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Firenze ricorda la strage
CONTRO IL RAZZISMO Per Mor Diop e Modou Samb uccisi un anno fa
FIRENZE. «Non dobbiamo mai smettere di condannare l'ideologia fascista e razzista, che continua ad avere spazi per agire». Guarda alla realtà dei fatti Enrico Greppi, l'Erriquez di Bandabardò, presentando la serata di domani al Mandela Forum. Sarà tante cose insieme «Jokko, Firenze per il Senegal», con Elio, Youssou Ndour, Ginevra Di Marco, Yoro Ndiaye, Giobbe Covatta, naturalmente Bandabardò e altri artisti italiani e senegalesi. Un concerto benefit per le famiglie degli cinque ambulanti uccisi, storpiati e feriti da Gianluca Casseri al mercato di piazza Dalmazia, un anno esatto fa. Poi una nuova occasione per denunciare l'intolleranza e i fascismi vecchi e nuovi di cui Casseri, frequentatore di Casa Pound, era seguace. E ancora: «In lingua wolof - spiega Pape Diaw - jokko vuol dire dialogo, comunicazione. È quello di cui abbiamo bisogno per riannodare il filo che si è interrotto». Perché il razzismo è lontanissimo dall'essere messo all'angolo. Solo per restare alla Toscana, risale al mese scorso una incursione di Forza nuova, con slogan, volantini e striscioni, al teatro Era di Pontedera, durante la consegna della cittadinanza onoraria ai 603 figli dei migranti nati lì.
Tra le vittime di Casseri non ci sono solo Diop Mor e Samb Modou. Da quel 13 dicembre c'è un giovane uomo, Moustapha Dieng, che vive attaccato alle macchine dell'unità spinale dell'ospedale fiorentino Cto. Le pallottole della 357 magnum del fascista Casseri hanno fatto scempio del suo corpo. Non potrà mai più camminare, a fatica potrà forse muovere la braccia. Gli altri due feriti, Sougou Mor e Mbenghe Cheike, stanno guarendo nel fisico ma restano segnati nell'anima. Moustapha ha solo un fratello in Italia, che vive nella provincia pisana e va a trovarlo una volta la settimana. Chi ci va ogni giorno è Madiagne Ba, un senegalese fiorentino che lo ha conosciuto solo «dopo». Madiagne vive di lavoretti precari ed è diventato importante per i medici, che possono contare su di lui per tutte le implicazioni di un'assistenza costante a un paziente gravissimo. Ora la Regione Toscana ha stanziato un contributo di 20mila euro per le famiglie di Samb Modou e Diop Mor, e per Moustapha Dieng. Enrico Rossi spiega: «Sta arrivando la cittadinanza italiana per i tre senegalesi feriti, l'avevo chiesta subito e le procedure burocratiche sono alla fine. Quanto al contributo, la legge toscana lo riconosce alle famiglie delle vittime sul lavoro. E loro sono morti e rimasti invalidi mentre lavoravano».
Domani la strage sarà ricordata con una preghiera collettiva (alle 8) aperta a tutte le religioni alla moschea di piazza dei Ciompi. Poi in palazzo Medici Riccardi il convegno «Rispetto e dignità» con Marco Revelli, Youssou Ndour in veste ministeriale, e l'ex procuratore generale Beniamino Deidda. Nel pomeriggio (dalle 17) il presidio in piazza Dalmazia, promosso da un appello dell'associazione dei senegalesi di Firenze e con migliaia di adesioni individuali e collettive, fra cui l'Anpi, la Rete antirazzista, l'Arci e la Cgil. E concerto a seguire.
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