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Con Patroni Griffi dalla padella alla brace
Il milione di lavoratori di scuola, università e ricerca va a comporre il popolo del pubblico impiego, 3 milioni di persone circa, fatto di impiegati di ministeri, enti locali, sanità. Anche su questo versante il bilancio è composto di continuità e salti di qualità già in atto e a venire. Di famiglia aristocratica napoletana, figlio di magistrato e parente del regista Giuseppe Patroni Griffi, il successore di Renato Brunetta al ministero della Funzione pubblica, è stato Presidente di sezione del Consiglio di Stato, Capo dell'Ufficio legislativo del Ministero della funzione pubblica con i ministri Cassese (governo Ciampi), Motzo (governo Dini), Bassanini (primo Governo Prodi, Governo D'Alema II e secondo governo Amato) e Franco Frattini, poi è stato inoltre Capo di Gabinetto del Ministro per le Riforme Istituzionali Giuliano Amato, nel Governo Prodi, capo di gabinetto della Funzione pubblica con Brunetta (quarto governo Berlusconi) e capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio nel secondo Governo Prodi. Chi poteva aspettarsi sfracelli di discontinuità da uno come Filippo Patroni Griffi?
«Il giorno che s'è insediato ho pensato che finivamo dalla padella alla brace non perché non fossi contento per la cacciata di Berlusconi ma perché sapevamo benissimo chi fosse Monti», dice Massimo Betti, dell'esecutivo nazionale dell'Usb-pubblico impiego mentre nel comparto si danno i numeri: quelli degli esuberi annunciati. Una mossa che spazza via almeno seimila persone dal posto di lavoro. «E sono solo i dipendenti degli enti centrali, dei ministeri - avverte Betti - perché quando metteranno mano agli enti organizzati nei territori, comuni, regioni, Asl, servizi territoriali, allora il salto di qualità sarà triplo».
In quelle che l'Usb considera «finte relazioni sindacali per tentare di dimostrare che esiste un tentativo di concertazione ai sindacati più compiacenti, ma in cui non si decide nulla» - non s'è mai discusso del taglio di posti di lavoro nei territori nemmeno all'unico tavolo animato anche dalla conferenza delle regioni e dall'Unione delle provincie, «perché in questo governo non si decide nulla. Solo Monti e Grilli, il suo ministro dell'Economia. Nei fatti, Patroni Griffi continua a fare il capo di gabinetto, come un pupazzo col suo ventriloquo», continua Betti.
Il taglio del 10%  delle piante organiche è molto perché col governo tecnico anche tutti i lavoratori pubblici sono ormai sotto il ricatto del licenziamento, della mobilità e hanno il contratto nazionale congelato fino al 2018, grazie alla manovra di luglio peggiorata da questo governo. La legge di stabilità, infatti, blocca la vacanza contrattuale, ossia l'adeguamento al tasso di inflazione progragrammata dei salari, cioè venti euro di aumento, il costo di una pizza.
E il futuro, in questo quadro, non promette nulla di buono. All'orizzonte i lavoratori statali possono già intravedere: «Il ministro ci teneva tantissimo a sponsorizzare la pensione integrativa. Siamo vicini a un ulteriore tentativo dello scippo del Tfr sventato nel 2009». In pochi sanno che i sindacati concertativi - dalla Cgil all'Ugl hanno già firmato l'accordo e nominato coi datori di lavoro i cda dei nuovi fondi pensione - sindacalisti o ex assessori - «che prendono soldi per gestire scatole vuote che cercheranno di riempire con i nostri soldi - conclude Betti annunciando “la ciliegina sulla torta" - stanno per mettere in pratica il taglio della democrazia sindacale anche nei posti di lavoro, il modello Pomigliano».
 
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