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All'ombra dei Fiorito. Il caso Lazio

I fenomeni di infiltrazione criminale nel territorio regionale del Lazio, sono ormai cosa conclamata. A dimostrarlo sono le numerose inchieste aperte su tutto il territorio regionale ed in particolar modo nella città di Roma ed in tutto il litorale pontino.
La particolarità agghiacciante, è nel fatto che c’è una sinergia tra mafie diverse come camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra. Ciò è vero per esempio sul litorale, dove in un’apparente pax mafiosa convivono ‘ndrangheta e camorra rappresentando un sistema di potere in grado di controllare il territorio.

Questa situazione composita non ha pari in altre zone del paese producendo l’effetto immediato di essere particolarmente efficace e pervasiva negli appalti e nella capacità di infiltrarsi all’interno di gangli vitali della pubblica amministrazione, soprattutto negli Enti Locali. Inoltre, come anche la Commissione parlamentare antimafia ha fatto emergere, il Lazio è considerato dalle grandi organizzazioni criminali internazionali un punto geografico nevralgico nel quale si può garantire la buona riuscita degli affari.

La stessa attività investigativa della Dia si sta sempre più concentrando sulle attività criminali dirette ad intraprendere il controllo occulto di diversificate attività imprenditoriali, usufruendo di collaudate reti di contatto tra imprenditori collusi ed esponenti di famiglie mafiose. Inquinando, in questo modo, il sistema economico attraverso una ben consolidata professionalità nei metodi di riciclaggio del denaro illecitamente guadagnato.

Questa attività di riciclaggio si traduce in una forte e ben radicata attività nel mercato immobiliare, un mercato fortemente condizionato dalla forza intimidatrice e finanziaria di cosche criminali che agiscono con spiccate capacità imprenditoriali e con una pervasività tale da rendere difficili se non impossibili l’adozione di tutti quei meccanismi che dovrebbero rendere impermeabile l’attività amministrativa alle infiltrazioni della criminalità. Tale forza si traduce nella capacità di accumulare immensi capitali finanziari ed immobiliari.

Ciò è il frutto dei cambiamenti rilevanti della criminalità organizzata nel territorio laziale in questi ultimi decenni. Tali cambiamenti hanno comportato una marcata differenza del tessuto criminale tra le province laziali. Nelle province di Viterbo e Rieti per esempio, l’influenza criminale è meno invasiva, ma si assiste ad un continuo inquinamento del territorio per la presenza di elementi di spicco di organizzazioni meridionali. A Roma si manifestano in maniera sempre più sofisticata sistemi di integrazione criminale che utilizzano le tecniche più raffinate e che si giovano  di tutte le potenzialità che il territorio metropolitano offre. Il tessuto economico–finanziario della città viene utilizzato per riciclare i proventi delle attività illecite in attività imprenditoriali e commerciali. La presenza mafiosa è finalizzata anche a condizionare i centri di potere politico e amministrativo al fine di raggiungere l’obiettivo di consolidare, radicare e rafforzare le proprie attività sul territorio.

Questo è il punto nevralgico che caratterizza il sistema di potere delle mafie nel Lazio e a Roma in particolare. Il punto è la forza che queste hanno in quella zona grigia di potere che è rappresentata dalla commistione tra politica-affari-mafia.

Questo sistema si ripercuote in modo negativo sul territorio perché il fine unico che lo muove è l’accumulazione di capitale, il rafforzamento della rendita parassitaria e l’emergere di una classe dirigente che non si preoccupa della collettività ma pensa esclusivamente all’arricchimento personale.

L’evidenza emblematica di tutto ciò è il caso Fondi nel sud pontino, come anche le numerose speculazioni edilizie in comuni come Ardea dove gli interessi loschi hanno trovato casa in un sistema di potere condotto dalla politica locale acconsenziente a tali interessi.

A Fondi è stata acclarata da una memorabile relazione prefettizia la capacità di infiltrazione del sistema mafioso all’interno dell’ente locale. È stato dimostrato come gli interessi convergenti e sinergici tra politica e mafia abbiano prodotto una delle più grandi devastazioni territoriali a livello di enti locali nel nostro paese. Oltre ad aver contribuito all’imputridimento del sistema economico locale totalmente inquinato dalle organizzazioni criminali calabresi e campane.

I due paradigmi, infiltrazione ed inquinamento, sono il termometro che misurano lo stato della malattia che questa realtà vive.
Infiltrazione perché ormai il sistema mafioso, i suoi gruppi dirigenti, hanno capito benissimo che governare la Cosa Pubblica e gestire senza controlli le immense risorse pubbliche vuol dire avere il controllo del territorio e, così, spendersi a livello internazionale nel panorama della globalizzazione del sistema criminale come organizzazioni in grado di fornire ben precise garanzie di affidabilità. Un’affidabilità che deriva appunto dal controllo del territorio e che ne identifica la forza costituente.

Ciò è possibile perché non si trova l’opposizione a questo sistema di potere che è sempre più forte anche perché gode di coperture trasversali e colluse come quelle rappresentate dalle eminenze grigie costituite dal mondo delle libere professioni, dalle istituzioni deviate e da un capitalismo corrotto che facilmente si prestano al servizio di costoro.

Poi c’è l’inquinamento sociale ed economico perché l’effetto del consolidarsi di questo sistema è la devastazione del territorio, l’emarginazione di quel tessuto produttivo rispettoso delle norme e del vivere civile. Ma a subire ciò è anche il mondo del lavoro che si trova in una condizione di sfruttamento e di negazione dei diritti ad un lavoro sicuro e garantito.

Detto questo, però, bisogna capire che in questi anni stiamo assistendo ad un ulteriore salto di qualità nella capacità invasiva delle mafie nel Lazio. A ciò sta contribuendo quel processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e di privatizzazione degli stessi che consente alle organizzazioni criminali di sfruttare una grande prateria sulla quale costruire un radicamento ancora più forte acquisendo pezzi importanti di tali imprese e consolidando il proprio sistema di potere.

Infatti, le infiltrazioni non possono più essere catalogate e derubricate soltanto agli appalti e ai lavori pubblici. Il punto è che, in sostanza, le aziende condotte da politici riciclati e avvezzi al mal costume ben facilmente possono essere condizionate se non governate occultamente dalle mafie.

Insomma, gli interessi economici sull’acqua e sul sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani sono giganteschi ed il più bel regalo che le mafie possono ricevere è quello di non dover più fare i conti con un sistema pubblico all’interno del quale le forze di opposizione e i pubblici dipendenti corretti potevano costituire un forte argine a tali interessi. Ma, al contrario, è sufficiente riciclare, attraverso un perverso sistema di nomine ben controllate, un personale dirigente e uomini politici che facilmente possono essere corrotti e piegati agli interessi criminali.

In questo sistema di potere, inoltre, non va dimenticato come anche il welfare locale sia importante al consenso che le mafie devono mantenere. Ecco che può accadere, nella politica locale, che le scelte  delle misure a sostegno delle fasce più deboli, vengano al contrario dirottate verso il cosiddetto esercito a sostegno dei gruppi criminali che agiscono sul territorio. Insomma, le infiltrazioni arrivano anche a condizionare quelle scelte di tipo sociale che dovrebbero favorire le classi più povere.
Questo è il sistema criminale nel Lazio e che oggi è pronto ad intervenire con forza nella prossima campagna elettorale portando le centinaia di migliaia di voti di cui dispone a favore di quelle forze politiche e di quelle lobbies in grado di garantire i suoi interessi.
Contro questo sistema occorre una forza politica che sappia coinvolgere le masse popolari convincendole del fatto che la buna politica è la risposta più efficace contro gli interessi criminali.

Insomma per fare questo occorrerebbe una Sinistra degna di questo nome.

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