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Prc Umbria: “Dopo il 14 novembre passiamo dalle parole ai fatti: ripartiamo dalla Vertenza Umbria”

Il successo del grande sciopero europeo del 14 novembre è la più significativa denuncia del fallimento delle politiche neoliberiste che i governi del nostro continente continuano scelleratamente ad imporre alla popolazione; una denuncia che in Italia ha visto manifestare centinaia di migliaia di studenti, lavoratori, precari, disoccupati e pensionati, uniti nel dire no all’austerità e nel voler far pagare la crisi a chi l’ha causata.

Ad aver manifestato è stato quel Paese reale che i grandi media cercano di nascondere, derubricando la ripetuta repressione messa in atto dal Governo delle manifestazioni del disagio sociale ad un mero fatto di cronaca. Ancor più vergognoso che le forze politiche responsabili dell’austerità, facendosi scudo degli scontri, tacciano delle ragioni della piazza; meglio la Merkel, che da vera padrona ha trovato il coraggio anche il giorno dello sciopero di dire che bisogna far capire ai sindacati la giustezza delle politiche finora attuate, le stesse che nell’Unione Europea hanno portato a più di 25 milioni il numero dei disoccupati.

A questo muro di gomma si può rispondere solo ripartendo dai territori, al fine di operare un’autentica unione delle lotte e costruire l’alternativa politica ed economica al neoliberismo. Terni, città operaia, è doppiamente messa in ginocchio dalla crisi: oltre agli effetti dei tagli indiscriminati agli enti locali e dell’inasprimento della pressione fiscale sulle classi popolari, nel territorio si manifestano con maggiore gravità sia la drammatica assenza di politiche industriali, mentre ad esser garantiti sono solo gli interessi delle multinazionali, sia la volontà del governo Monti di operare una ristrutturazione dei poteri in senso antidemocratico. Ne è un esempio l’incertezza sulle sorti dell’acciaieria, dei suoi impianti, dei suoi lavoratori, mentre a Bruxelles Thyssen e Outokumpu brindano alla fusione; ne è un esempio l’abolizione della Provincia, che mette di fatto in discussione il ruolo della città nella Regione, determinando la cancellazione di importanti servizi e un’ulteriore perdita di posti di lavoro.

Occorre ribaltare questo processo di smantellamento della nostra società, ripristinando le fondamentali regole democratiche; le oltre 200 firme da noi raccolte a Terni, durante la manifestazione, per i referendum a difesa dei diritti del lavoro e contro la riforma Fornero delle pensioni, che innalza l’età pensionabile a 70 anni, stanno a dimostrare la domanda della popolazione di un’autentica autonomia delle forze di opposizione e del sindacato dal blocco di potere che sostiene Monti.

La proposta di aprire la Vertenza Umbria significa appunto reagire ad un disegno che ci condanna al declino economico, sociale e culturale; significa unire le forze politiche e i sindacati nel chiedere al Governo precisi interventi per tutela del lavoro e dell’economia in Umbria, per rivedere i Patti Territoriali, per determinare nuove linee di sviluppo economico, per contrastare le delocalizzazioni e per inaugurare una nuova stagione di intervento pubblico nell’economia.

Solo su queste basi si potrà garantire non solo il mantenimento l’integrità del sito siderurgico ternano, comprensivo del Tubificio, e i suoi livelli occupazionali, ma una vera politica industriale per tutta la nostra Regione. Per questo riteniamo che sia urgente l’apertura di un confronto fra le forze che sostengono la necessità di porre in termini vertenziali il rapporto con questo Governo, lavorando insieme perché la domanda di cambiamento trovi risposta.

16-11-2012                                                                                                                                  

Luciano della Vecchia, Segretario Regionale del PRC dell’Umbria

Angelo Morbidoni, Segretario Provinciale del PRC di Terni

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