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E la politica rimase con la p minuscola

Ma allora è una punizione, un supplizio di Tantalo, una rottura di palle. Ancora una serata di tal genere mi tocca, ma sarà poi l’ultima, non ne sentirò mai più parlare, di queste primarie bersanian-renziane? Ci lasceranno in pace, la pianteranno di romperci con le regole, le sottoregole, le giustificazioni, le vaccinazioni, il ragazzetto, l’usato sicuro (anche insicuro), i Cinque Supereroi, il se vinco io e il se vince lui, e i miei in lista e la Vecchia Guardia che trema, ecc ecc?
Sì lo confesso, è con la noia già incorporata (so’ venuta già menata) che mi sono piazzata davanti al “Duel", alle 21,10 precise su una Raiuno agghindata per le feste, eccitata dall’Evento che sta per mandare in onda a beneficio (?) di vasta, vastissima platea.
Maggioni è una signora e giustamente se ne sta seduta; e i Due, “alti” sul podio, non sono poi granché (Bersani si definisce - a ragione - un ex bello e Renzi ha sempre quell’aria lì, vuota).
Ebbene, le mie peggiori previsioni sono state confermate. Quello che più di tutto ho intascato è stata la noia, più volte ho guardato con sollievo il contaminuti che scattava scattava, meno male. Già visto già sentito già confrontato, giocato, ripassato. Tutto: il look, le cravatte, la abusata camicia obamiana, le metafore, il «questo paese qui» e il «mio fratello che non vuol essere il fratello del sindaco e se ne è andato all’estero» (bravo); e la lista imparata a memoria delle cose da fare (sempre uguali da un millennio), tipo: il lavoro, le tasse, l’evasione fiscale, la corruzione, la mafia; più «qualche altra lenzuolata» (Bersani) e un «100 euro netti al mese a chi guadagna meno di 2000 euro» (Renzi).
Accidenti, ma quale duello, questo è un duetto, soft e pieno di reciproci inchini - ho rispetto per Bersani, ho stima per Renzi -, e siamo «tutti noi». L’aria, l’avete visto, si è increspata un po’ quando il tema ha riguardato Israele-Palestina e F-35, con il bellicoso sindaco che invoca di più e di meglio allargando il campo all’Iran, in buon lessico romitiano.
Se 2.475 giorni vi sembran pochi, il Renzi ha certo gioco facile a rinfacciare al Bersani-ministro di aver toppato su tutto il fronte - conflitto d’interesse, costo della politica, fisco - e certo non si può negare che il segretario Pd non se la sia cercata.
Ma le beneducate scaramucce non bastano da sole a salvare la recita parrocchiale. Non è Pirandello, non è Ionesco, non è Cechov, non si ride, non si piange, non si prova emozione. Mancano le parole per dirlo, manca la profondità e anche la prospettiva; c’è respiro corto, sguardo corto, braccino corto. Macché stay hungry stay foolish, quei due non fanno intravvedere nessuna visione, nessuna cima che svetta; sono normali, terra terra (più che terrestri). Sono come quell’evocato tacchino sul tetto: non volano.
Va bene non hanno utopie, non hanno ideologie, va bene, niente futura umanità, niente cose facili difficili da fare, niente Secolo breve, niente ideali; va bene, ma alzare lo sguardo su un orizzonte più su del livello del mare, almeno si potrebbe fare?
Ma no, qui ci si ferma – per carità va bene! – al patto di ferro di «non mettersi le dita nel naso»; e al massimo di «non fare la fine del pollo». Più che politici, ragionieri, contabili, capi di condominio. La parola socialismo è stata pronunciata una sola volta, di sfuggita, dall’ex ex ex comunista Bersani. Che, magari per ricordare il suo passato rosso là nell’Emilia rossa, non ha trovato di meglio che rievocare quella volta che ha partecipato al famoso sciopero dei chierichetti, quello che ha fatto tanto arrabbiare il suo amato parroco, «al quale chiedo scusa lassù dove è ora». Touché (gli operai dell’Ilva possono attendere).
Ci dispiace. La ipertrofica, assordante, servile copertura mediatica (qualche grande giornale vi ha dedicato diverse pagine al giorno, impegnando firme e Grandi Firme, e all’uopo si sono generosamente spese a ripetizione Sky, Rai, Ballarò, Fazio, Porta a Porta ecc), forse ha prodotto una illusione ottica collettiva, inducendoci a credere di aver vissuto un evento eccezionale, un illuminante esercizio di alta democrazia.
In verità, a ben guardare, ci è stato detto ben poco sia del partito, sia del programma, sia del governo che verrà (con buona pace di Casini). Né il “Duel" è valso, a ben guardare, a dare senso allo stesso ballottaggio in fieri, dal momento che esso è già stato praticamente deciso da Vendola, visto che farà dirottare i suoi voti su Bersani.
E infine, a ben guardare, non ha reso neppure un buon servizio alla politica: la quale anche dopo “Il Duel" è rimasta come prima: con la p minuscola.

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