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FINESTRA INTERNAZIONALE. Colombia. Contro Unión Patriótica un genocidio politico

Per la prima volta in Colombia, un alto tribunale ha appena stabilito che i crimini commessi contro militanti e simpatizzanti dell'Unione Patriottica (UP) furono parte di un genocidio politico, prodotto cioè dall'esistenza di un piano sistematico e centralizzato che aveva «l’obiettivo di distruggere, in tutto o in parte un gruppo di persone per motivi politici, e causare la morte dei suoi membri a causa della loro appartenenza politica».
Questa decisione corrisponde al decimo comma del dispositivo della sentenza del giudice Eduardo Castillo del Tribunal Superior di Bogotà, prima della pubblicazione della sentenza definitiva nei confronti di un paramilitare che ha confessato la propria responsabilità in quasi un centinaio di omicidi nella regione di Urabá tra cui quelli di una decina di dirigenti dell'Unione Patriottica. Secondo i magistrati, l'analisi del contesto e le prove presentate dal pubblico ministero per atti commessi nei confronti di militanti e simpatizzanti della UP, corrispondono a un genocidio politico ed hanno avuto la complicità di elementi delle Forze Armate e della polizia. L'Unione Patriottica fu un movimento politico plurale e democratico emerso dagli accordi di pace firmati nel 1985 tra il governo colombiano e la guerriglia delle FARC. L'obiettivo era permettere, attraverso la UP, ai guerriglieri amnistiati di poter esercitare una azione politica legale, ed a loro lo Stato colombiano aveva offerto garanzie totali e complete. Tra il fervore e l'entusiasmo generato dal processo di pace, migliaia di colombiani provenienti da diverse organizzazioni politiche e sociali si avvicinarono alla UP. Insieme a loro vi furono 25 ex guerriglieri amnistiati dal governo e autorizzati tramite indulto a condurre campagne politiche. Nelle elezioni del 1986 questo fervore si materializzò in un importante risultato elettorale che permise alla UP di eleggere un gruppo parlamentare, decine di deputati regionali, sindaci e diverse centinaia di consiglieri comunali. La regione di Urabá, zona di forte produzione di banane destinate all'esportazione, fu una delle regioni in cui la UP divenne la prima forza politica. Il successo della partecipazione elettorale della UP scatenò la reazione violenta dell’estrema destra e iniziò da subito lo sterminio di questa nuova forza politica. Più di cinquemila tra dirigenti e militanti furono assassinati, tra cui due candidati alla presidenza, parlamentari, sindaci e consiglieri.
Data l'impunità per i crimini contro la UP, nel 1993 la sua Direzione Nazionale ha deciso di portare il caso alla Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani (CIDH) dell'Organizzazione degli Stati Americani, ed il caso è stato ammesso nel 1997. Nel 2000, nel quadro della cosiddetta ricerca di una "soluzione amichevole" in sede di CIDH, si è iniziata tra lo Stato colombiano e i rappresentanti delle vittime un processo con il fine di «propendere al chiarimento dei fatti per ciò che concerne il caso dell’Unione Patriottica, per la realizzazione del diritto alla verità, alla giustizia e al risarcimento integrale». Nel 2006, durante il secondo governo di Alvaro Uribe Velez, l'Unione Patriottica unilateralmente ha rotto questo processo viste le continue minacce, gli attentati ed i crimini contro i sopravvissuti e le affermazioni ingiuriose nei confronti della UP da parte del Presidente Uribe che cercava di giustificare lo sterminio e ne incoraggiava la sua continuazione. La causa è in attesa di sentenza della Corte interamericana.
Il caso dell'Unione Patriottica, senza essere l’unico caso di sterminio di un movimento politico o sociale in Colombia, rappresenta forse quello più aberrante e grave di persecuzione e sterminio di un gruppo politico nel mondo occidentale. I negoziati di pace in corso a L'Avana dovranno affrontare nel momento adeguato del dibattito, le responsabilità dello Stato colombiano nella distruzione di un movimento nato dalla pace e per la pace.
Lo scorso 25 novembre è stato assassinato Onias Rodriguez,. Che 25 anni fa era stato consigliere comunale della UP nella città di Curillo, nel Dipartimento del Meta dove è stato minacciato di morte e gli hanno ucciso un figlio. È stato costretto a trasferirsi a Neiva, dove era diventato un leader della comunità e della popolazione sfollata. Non è certo l'unico tra i sopravvissuti ad essere ucciso, minacciato o processato. Il genocidio continua. 
(traduzione di Marco Consolo)

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