Martedì 18 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento 16:26
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Profumo, degno erede della Gelmini
«Come a tutti, anche a me il superamento di Berlusconi non mi ha lasciato così disperata - dice Gianna Fracassi a Ombrerosse - ma in quelle condizioni un governo tecnico, non eletto, che non deve rispondere a nessuno, mi preoccupava. E quello che è accaduto lo conferma, tra governo e maggioranza c'è una forma di ricatto, per lo meno i primi mesi così è stato. Infatti è passato di tutto». Gianna Fracassi, della segreteria nazionale Flc-Cgil, il più grande sindacato della scuola con oltre il 30% raccolto alle ultime elezioni per le Rsu, commenta un anno di governo tecnico. Un anno di Francesco Profumo al Miur di Viale Trastevere.
Francesco Profumo, 59 anni ligure di nascita, torinese d’adozione, rettore del Politecnico di Torino dal 2005 e, dall’estate 2011 è anche presidente del Consiglio nazionale di ricerca, nominato dalla ministra Gelmini di cui, alcuni mesi dopo prenderà il posto. Il suo nome era stato tra i candidati del centrosinistra per il sindaco di Torino, ipotesi tramontata anche perché Profumo voleva essere espressione della società civile e non dei partiti. Ma il destino lo ha tramutato in un tecnico, espressione di quella società “incivile" fatta di banche, finanzieri, imprenditori che lui, membro dei consigli di amministrazione di Telecom e Pirelli, non disdegna affatto.
Nel 2009 al Working Capital Camp di Torino, Profumo ha lanciato una provocazione: «L’università non insegna a diventare imprenditori. L’Italia è un paese un po’ grande e un po’ vecchio che non riesce a sfruttare a pieno l’età migliore dei suoi giovani».
Quanto ha aperto ai giovani in questo anno di governo? Praticamente nulla visto che uno dei rari parti è quel concorsaccio, contestatissimo, che punta alla regolarizzazione di 11mila precari ma vi si sono iscritti già in 320mila. E tutti, rigorosamente, non giovani, almeno non giovanissimi. Impossibile per i neo laureati e con una serie di meccanismi - «che lui evidente non conosceva», aggiunge Fracassi - che ammettono solo chi ha conseguito già l'abilitazione, anche più di una e che, evidentemente, non avrebbe dovuto aver bisogno di un ennesimo concorso. Età media dei 320mila, una città grande come Bologna: 38 anni.
E' un ministro degli annunci questo Profumo: «Quanto parla», conferma Fracassi, «molte parola spesso senza seguito. Se dovessi fare un bilancio sarebbe certamente negativo. L'unica cosa positiva è la definizione di organico funzionale inserita, su nostra proposta, nel decreto sviluppo, per superare un sistema che sta determinando tagli». L'organico funzionale sulla base del Pof , il piano di offerta formativa, dovrebbe mantenere stabile l'occupazione nelle singole scuole per almeno per tre anni ma non è stato mai finanziato. Le magre risorse che promettevano diecimila posti sono scomparse nelle varie fasi di elaborazione del decreto.
Insomma è un ministro in piena linea di continuità rispetto ai tagli dei suoi predecessori: 182 milioni in meno per il comparto tra spendig review e legge di stabilità. «E si è tentata l'operazione gravissima di quantificare il taglio attraverso l'innalzamento dell'orario per i docenti delle superiori - spiega ancora la segretaria Flc - ma questo taglio dava un risparmio di 700 milioni che lui voleva dirottare in un fondo non ben precisato per l'edilizia». Ma avrebbe rispedito a casa 35mila precari storici che già fanno scuola. Al momento in cui scriviamo questo pericolo sembra scampato o, almeno, rinviato al prossimo contratto nazionale. «Profumo è quello del concorso epocale, dopo la Gelmini della riforma epocale. In realtà non c'è progetto - conclude Gianna Fracassi - c'era necessità di rimettere insieme i cocci e invece... anzi, un progetto c'è, ma è un progetto a sottrarre».
Intanto, mentre si continuano a tagliare le risorse destinate alla scuola pubblica, i deputati del Pd si preoccupano di rendere effettivo il finanziamento di 223 milioni di euro alle scuole private con un emendamento alla legge di stabilità, approvato mentre Ombrerosse va in rete, dalla commissione bilancio della Camera, che esclude questi fondi dal patto di stabilità degli enti locali. Una beffa all'indomani delle grandi manifestazioni degli studenti per la difesa della scuola pubblica e a pochi giorni dalla denuncia dei rappresentanti delle province, che hanno espresso le loro difficoltà a garantire servizi come il riscaldamento nelle scuole pubbliche.
Anche gli studenti universitari sottolineano il carattere di continuità del ministro Profumo. «Ha continuato le politiche della Gelmini - segnala Luciano Governali, romano, di Atenei in rivolta, un coordinamento di collettivi studenteschi - ha continuato, ad esempio, i tagli e il finanziamento dei programmi di merito ed eccellenza. Solo per la Sapienza si tratta di un affare da quasi 20 milioni di euro per costruire la scuola d'eccellenza che abbiamo occupato alla vigilia del No Monti day. Ma, cosa gravissima, Profumo ha liberalizzato le tasse: ogni ateneo, in teoria, non potrebbe incassare più del 20% del proprio bilancio sotto forma di tasse ma Profumo ha abolito quel tetto per i fuoricorso che sono la maggioranza degli studenti, sono studenti lavoratori, grazie alle politiche liberiste degli ultimi anni».
Corsi che chiudono, biblioteche che chiudono, il paesaggio delle università risente della stretta sui fondi. «Resistono, per orgoglio, i dipartimenti invitati in queste settimane a diminiuire i corsi, soprattutto quelli delle facoltà umanistiche, gli insegnamenti e l'offerta formativa - continua Governali - e quest'anno i Cda si stanno stravolgendo perché Profumo sta garantendo la “riforma" Gelmini dei Cda. I consigli di amministrazione delle facoltà sono ormai aperti ai soggetti privati, esterni all'Accademia, e centralizzano la spesa. Dunque i dipartimenti non hanno più autonomia di spesa per i corsi, le borse di studio e i dottorati. Ormai sono cda di un'azienda a tutti gli effetti».
L'unica apertura di Profumo è di questa natura. Già alla vigilia del suo ingresso a Vialte Trastevere aveva promesso la condivisione dei laboratori del Cnr con le aziende. E a chi si oppone il governo racconta la parabola dei lacrimogeni.
 
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi