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Governo e industria, Berlino e Parigi in azione Roma immobile
In Italia la crisi dei grandi gruppi, dalla Fiat auto alla Riva-Ilva, è una presenza incombente nelle cronache economiche. Da Germania e Francia vengono invece notizie, sui settori dell'auto e dell'acciaio, che mostrano la possibilità di politiche diverse (...). In Germania il gruppo Volkswagen ha annunciato che nei prossimi tre anni investirà 50,2 miliardi di euro nel mondo, oltre a quanto previsto per la Cina, paese nel quale gli investimenti saranno pari ad altri 14 miliardi di euro in quattro anni. L'iniziativa del gruppo è concepita nel quadro di un aggressivo piano che mira a conquistare nei prossimi anni il primato mondiale delle vendite nel settore, primato che la casa tedesca dovrà cercare di strappare alla Toyota e alla General Motors, mentre anche la Hyundai-Kia sta varando grandi progetti con ambizioni simili.
La Volkswagen non mira solo ad aumentare la capacità produttiva e il numero dei nuovi modelli (ne sono comunque previsti circa 140 nei prossimi due anni, una cifra strabiliante), ma anche, se non soprattutto, a far fare un salto in avanti tecnologico agli impianti e a portare alla riduzione dei consumi e dei livelli di inquinamento delle vetture, nonché dei costi di produzione delle stesse. Il sindacato dei metalmeccanici e il consiglio di sorveglianza in cui sono rappresentati pariteticamente i lavoratori dell'azienda sono stati informati e coinvolti in anticipo sulla questione e hanno concordato e approvato senza riserve i progetti della casa, progetti che dovrebbero riuscire a salvaguardare e probabilmente ad aumentare l'occupazione negli impianti tedeschi. Intanto il governo applaude sorridente (...)
In Francia la crisi dell'acciaio è molto grave e in queste settimane la Arcelor Mittal, la più grande impresa mondiale del settore, con impianti che in Francia occupano circa 20mila dipendenti, ha annunciato la sua volontà di chiudere due altoforni del sito di Florange in Lorena e di mandare a casa circa 630 dipendenti. E' prevista inoltre la chiusura di un altro altoforno in Francia e di altri due in Belgio. L'azienda è disponibile a cedere gli altoforni ma vuole mantenere la proprietà del resto dell'impianto, che impiega complessivamente 2.000 dipendenti. 
Il governo di Parigi ha constatato l'impossibilità di vendere la sola parte dell'impianto che l'azienda vuole chiudere e ha chiesto alla Arcelor Mittal di cedere l'intero sito produttivo. Ma l'azienda non vuole sentirne parlare e il ministro dell'industria Arnaud Montebourg ha lanciato un forte attacco alla società, minacciando di nazionalizzare, almeno temporaneamente, tutte le sue attività nel paese. Ne sono seguite polemiche molto dure e la palla è ora nel campo dell'azienda.
In Italia il caso Ilva è aperto da molti anni, ma è arrivato all'opinione pubblica da poco, solo grazie alla magistratura. Da allora il governo ha accettato in maniera complice tutte le decisioni dell'azienda, i suoi silenzi, le sue dilazioni (...). Soltanto ora il governo, di fronte al precipitare drammatico della crisi, si decide a convocare le parti e, mentre continua a criticare la magistratura, prepara un decreto confuso e inadeguato.
In Germania, di fronte ad una novità sostanziale, si mette in moto la catena del dialogo e della concertazione tra imprese e lavoratori, mentre dall'altro, in Francia, di fronte ad una crisi, si sveglia subito la voce, anche dura, dello Stato interventista. In Italia, di fronte alle crisi di Fiat e Ilva il governo non fa nulla di tutto questo, solo una sostanziale complicità con i proprietari delle imprese, qualunque siano le loro decisioni e le loro follie.
* Sbilanciamoci.info
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