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Riforma elettorale, una legge truffa al quadrato

Come diceva Paolo Rossi: «Era meglio morire da piccoli che vedere queste cose da grandi…». Siamo, infatti, al compimento di una mutazione antropologica; ben oltre che politica. Stiamo parlando di cose serie: la formazione della rappresentanza parlamentare. Ebbene, al di là di ogni mistificazione, è evidente ed esplicito che il Pd (e, con esso, tutti i soggetti che si sentono organici al centrosinistra) desideri ossessivamente, minacciando fuoco e fiamme, aspri ostruzionismi (perché non lo fa anche sugli ”esodati” per esempio?) una legge elettorale che è di gran lunga, sul piano politico e tecnico, peggiore e più autoritaria della “legge truffa”. Ricordate? Quella legge contro cui il Pci (a cui Bersani incautamente ed immotivatamente dice di ispirarsi) agì e vinse una battaglia importante. La campagna di massa e parlamentare delle sinistre contro la “legge truffa” fu paradigma di una concezione dell’impianto costituzionale in senso proporzionale, punto d’arrivo e, nello stesso tempo, rilancio del rapporto dialettico istituzioni/movimento. Ora, non a caso, Bersani, Vendola, Nencini (in nome della governabilità) desiderano fortemente una legge elettorale cucita su misura sui sondaggi (non è incredibile il degrado istituzionale?), che porterebbe al risultato paradossale che una forza che rappresenta poco più del venti per cento governi con sicura baldanza, senza porsi problemi. 
Bersani, se potesse farlo senza offendere il buon senso civico, urlerebbe a destra e a manca che vuole conservare il “Porcellum”. Ma è bene si sappia che vi è una saggia sentenza della Corte Costituzionale, che pretende il raggiungimento di una soglia minima di voti per poter acquisire il premio di maggioranza. 
Colossale ipocrisia! Altro che “stabilità” e “governabilità”! Ma si può ridurre a calcoli di bottega, di puro potere (personale e familistico e clientelare) la formazione di una legge, come quella elettorale, che dovrebbe essere la normativa, equa ed alta, che regola la formazione della rappresentanza nel rispetto della sovranità popolare? Di conseguenza, si può ridurre la sede parlamentare, che della sovranità è costituzionalmente espressione, a simulacro di una democrazia costituzionale ormai così flebile e sfibrata. 
L’effetto potrebbe essere sempre più devastante, stringendo la rappresentanza nella tenaglia tra tecnocrazia totalizzante e reazione popolare di stampo peronista. Anche noi siamo in ritardo. Occorre riflettere pubblicamente (anche con una campagna di massa) sulle cause della degenerazione del sistema di democrazia rappresentativa, di cui il "Porcellum” è l’espressione estrema, ma non unica. Tocca a noi (che a quella deriva maggioritaria presidenzialista ci siamo sempre opposti) denunziare il fallimento di una trama che è cominciata per lo meno nel1993, quando D’Alema, Veltroni ed ex Pci vari parlarono di “democrazia governante”, che contraddiceva la “democrazia organizzata” dell’impianto costituzionale. Ricorda giustamente Azzariti che Romagnosi, uno dei primi teorici del costituzionalismo italiano,'scrisse: «La teoria dell’elezione altro non è che la teoria della Costituzione». Non a caso la legge Acerbo nacque in un contesto autoritario; non a caso, all’indomani della Resistenza apparve naturale il ritorno al proporzionale; e, nella fase della ”guerra fredda” e della “conventio ad excludendum” contro il Pci e le sinistre la Dc (e il capitale) tentò di varare la “legge truffa”. 
Oggi ci risiamo: il Pd vuole un accentuato bipolarismo, alte soglie di sbarramento e larghi premi di maggioranza; cioè una legge molto peggiore di quella che Pci e sinistre combatterono e sconfissero. La politica arretra, così, sotto il dominio dell’economico. Il quale si chiama, oggi, Fiscal Compact, pareggio di bilancio in Costituzione ecc. Che pretendono assolutismo liberista, democrazia senza partiti e sindacati conflittuali. Il Pd è diventato il partito che, anche attraverso la legge elettorale, pretende di decidere chi, a sinistra, è omologato (e, allora, lo integra) e chi, invece, vuole rimettere radicalmente in discussione i trattati europei (soggetti politici che, allora, tenta di emarginare). E’ anche questo il senso profondo di una lista alternativa e, soprattutto, della ricostruzione della sinistra anticapitalista.   

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