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Occupy lascia Wall Street e «combatte» contro l'uragano
BROOKLYN /UNA RETE DI VOLONTARI IN AZIONE
Il primo novembre il Cafecito Bogotá, a Greenpoint, Brooklyn, regalava minestra di lenticchie e zuppa di pollo a tutti coloro che erano stati colpiti dall'uragano Sandy. Il Cafecito si trova a soli due isolati di distanza dalle inondazioni che hanno colpito il quartiere di Brooklyn che si affaccia sull'East River, al confine con il Queens. Il locale non ha subito interruzioni di corrente, né è stato invaso dall'acqua, e per ricambiare, ha servito zuppa calda a più di 50 persone.
«Viviamo in questo quartiere, e ci siamo sentiti in dovere di aiutare quanti sono in difficoltà». Come il Cafecito Bogotá a Brooklyn, altre centinaia di persone a New York hanno deciso di rimboccarsi le maniche a seguito dell'uragano Sandy. Un pizzaiolo nel Lower East Side regalava pizza, un uomo nell'East Village utilizzava la sua bicicletta per produrre corrente e permettere ai passanti di caricare i cellulari. La stessa cosa hanno fatto le banche di Manhattan, accogliendo i newyorkesi che non sapevano dove ricaricare computer e telefoni mobili.
I newyorkesi hanno risposto prontamente alla forza distruttiva dell'urgano, mobilitando una rete di volontari che, assieme ai soccorritori della polizia, pompieri e esercito, sta cercando di rimettere in piedi la città che non dorme mai. La più significativa è guidata da Occupy Wall Street, il movimento di protesta popolare nato nel settembre 2011 e spesso criticato per non essere riuscito a ottenere nulla suo piano politico. Ma sul piano sociale, Occupy ha creato una rete di supporto per molti disoccupati e senzatetto, soprattutto giovani. E nel caso dell'uragano Sandy, Occupy ha sfruttato la serie infinita di conoscenze per attivare volontari, portare aiuti dove i soccorsi tardavano. «È un'evoluzione naturale del nostro lavoro di supporto alle comunità» dice Justin Wedes, uno dei fondatori di Occupy. Pronti all'arrivo dell'uragano, il movimento ha creato Occupy Sandy, un network di volontari che insieme ad altri gruppi come gli ambientalisti 350.org e Recovers.org è entrato in azione a a Red Hook, Chinatown, Lower East Side, Astoria, Staten Island e Far Rockaway, quartieri e località di New York dove la furia di Sandy si è fatta pesantemente sentire. Decine di chiese e scuole sono state convertite in centri di raccolta cibo, acqua, vestiti, pile, batterie e torce. Sono state attivate linee telefoniche espressamente dedicate al soccorso o a quanti volessero diventare a loro volta volontari.
A Red Hook, il quartiere di Brooklyn che dà sulla baia di Manhattan, l'intervento di Occupy è stato fondamentale per prestare aiuto alle case popolari senza corrente. I residenti si sono lamentati del ritardo dei soccorsi, necessari per pompare l'acqua dalle strade e dalle cantine dei palazzi, affermando che per adesso l'unico aiuto ricevuto è stato quello della Red Hook Initiative, un gruppo locale associato al movimento di Occupy. Hanno portato acqua, cibo e torce, soprattutto agli anziani bloccati ai piani alti senza l'uso dell'ascensore. Il supporto di Occupy è stato fondamentale anche a a Far Rockaway, località di mare del Queens, totalmente distrutta dall'uragano. 
Altro grande problema è stata la gestione dei rifugi che il comune ha messo a disposizione dei 375 mila newyorkesi che hanno dovuto evacuare le zone a rischio inondazione. Il sindaco Michael Bloomberg ha provveduto alla creazione di 70 rifugi per coloro che non potevano essere ospitati in quartieri sicuri da parenti o amici, ma non sono stati abbastanza. Occupy è servito anche in questo ad aiutare quanti avevano bisogno di un tetto. Eliza, una donna che vive nell'Upper West Side, si è rivolta a loro dopo aver contattato inutilmente municipio e Croce Rossa per dare disponibilità di due camere da letto in casa sua. «Non è un atto di carità», precisa Wedes «Ma un modo per ricostruire la comunità».
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