terrorismo mediatico con cui si è provato ad intimorire i partecipanti – la minaccia di disordini e di scontri – Ferrero aveva già avuto modo di rivendicare il diritto ad una manifestazione nonviolenta, pacifica e a volto scoperto, contro un governo di tecnici che se ne deve andare a casa. Anche le previsioni del tempo sembrano voler distogliere dalla partecipazione ad una manifestazione per cui si attendono centinaia di pullman da tutta la penisola e nonostante la contemporaneità di altri importanti eventi politici come le elezioni regionali siciliane. Ma chi ci dice che le previsioni del tempo non abbiano la stessa validità dei sondaggi elettorali?
Comunque vada il 27 ottobre si è aperto un sentiero che potrebbe divenire una grande strada. Forse è il caso che in tanti e in tante ci si prenda la responsabilità di percorrerla. Intanto, in piazza sono predisposti i banchetti per proseguire la battaglia referendaria in difesa dell’articolo 18 e per l’abrogazione dell’articolo 8 a cui si aggiungono i due quesiti per riportare alla giusta dimensione l’età pensionabile dei lavoratori e delle lavoratrici abolendo la controriforma Fornero. Anche campagne, come quella per il reddito minimo e quella in preparazione per l’abrogazione della legge 30 che impone la schiavitù del precariato, sono parte integrante di questo lungo percorso che separa chi si piega alle logiche e ai voleri del mercato da chi crede ancora nell’importanza di una società fondata su diritti.

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