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Humus, semi e giardinieri
Il suolo ha perso il suo manto e i re guaritori sono tornati ad Avalon da tempo. Diecimila anni fa in alcune regioni del mondo cominciò un'era nuova per l'umanità, non più nomadi cacciatori ma agricoltori stanziali. Una lenta transizione avvolta nel mito dell'antenato maestro, storicamente agita dalle donne raccoglitrici. Domesticate alcune specie selvatiche, create varietà. Un lavoro d'ingegno che ha prodotto un patrimonio agroalimentare ricchissimo. Dalle innumerevoli varietà di patate andine alla frutta degli orti medicei rinascimentali dipinta da Bartolomeo Bimbi. Dalla fine del Settecento le tecniche cambiano. Riscoperta di saperi dimenticati, nuovi attrezzi e il guano del Perù (una scoperta di Alexander von Humboldt) poi la Rivoluzione industriale in ascesa informa anche l'agricoltura. Franklin Hiram King, professore di scienze naturali negli Stati Uniti, decise di lasciare l'università in polemica con il suo capo che non riteneva importanti le proprietà chimiche e fisiche del suolo per la coltivazione. Viaggia in Asia per capire la permanenza nel tempo di tre grandi civiltà millenarie, Cina, Corea e Giappone. «Farmer of Forty Centuries», pubblicato nel 1911, conferma la sua ipotesi: il successo dipendeva dall'aver conservato la fertilità del suolo. King influenzò sir Albert Howard, botanico imperiale in India dal 1905. Nei 25 anni seguenti al contrario degli altri funzionari inglesi sicuri della bontà delle tecnologie occidentali osservò ed apprese il modo di coltivare tradizionale indiano che utilizzò poi nell'Istituto di ricerca creato da Lord Curzon e come consigliere del raja di Indore, convinto che se il suolo è in buona salute può difendersi dalle malattie con successo. Per questo il ruolo dell'humus è centrale e per mantenerlo bisogna restituire al suolo i residui animali e vegetali, la «legge del ritorno» appresa dai contadini. Il suo fertilizzante naturale, il composto indore, verrà adottato in Gran Bretagna negli anni Quaranta dalla Soil Association per la coltivazione organica. Ma già i padri dell'agricoltura chimica, lo scienziato tedesco Justus von Liebig e l'imprenditore inglese John Bennet Lawes, raccomandavano di non abbandonare l'uso del letame e Darwin scrisse un piccolo saggio sul ruolo benefico del lombrico. In soli 150 anni le tecnologie chimico-industriali, il commercio e la ricerca totalizzante del profitto hanno ridotto drasticamente il millenario patrimonio agroalimentare, perso per il 75%, ed eroso l'humus: materia oscura, strato «incompreso» del suolo che dona fertilità, residuo finale di un intrico di foglie e carcasse di piccoli animali, letame, rametti, aghi e microrganismi (William Bryant Logan, La pelle del pianeta, 2012). Nel «Signore degli anelli» Galadriel, la regina degli elfi, dona a Sam, hobbit giardiniere, un sacchettino di terriccio elfico con cui potrà risanare la Contea devastata da Saruman, servitore dell'Oscuro Signore: foreste tagliate per le fucine industriali, fumi inquinanti, abitanti impauriti e depressi. Sam, «l'eroe che riporta la vita dalla morte» (Wu Ming 4, L'eroe imperfetto), farà rifiorire la Terra-di-mezzo tanto amata dai piccoli uomini che mangiano funghi, bevono birra e fumano erba-pipa mentre raccontano storie
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