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Europa: la crisi è più grave, il cambiamento più urgente
Le proposte di 400 economisti di tutto il continenteAnticipiamo una sintesi del rapporto EuroMemorandum 2013, lanciato ieri con l'adesione di quasi 400 economisti europei. Il rapporto è realizzato dal gruppo «European Economists for an Alternative Economic Policy in Europe» (www.euromemo.eu), che dal '95 pubblica ogni anno un'alternativa alle politiche dell'Europa. La sintesi completa è disponibile su www.sbilanciamoci.info, che pubblicherà il rapporto in un ebook a gennaio (neretto nostro, ndr).

La crisi iniziata nel 2008 ha messo in luce le profonde crepe che caratterizzano l'architettura dell'Unione Monetaria Europea. Le drastiche politiche di austerità, imposte prima ai paesi dell'Est Europa e poi agli stati dell'area mediterranea, sono ora applicate anche ai paesi del Centro Europa. 
La crisi ha evidenziato la natura decisamente antidemocratica della costruzione dell'Unione Europea, come risulta evidente dal comportamento della Commissione Europea che acquista sempre maggiori poteri di controllo dei bilanci nazionali, in assenza di qualsiasi seria sorveglianza da parte del Parlamento Europeo. Allo stesso tempo, la posizione dei paesi centrali del Nord Europa, in particolare della Germania, si è sensibilmente rafforzata rispetto ai paesi della periferia europea. Ma l'economia tedesca, basata sulla stagnazione salariale e su crescenti surplus delle esportazioni, non può rappresentare un modello per l'intera Europa (...).

Su pressione principalmente della Germania, 25 stati membri hanno introdotto nei primi mesi del 2012 il cosiddetto «Fiscal Compact», un vincolo legislativo che impone un limite, pari allo 0.5% del Pil, al valore massimo del deficit strutturale di bilancio che un paese membro può registrare, un vincolo che impedirà di fatto ai paesi di adottare in futuro politiche fiscali espansive (...). Alcune stime dell'effetto combinato delle varie leggi fiscali introdotte nella zona euro fanno prevedere che tra il 2013 e il 2016 il Pil potrebbe ridursi di circa il 3,5% nella zona euro nel suo complesso, di circa il 5-8% in Italia, Portogallo e Spagna e del 10% in Grecia e Irlanda. 

Il summit europeo del luglio 2012 ha proposto di creare un'Unione Bancaria Europea che dovrebbe essere costituita da un sistema di supervisione unico da parte della BCE; un sistema di assicurazione sui depositi comune ed un sistema di risoluzione delle crisi. Ma in presenza di circa 6.000 banche si presentano numerose questioni da risolvere, per esempio quali banche sarebbero soggette alla supervisione diretta della Bce e come affrontare l'indisponibilità di alcuni paesi dell'Europa del Nord a procedere verso il sistema unificato di assicurazione dei depositi e a un'unica autorità per la risoluzione delle crisi.

La politica fiscale dovrebbe concentrarsi sulla riduzione del livello di disoccupazione piuttosto che perseguire politiche di austerità. La spesa pubblica dovrebbe promuovere i progetti di investimento necessari dal punto di vista sociale ed ambientale. La moneta europea richiede infatti una politica fiscale europea con una spesa intorno al 10% al fine di attenuare le fasi di declino ed assicurare un effettivo trasferimento di risorse dalle regioni più ricche a quelle più povere. 

Vanno rafforzate le politiche industriali e regionali e la Banca Europea per gli Investimenti, che ha il potere di emettere obbligazioni in euro, dovrebbe agevolare l'attuazione di un consistente programma di investimenti, specialmente nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi nel Sud e nell'Est Europa. Inoltre, i paesi in surplus dovrebbero essere incoraggiati ad attuare politiche di espansione della domanda al fine di eliminare i notevoli squilibri commerciali. 
La politica occupazionale dovrebbe cercare di promuovere posti di lavoro qualificati e ben retribuiti considerato che la concorrenza salariale al ribasso sarà sempre vinta da qualche altro paese nel mondo. La settimana lavorativa normale dovrebbe esser ridotta a 30 ore al fine di combattere la disoccupazione ma anche come componente di un processo di trasformazione volto alla creazione di una società in cui la vita delle persone non è dominata dal lavoro salariato.

L'eccessiva crescita del settore finanziario va radicalmente contrastata. Il settore delle banche commerciali dovrebbe essere completamente separato dal settore finanziario e da quello delle banche di investimento e le banche commerciali pubbliche e cooperative dovrebbero essere incoraggiate a finanziare progetti sostenibili di investimento. Le banche di investimento, gli hedge funds e i fondi di private equity dovrebbero invece essere fortemente ridimensionati. Tutti i titoli dovrebbero essere scambiati su piattaforme pubbliche approvate e le nuove emissioni dovrebbero essere soggetti a test rigorosi; si dovrebbe istituire un'agenzia di rating europea. 

Tutte le transazioni finanziarie dovrebbero essere soggette a una specifica imposta sulle transazioni. 
La Bce dovrebbe essere riportata sotto l'effettivo controllo democratico e il suo principale obiettivo dovrebbe essere quello di assicurare la stabilità finanziaria attraverso la predisposizione di un quadro di riferimento per la stabilità a livello europeo che sia complessivo, globale e anticiclico (...).
Le politiche di austerità stanno rovinando la vita di milioni di europei, specialmente nei paesi periferici del Sud e dell'Est-Europa. All'interno dell'Unione Europea, il tasso di disoccupazione è stato nel 2012 del 10,6%, ma in Spagna e in Grecia ha raggiunto il 25% e mentre il tasso di disoccupazione giovanile era del 22,7% in Europa, in Spagna e in Grecia ha superato il 50%. Invece di contrastare l'evasione fiscale, le politiche di austerità si sono concentrate sui tagli alle spese con l'effetto di rinviare o cancellare programmi infrastrutturali e di ridimensionare le spese per la sanità, l'istruzione, la previdenza e i servizi di welfare.

L'occupazione pubblica si è notevolmente ridotta in molti paesi e, a causa della recessione e dell'impatto delle politiche di austerità, si è registrato un consistente aumento del numero di persone a rischio di povertà. Le famiglie più deboli economicamente sono state le più colpite, ma, nei paesi maggiormente esposti alla crisi, anche molte fasce della classe media hanno subito pesanti contraccolpi (...). 

Le imposte sul reddito da capitale e da impresa dovrebbero essere formulate in modo da evitare il trasferimento dei profitti e tutti gli stati membri dovrebbero impegnarsi concretamente per garantire trasparenza e pieno scambio di informazioni sui redditi ottenuti. I paradisi fiscali e i meccanismi che facilitano l'evasione fiscale dovrebbero essere eliminati in Europa e dovrebbe essere aumentata la tassazione sulla ricchezza. È necessario evitare lo spostamento del peso fiscale dalla tassazione diretta verso la più regressiva imposizione fiscale indiretta e andrebbero bloccate le condizioni che permettono una deleteria concorrenza fiscale (....).
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