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Sabato 24 i terremotati della Bassa scendono in piazza per chiedere diritti
Sabato 24 novembre alle 15 a Mirandola (Modena) il comitato “Sisma.12 - Ricostruiamo la bassa dal basso” organizza la prima manifestazione delle popolazioni colpite dal sisma in Emilia con l’obiettivo di chiedere il 100% delle risorse necessarie alla ricostruzione. In vista di questo appuntamento Controlacrisi intervista uno dei portavoce del Comitato: Sandro Romagnoli.

Perchè questa manifestazione?
Le rare volte che i mass media parlano dell'Emilia raccontano di una regione in cui i laboriosi emiliani ce l'hanno fatta da sé: scuole avviate, aziende e negozi riaperti, moduli abitativi in arrivo.
Ci piacerebbe fosse così: la realtà è che in Emilia non c'è proprio niente di risolto.

Cioè qual’è la realtà che vivete?
Una realtà in cui alcune grandi imprese delocalizzano dopo che i loro capannoni sono crollati come castelli di carte, le piccole imprese non riescono a ripartire e mettono in cassa integrazione i lavoratori, i campi della protezione civile hanno chiuso per lo più dopo il 20 ottobre spostando le persone a vivere in alberghi fino a 80 /90 km dai luoghi dove lavorano o studiano, mentre le case sfitte sono poche e in parte in mano a palazzinari che le tengono vuote in attesa di non si sa cosa (forse della possibilità di rincarare gli affitti?): ecco la realtà emiliana.

Il governo si vanta di aver stanziato molti soldi, è davvero così?
Il conto di quanto manca è presto fatto: già i primi di giugno la Protezione civile ha stimato danni per 13,2 miliardi di € (alla fine i danni saranno sicuramente di più) mentre ad oggi ne sono stanziati complessivamente 9,3: ne mancano 3,9, circa il 30%, ed è inaccettabile che questa differenza sia colmata dai cittadini.

E questo come si traduce nella ricostruzione?
La naturale conseguenza è che gli emiliani sono i primi terremotati d’Italia la cui ricostruzione non è sostenuta integralmente dallo Stato. Ci hanno promesso un rimborso dei danni fino all’80% che nella pratica si traduce per molte tipologie abitative in un rimborso che oscilla tra il 50 e il 60% del costo di ricostruzione. Questo obbliga le famiglie meno abbienti a consegnarsi in mano alle banche o a rinunciare alla ricostruzione.
Ma questa presa di posizione del Governo deriva dalla volontà di chiamarsi fuori, d'ora in avanti, da qualunque conseguenza derivante da terremoti, inondazioni, frane, alluvioni scaricandone i costi sui cittadini che dovrebbero accollarsi anche una assicurazione privata obbligatoria a tutela della propria casa.
Questa intenzione è espressa chiaramente nel DL 59 varato dal Governo il 15maggio di quest'anno
e riaffermata dalle dichiarazioni fatte da Gabrielli nei giorni scorsi.
In pratica l'Emilia funge da banco di prova per l'Italia intera; quello che oggi è un problema nostro, diventerà presto un problema di tutti.

A gran voce è stata chiesta una proroga fiscale, ma il governo non ne vuole sentire parlare. Com’è la situazione?
Per il governo il terremoto è solo una seccatura economica. Monti vuole le tasse tutte e subito e l’unica concessione fatta è la possibilità di chiedere un mutuo a tasso zero per pagare le imposte (cioè indebitarsi con le banche per poter pagare immediatamente le tasse).
La cassa integrazione è esplosa toccando la cifra record di 33mila lavoratori coinvolti, il 68% delle imprese ha subito danni diretti ai fabbricati ed il 66% danni indiretti. Noi pretendiamo l’esenzione delle tasse almeno per 1 anno, come già fatto in altri casi analoghi, in modo da far ripartire le aziende e dare respiro ai cittadini.

Cosa vi aspettate dalla manifestazione del 24 novembre?
Ci aspettiamo che emerga l’Emilia vera. Perché siamo intenzionati a rimboccarci le maniche non solo per lavorare, ma anche per pretendere ciò che ci spetta. A chi vuole trasformare questo terremoto in un’occasione di spopolamento del territorio attraverso leggi e ordinanze che impediscono ai meno abbienti di ricostruire, a chi vuole trasformare questa tragedia in uno strumento di selezione di classe noi rispondiamo che non ci stiamo!

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