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Cosa si muove nel Quarto polo

«Ad oggi immagino un Quarto Polo arancione con Ingroia candidato premier. Una lista nata dal basso composta da persone dalla “schiena dritta", un qualcosa di innovativo capace non solo di scassare ma di costruire perché siamo la maggioranza del Paese», dice a Micromega on line il sindaco di Napoli mentre nel paese reale iniziano le assemblee del Cambiare si può day, un centinaio di eventi dai quali dovrebbero scaturire le linee per l'assemblea nazionale del 22, quella dove il quarto polo dovrebbe, anzi, prenderà corpo: «Una lista di liberazione da cricche, masso-mafie, corrotti dove il faro sia la nostra Costituzione».
L'arancione di De Magistris e l'appello dei 70 sono progetti sovrapponibili: «Stiamo facendo lo stessa strada, non penso sia proponibile un percorso separato: sarebbe una follia politica. In questa fase bisogna unire ed è un fattore positivo anche la pluralità di iniziative e di luoghi arancioni: uniti nella diversità». «Il movimento già esiste da tempo - ha detto a Giacomo Russo Spena di Micromega l'ex magistrato - è quello della primavera dei sindaci, del referendum per l’acqua pubblica, delle piazze di questi ultimi anni. I contenuti sono gli stessi. Ora proviamo a fare un passo ulteriore: organizzare il tutto con grande entusiasmo perché queste battaglie sono condivise dalla maggioranza del Paese. Il movimento sarà orizzontale, senza padroni: in questo senso anarchico. Deve infatti finire l’era del personalismo, veniamo da una stagione dove i partiti sono proprietà privata dei vari Berlusconi, Casini, Fini, Di Pietro». 
«I partiti non allineati con Monti spero abbiano l’intelligenza di fare un passo laterale e in avanti rinunciando al proprio simbolo e alla loro storia – formale non valoriale – sostenendo candidature forti e limpide sulla questione morale». Quindi no alla candidatura di Ferrero e di Di Pietro?
«A me interessa che appoggino l’operazione della lista arancione poi non ho specifiche pregiudiziali contro qualcuno».
A proposito di non allineati. In quale campo milita il Pdci? Dopo aver sancito lo strappo nella Fds, dando indicazioni ai suoi di andare alle primarie, Diliberto era all'Eliseo, 48 ore fa, al debutto in società degli arancioni di De Magistris. Ingroia campeggia nella home page del sito Pdci e il segretario sembra immaginare una lista che possa allearsi con Bersani: «Se Bersani rispondesse positivamente sui temi della legalità e dell'uguaglianza posti da Ingroia (nella lettera aperta al leader Pd, ndr) non vedo perché l'alleanza non si dovrebbe fare», dice alla Preziosi sul manifesto. Venderà cara la pelle, l'ex Guardasigilli, e il corteggiamento di De Magistris è aperto e forse non viene solo dagli ex cossuttiani. 
«Noi siamo sempre stati molto interessati a uno spazio dell'alternativa», conferma il presidente dei verdi Bonelli alla vigilia di un'assemblea del soggetto politico ecologista al cui interno il dibattito è ancora aperto ma ormai ha le ore contate. 

Dall'Arancione al Viola e ritorno. Una delle incognite di questo percorso è rappresentato proprio dall'Idv che proprio oggi terrà un'assemblea nazionale per uscire da un impasse di cui s'è ficcata dopo il crollo della popolarità di Di Pietro all'indomani del famoso servizio di Report. Il tempo stringe, le elezioni politiche sono dietro l'angolo e se dal Pd non giungeranno risposte (molto dipende ovviamente dal fatto che Mario Monti sia in campo o no) a Di Pietro resteranno due alternative: andare da solo o costruire qualcosa con il quarto polo. Chi conosce bene l'ex pm assicura che al momento entrambe le ipotesi sono sul tavolo e solo l'evolversi della situazione politica potrà aiutarlo a fare una scelta. La consonanza con gli Arancioni di De Magistris non manca, l'Italia dei Valori ha fatto sua la petizione “Io sto con Ingroia" che risponde «alla vergognosa campagna diffamatoria» del Giornale contro l'ex procuratore aggiunto di Palermo che pare destinato a divenire il candidato premier di questo movimento. Dentro e fuori l'Idv si susseguono tantissime riunioni. C'è ad esempio Gianfranco Mascia, mediattivista, volto noto del popolo viola, che immagina un'alleanza trasversale su temi fondamentali nel nuovo parlamento grazie a facce nuove «anche nel Pd», tra i grillini e col quarto polo come si vorrà chiamarlo. 
La sensazione è che la base elettorale di Di Pietro sia tentata dai pentastellati ma pure dagli arancioni e dalla sinistra da cui molti voti sono transitati all'ex pm nel 2008 non tanto grazie al voto utile quanto grazie allo scarso appeal dell'Arcobaleno dopo la disastrosa esperienza dell'Unione. Lo scissionista Donadi annuncia che «oltre un terzo degli aderenti ad Idv si sta travasando in Dl. Ma a gennaio saremo oltre il 50% e dopo le elezioni faremo il congresso». Lui, ovvio, sta già col Pd e un altro settore dell'Idv preme per rientrare nell'alleanza. Il problema è quanto sia visto. Lo stesso Di Pietro è andato alle primarie e lancia continui messaggi a Bersani ma non si priva di lanciare messaggi a Grillo (che lo trattò con morbidezza dopo Report): «Io preferisco che il M5S mandi i suoi rappresentanti in Parlamento piuttosto che impedirglielo con il trucco della raccolta delle firme e se hanno bisogno di pubblici ufficiali, consiglieri, assessori, sindaci che debbano autenticare le firme per presentare le liste, noi daremo loro una mano anche se i voti che prenderanno li toglieranno a noi, perché questa è la Democrazia». Anche lui venderà cara la pelle. Ma la foto del Vittoria, va detto, non è la stessa cosa della foto di Vasto: la nuova foto è molto più affollata, volti certo meno noti e, nel taschino, ciascuno ha un'agenda che non prevede macellerie sociali o guerre.


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