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Dove ha preso i voti Grillo a Palermo: più da sinistra che da destra, più tra i delusi che tra gli astenuti

Il Pd cede un voto su quattro boom tra gli ex delle civiche ecco dove ha pescato Grillo

Il Cattaneo: decisivi i delusi, non gli astenuti

BOLOGNA — Grillo seduce i delusi

Nei partiti, ma non i disgustati dai partiti. L’analisi dei flussi elettorali nel voto siciliano, elaborata con la consueta tempestività dall’Istituto Cattaneo di Bologna, smentisce il punto d’orgoglio del MoVimento 5Stelle, rivendicato anche ieri dal suo eroe-portavoce Giancarlo Cancelleri: «Abbiamo portato alle urne gente che non aveva intenzione di votare». Non è così, e non solo per l’evidenza schiacciante dell’aumento generale dell’astensionismo.

TRAVASI FRA ELETTORATI

Andando a confrontare seggio per seggio l’andirivieni dei voti tra le comunali di primavera e le regionali di domenica (operazione possibile solo su ambiti territoriali limitati: qui, la città di Palermo), il Cattaneo dimostra che il partito anti-partiti ha costruito il suo strepitoso successo solo portando via elettori, appunto, dal carniere degli altri partiti, e non chiamando a votare gli astenuti storici e recidivi. Ma questo, paradossalmente, lascia ai grillini arrembanti un ulteriore minaccioso margine di crescita.

VOTI VERI E PERCENTUALI

In uno scrutinio in cui il pietoso velo delle percentuali sui votanti copre a fatica tracolli colossali nei numeri assoluti (il Pd ad esempio “vince” con quasi 250 mila voti in meno di quelli con cui perse alle regionali del 2008), i 5Stelle quintuplicano i voti reali rispetto alla modesta prestazione precedente: da 46 mila a 285 mila. Da dove viene questa valanga?

PIÙ DA SINISTRA CHE DA DESTRA

Non dall’astensionismo, dicono i calcoli del Cattaneo, dal cui serbatoio, curiosamente, solo Micciché tra tutti è riuscito a spillare qualche rivolo. Ma poco anche, contrariamente a quel che si è detto a botta calda, dal tracollo del Pdl: che pur perdendo i tre quarti dei suoi consensi (da 900 mila voti a 247 mila) cede a Cancelleri meno del 7% dei suoi elettori di maggio. I 5Stelle mettono assieme il loro gruzzolo soprattutto a sinistra, scippando poco meno di un elettore dell’ultrasinistra su tre, un elettore Pd su quattro, e poi un centrista su cinque, un dipietrista su sei, ma soprattutto facendo il pieno tra chi, alle comunali, si era disperso tra le effimere listerelle civiche, o aveva barrato solo il nome di un sindaco e non un simbolo di partito.

LE STERZATE DEI PARTITI

La protesta grillina insomma riscuote la delusione di chi era già dentro il gioco della rappresentanza, ed ha scelto di rimanerci: si è trattato più di un rimescolamento di preferenze che di un assalto dell’“antipolitica” alla politica. Il nuotatore Grillo raccoglie insomma i naufraghi caduti nel mare delle urne da barche andate a picco, o che hanno strambato paurosamente, cambiando radicalmente collocazione geopolitica e alleanze nel giro di pochi mesi. L’area di centro (Udc, Fli, Api), ad esempio, cede a Grillo il 21,8% del suo gruzzolo, e butta via nel pozzo dell’astensione il 33,3%. «L’elettorato in Sicilia è da sempre mobilissimo», commenta il direttore di ricerca del Cattaneo Piergiorgio Corbetta, «ma alcuni partiti sono riusciti a sbandare ancora più dei loro elettori, disorientandoli, e hanno pagato un prezzo alto».

E ALLE POLITICHE?

Impossibile chiedere a Corbetta una proiezione di questo voto sugli scenari nazionali: «Troppe variabili, dal sistema elettorale agli attori in campo: che farà Monti? E Berlusconi? ». Ma la singolare contemporaneità del successo grillino e dell’aumento dell’astensionismo apre scenari nuovi e tutt’altro che rassicuranti per i partiti tradizionali. Il Movimento 5Stelle è stato in grado di diventare forza politica di primo piano anche senza sfruttare il grande serbatoio del non-voto di protesta. Che però incombe gonfio come una diga minacciosamente fragile. Cosa accadrebbe se Grillo riuscisse a incrinarla?

LA DIGA FRAGILE DELLE ASTENSIONI

C’è un punto critico, che la scienza delle catastrofi conosce bene, dopo il quale le cose precipitano improvvisamente. A Parma in primavera è accaduto: tra il primo turno e il ballottaggio, migliaia di astenuti si sono convinti che “si poteva fare”, che era più efficace, per far male all’odiata politica, votare il candidato grillino che stare a casa, e Pizzarotti ha triplicato i voti in quindici giorni. Le dimensioni critiche raggiunte dal MoVimento in Sicilia potrebbero convincere gli astenuti incalliti che alle prossime politiche basterà una spintarella alla scheda per ribaltare il tavolo anche a Roma? «Questa volta non è accaduto », non si sbilancia Corbetta, «ed è un effetto più plausibile nei sistemi elettorali a doppio turno. Ma non è impossibile che accada».

MICHELE SMARGIASSI da Repubblica, MERCOLEDÌ, 31 OTTOBRE 2012

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Il 40% dei voti grillini vengono dalla sinistra 

L’analisi dei flussi da parte di Swg e Istituto Cattaneo. In valori assoluti il Pdl perde un terzo dei voti 

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ROMA Il 40 per cento degli elettori del Movimento 5 Stelle in Sicilia in precedenza aveva votato lo schieramento di centrosinistra. Invece, la parte maggiore degli astenuti proviene da ex elettori del Pdl. È quanto emerge da un’analisi del voto siciliano da parte dell’Istituto Swg in esclusiva per Agorà, su Rai Tre. Secondo il direttore dell’istituto, Roberto Weber, «se il Movimento di Grillo si attesta al 14,90 percento in Sicilia, in prospettiva, su base nazionale, può andare anche oltre il 22 per cento delle nostre ultime rilevazioni. Il Movimento 5 Stelle potrebbe diventare primo partito in Italia». Queste i flussi rilevati dall’analisi del voto. Il Ms5 prende il 40% dei suoi consensi dal centrosinistra, il 35% da chi si era astenuto in passato, il 25% dal centro-destra. Nel partitone degli astenuti è invece confluito il 37% di ex Pdl, il 27% di ex Pd, il 17% dell’Udc. I dati del campione intervistato dalla Swg sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e comune di residenza. Anche i ricercatori dell’Istituto Cattaneo di Bologna hanno elaborato una prima analisi sul voto in Sicilia. Con un primo risultato: l’astensionismo ha vinto e ha battuto tutti. Chi più chi meno, eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle, tutte le forze politiche sono state penalizzate dalla disaffezione dei siciliani. Il dato, secondo lo staff di ricercatori coordinato dal professor Piergiorgio Corbetta, non è tanto visibile analizzando i voti in percentuale, quanto prendendo in esame i voti validi, facendo un parallelo fra le regionali del 2008 e quelle di domenica. Il Pd, ad esempio, è passato da 505mila voti del 2008 a 257mila con un quasi dimezzamento dei consensi. Va addirittura oltre il dimezzamento l’area della sinistra radicale. Nell’area della sinistra l’unico partito che ha guadagnato è stato l’Idv, con 18mila voti in più: una magra consolazione, visto che i dipietristi non sono entrati nell’Ars, nonostante le aspettative dopo l’elezione di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo. Il collasso maggiore, tuttavia, lo ha avuto il Pdl, che ha perso quasi tre quarti del proprio elettorato passando da 900mila voti, a circa 247mila. L’unica lista che cresce è il Movimento 5 Stelle: nel 2008 la lista Amici di Beppe Grillo che non andò oltre i 46mila voti, che domenica sono diventati 285mila.

da Il Centro, MERCOLEDÌ, 31 OTTOBRE 2012

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