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L'Europa in coro: «Al montismo non c'è alternativa»

In poche battute ha infiammato i giornali di mezza Europa. A Berlusconi è stato sufficiente accusare Monti di servilismo nei confronti dei tedeschi e in men che non si dica, tutti hanno abboccato al suo amo. In Germania la cosa ha suscitato un putiferio. Tutti i principali quotidiani nazionali, dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung alla Süddeutsche Zeitung, si sono affrettati a dedicare intere paginate  al ritorno - vero o presunto - di Berlusconi sulla scena politica italiana. Titoli ironici, per lo più. Sarcastici. Die Zeit, tra i più autorevoli settimanali dell'opinione illuminata, ha dedicato il suo ultimo numero alla crisi politica italiana. “Lui non è l'Italia". «Siamo dunque al Padrino, parte sesta? O Ultimo bunga bunga a Roma? Oppure La mummia è di nuovo qui. L'Europa osserva immobile e atterrita il film horror che si proietta in Italia. Regista e attore protagonista: Silvio Berlusconi. L'uomo è competente, da autentico professionista interpreta più ruoli. Il truffatore, il Latin lover, lo zombie - contro uno così il premier Monti può sbaraccare con tutta la sua truppa di zelanti contabili». 

Sarcasmi a parte, il timore degli opinionisti politici in Germania è che Berlusconi possa dare voce agli umori antieuropeisti che covano nel profondo della società italiana o, quantomeno, di una sua parte che, per “interesse“ o “egoismo", ritiene l'Ue una trappola per gli interessi nazionali. Tra i due contendenti che agli occhi degli osservatori stranieri occupano in questi giorni la scena principale - Berlusconi e Monti - non c'è dubbio che il favore dei think tank tedeschi vada a favore di quest'ultimo. Se da una parte Berlusconi rappresenta lo spauracchio dell'euro, il demagogo, il populista pronto a cavalcare il sentimento antitedesco di un'Italia colpita dalla crisi, dall'altra Monti appare nelle vesti del salvatore dell'euro, del tecnocrate che non distoglie lo sguardo dalla realtà e sa cosa fare per affrontare il debito pubblico del paese. Se Berlusconi alimenta le pulsioni di un'Italia convinta che l'Ue sia un'invenzione dei tedeschi, Monti - in compagnia di Napolitano e Bersani - è la voce autorevole di un'Italia che «vuole rimanere in Europa» e che è «pronta a pagare il prezzo necessario». Ogni altra alternativa in questa dicotomia secca tra demagogia e realismo, tra populismo ed Europa tecnoliberista, è adombrata, rimossa, neppure evocata. «Dobbiamo avere paura?», si chiede il settimanale Die Zeit. «O la nostra paura dinanzi a Silvio Berlusconi è il segno di quanto sia profonda la nostra sfiducia nei confronti di tutti gli italiani? Come se gli italiani fossero un popolo infantile che avesse solo voglia di giocare». «Non siamo ancora al punto da concedere il diritto di voto solo ai popoli virtuosi. O che dai tassi dei titoli di stato dipenda se i cittadini possano o no esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione. L'Europa prenderà democraticamente le sue decisioni in quello che è il suo paese d'origine, l'Italia. Staremo tutti a vedere che cosa gli italiani riterranno valido. L'Italia non è Berlusconi e Berlusconi non è l'Italia». C'è «un altro paese che non solo non si sente rappresentato da lui, ma anche si vergogna profondamente per lui». Ma è come dire che al “montismo" - visto dalla prospettiva tedesca - non c'è alternativa, a meno di non cadere nel populismo berlusconiano.

E' questa la chiave con la quale la politica tedesca ha seguito gli avvenimenti italiani, dall'apertura della crisi del governo Monti in poi. Prima, una strisciante preoccupazione per quello che sarà il futuro scenario politico italiano e la prosecuzione del Reformkurs  di Monti; poi, lo stupore per la ricandidatura di Berlusconi e l'evocazione dello spettro dell'antieuropeismo. Ma il punto più alto dell'attenzione dedicata dai quotidiani tedeschi si è avuto quando Berlusconi ha accusato Monti di aver perseguito una politica di tagli imposta dalla Germania della Merkel e sfavorevole agli interessi italiani. Il Cavaliere ha rinfacciato alla Germania di speculare sulla crisi dei titoli di stato dei paesi deboli per finanziarsi a tassi bassi. E' stato qui che i vertici del governo tedesco sono scesi direttamente in campo. Prima per voce del ministro degli esteri Guido Westerwelle che ha ammonito Berlusconi a non imbarcarsi in una campagna anti-tedesca. «Il governo tedesco non si immischierà nel confronto politico italiano, ma non accetteremo che la Germania sia fatta oggetto di una campagna elettorale populistica». E poi per intervento della stessa cancelliera Merkel che non ha fatto mistero di essere dalla parte di Monti e che ha auspicato che l'Italia prosegua nelle riforme intraprese dall'attuale presidente del consiglio.

L'Europa, insomma, si muove in blocco contro il Cavaliere. Anche il Partito popolare europeo prende le parti di Mario Monti. Lo ha detto a chiare lettere il presidente Wilfred Martens nella riunione di vertice che s'è tenuta a Bruxelles, nella sede dell'Accademia Royale de Belgique. «Il risultato è un appoggio marcato all'azione politica di Monti da parte del Ppe, non solo per ciò che ha fatto in Italia, ma al di là dell'Italia, dove è stata essenziale per conseguire la relativa stabilità di cui gode oggi l'euro». Al vertice - definito come «un chiarimento» sulla situazione politica in Italia - si sono ritrovati faccia a faccia Silvio Berlusconi e Mario Monti. «Se Monti scomparisse dalla vita politica sarebbe una perdita, ma la decisione su chi sarà il candidato premier del centro destra deve essere presa in Italia. Noi diciamo solo - ha precisato il presidente del Ppe - che devono proseguire gli elementi essenziali che apprezziamo nell'azione politica di Monti». Ma è un apprezzamento che suona anche come un'indicazione alle forze moderate e al centrodestra italiano perché diano forma a una coalizione che sostenga la ricandidatura di Monti. O, almeno, questo è il progetto tra le righe. Dal Ppe dicono che nessuno ha chiesto a Monti di ricandidarsi, neppure Angela Merkel. Dicono.

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