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FINESTRA INTERNAZIONALE. Petraeus, due o tre cose che so di lui

Chissà perché mi è venuto in mente "Comma 22", il romanzo di Heller, quello del famoso paradosso che non consente nessuna possibilità di scelta. «Comma 21. L'unico motivo valido per essere esonerato dal fronte è la pazzia». «Comma 22. Chi chiede di essere esonerato dal fronte non è pazzo». Mi è venuto in mente seguendo le news del generale Petraeus, un gran pezzo di generale, uno di quelli che non devono chiedere mai, Comma 22. Per questo è offensivo ingiusto e umiliante, perdio, che uno come Petraeus, Generale senza se e senza ma, sia oggi su tutte le bocche per uno straccio di adulterio (colpa, del resto, da lui, Ufficiale e Gentiluomo, prontamente risarcita con confessione e dimissione urbi et orbi). 
Ma andiamo, un Petraeus! Uno che ha il sacrosanto diritto di essere noto e menzionato per ben altro! Ricordate la guerra "umanitaria" in Serbia-Erzegovina? Lui era lì da Comandante. Ricordate il Kuwait, 1991? Lui era lì da Comandante. Ricordate l'Iraq, operazione Desert Storm? Lui era lì da Comandante. Ricordate l'Afghanistan, operazione Enduring Freedom? Lui era lì da Comandante. Comma 22. Mai senza guerra, soprattutto se necessaria per portare civiltà e democrazia made Usa in Paesi "barbari" ma ricchi di petrolio. 
Una vita da numero 1 in mimetica, quella di David Petraeus, 61 anni, quattro stellette, oltre 40 decorazioni (tra le quali una Croce d'oro conferitagli dall'Arma dei Carabinieri), dottorato a Princeton, autore di manuali di strategia militare. Maniaco della forma fisica, è uno che sottopone i suoi uomini a esercizi e tirocinii implacabili; lui medesimo, raccontano, oltre che «sesso sotto la scrivania» con la Paula Broadwell del caso, ama sciropparsi tutte le mattine diversi chilometri di jogging (per la serie amore e ginnastica). 
Un tipico fegataccio di Generale: nel 1991 è ferito al torace durante un'esercitazione; nel 2000  si spezza il bacino saltando da un aereo; in Afghanistan è colpito da tumore ma proibisce a chiunque di far trapelare la notizia, teme che i talebani se ne avvantaggino (eh, il Comma 22...). E' anche un fissato della nuova strategia militare, secondo la quale non  basta uccidere e torturare, occorre ammansire e avvicinare la popolazione, tenendo conto di usi e costumi,   imparando, così dice ai suoi uomini, a «mangiare la zuppa col coltello» (tipica militar destrezza). 
Repubblicano, mentalità alla Tea Party, è un frequentatore assiduo della Casa Bianca ai tempi di Bush presidente, il quale lo ha in gran stima, arrivando a riceverlo, nel corso della guerra in Iraq,  anche una volta alla settimana. E' un numero uno, Petraeus, molto in vista, molto ambizioso (lo danno anche in corsa per un posto nell'amministrazione Bush); nel 2007 la rivista "Time" lo piazza tra i 100 uomini più influenti del mondo. Infatti Bush nello stesso anno lo ha nominato comandante in capo delle Forze Armate Usa in Iraq, in vista del famoso "surge". Il "surge", già. Vale a dire l'aumento consistente delle forze sul campo: decine di migliaia di soldati in più e un fiume di denaro a disposizione (per tutti i tipi di "lavori"). Vale a dire la guerra al suo grado più elevato, secondo il testo da lui medesimo approntato, il "FM.3-24", il manuale della dottrina Usa detta appunto COIN (Counter-Insurgency). 
Petraeus, appunto l'eroe del "surge". E il "surge" infatti lui lo applica alla grande anche quando, nel 2010, sbarca per la seconda volta in Afghanistan, alla testa di quel "US Center Command" che ha in mano la responsabilità strategica di tutta l'area medio-orientale (Iraq, Pakistan, Penisola Arabica, e parte dell'Africa compresi). Un "surge" molto pesante sia in termini di vite umane che di costi finanziari. Un "Surge" appunto alla Petraeus: diminuite le restrizioni nell'uso delle armi per i militari americani; via libera all'artiglieria e alle distruzioni di case e villaggi; aumento degli attacchi aerei (circa 3.500 in un solo mese); entrata in campo di carri armati ed elicotteri Apache; incursioni notturne delle Forze speciali triplicate; bande criminali dei Signori della guerra copiosamente finanziate e armate. 
Una strategia che secondo il gran generale doveva piegare gli afgani e convincerli a passare con i liberatori a stelle e strisce. Il risultato è un Paese disastrato, in balia della violenza e della miseria, pieno d'odio per tutto ciò che sa di made in Usa, Nato, Occidente. E Obama è furioso con lui, perché lo ha costretto a inviare altri 30 mila soldati e perché si ostina a boicottare ogni idea di ritiro «prima del 2014». Viene alfine sostituito e il 28 aprile 2011 è nominato capo della Cia a Langley, la sede dei servizi segreti più potenti del mondo, nonché del comando strategico che dirige e muove i killer volanti detti droni. E' durato poco più di un anno. All'improvviso (ma forse non troppo) il generale superstar cade giù, con fragorose dimissioni in diretta «causa adulterio», ma ben più causa inchiesta Fbi che lo scopre spione inaffidabile. A Bengasi, ora lo sanno tutti, il Consolato americano (quello che è stato assalito dai libici l'11 settembre scorso e dove sono rimasti uccisi l'ambasciatore Usa e tre addetti) non era un Consolato, bensì né più né meno che una base segreta della Cia. Ma quali altri "lavori bagnati" ha lasciato incustoditi la incauta Langley gestione Petraeus? Cadono le teste, alla Casa Bianca è allarme rosso, si capisce: ballano in giro trentamila email "inappropriate" (e non tutte trattano di sesso sotto la scrivania ...).

 

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