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Tunisia, le pallottole sparate contro i manifestanti sono targate "Italia"

In Tunisia va avanti, ormai da quasi dieci giorni, la protesta contro il governo di Hamadi Jebali, segretario generale del movimento Ennahda e attuale Primo Ministro. Le ragioni sono le stesse che portarono il giovane Mohamed Bouazizi ad immolarsi dandosi fuoco il 17 dicembre 2010: l’estrema povertà, la disoccupazione diffusa, la mancanza di prospettive per il futuro e una costante repressione da parte della politica e dalla polizia. Simbolicamente si fa partire l’inizio della primavera araba dal gesto di Buoazizi: da lì a pochi mesi le rivendicazioni avrebbero investito i paesi limitrofi dell’Africa del Nord e l’area mediorientale. Per la Tunisia significò l’inizio di una rivoluzione che portò alla destituzione dell’ex dittatore Zine El Abidine Ben Ali, appoggiato dalla maggior parte delle potenze occidentali. Alle elezioni dell’ottobre 2011 vinse il partito Ennahdha (Al-Nahda -Rinascimento) del movimento islamista di Rashid Ghannouchi, che in campagna elettorale si professò moderato.

E’ passato poco più di un anno, e tutto si è visto meno che la moderazione. Ne è esempio la polizia che ha risposto alle manifestazioni spontanee di questi giorni davanti al governatorato: la situazione è degenerata e la polizia ha reagito prima con lacrimogeni poi sparando sulla gente come fossero animali, con fucili e munizioni "a pallettoni" usati anche per la caccia. Questa modalità è vietata in tutti i paesi definiti “democratici”. Ma c’è di più, pur di calmare le acque anche se solo temporaneamente chi è vicino ai poteri forti ha fatto circolare la notizia del tutto infondata che il governatore di Siliana, la città dove le proteste sono state più calde, si era dimesso. Appreso il giorno dopo che la notizia non era vera, i cittadini indignati sono tornati in piazza, esprimendo il messaggio "Governa pure, ma solo". La popolazione di Siliana, oggi detta " la martire", ha cosi simbolicamente abbandonato la città e marciato verso Tunisi facendo oltre 120 km a piedi. I bossoli di munizioni da caccia, trovati a terra dopo gli scontri, sono di produzione italiana: La notizia è stata riportata ovunque in Tunisia. Sul fondello (cioè il "tappo" di ottone sul tubo di plastica che contiene i pallini o pallettoni di piombo) è incisa la marca "Nobel Sport": per questa ragione sta crescendo nei social network una grande rabbia contro l’Italia che ha prontamente risposto mediante il ministro Cancellieri donando “gentilmente” due motovedette dal costo di 16 mila euro per consentire alla Tunisia di controllare meglio le sue coste: la motivazione formale di questa concessione e evitare che il governo si ritrovi a governare un paese senza popolo come minacciato dai manifestanti; ma al contrario la motivazione concreta e evitare gli ennesimi flussi migratori, che l’Italia come accaduto in seguito alla rivoluzione non è stata in grado di affrontare ed accogliere la cosiddetta “emergenza nord-africa” . Ancora una volta è facebook a tessere le fila della rivoluzione! Solo ne primo giorno di manifestazioni sono state ferite oltre 300 persone a Siliana, Amnesty International e l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay, hanno chiesto alle autorità di porre fine all’uso della “forza eccessiva” contro i manifestanti. Il fermento è tornato in tutto il paese: A Tunisi e Kef ci sono state manifestazioni a sostegno del popolo sceso in piazza ancora una volta contro le politiche inadeguate per la crescita e lo sviluppo del paese ma ancor di più contro le disattese e sperate promesse del partito Nahda con il sostegno di Ettakatol e della Troika. Queste proteste evidenziano la responsabilità delle politica di destra e di sinistra: al popolo infatti non sfugge che per una spartizione del potere e per assicurarsi un posto in parlamento partiti che facevano la campagna elettorale in opposizione al Nahda all’indomani delle votazioni “democratiche” dello scorso 23 Ottobre si sono alleati con quest’utlimo. Ne sono esempio il Ettakatol e i partiti che compongono la Troika.

Ancora più gente è scesa in strada nei giorni successivi disposta a proseguire nella protesta fino a quando il governatore della regione, Ahmed Ezzine Mahjoubi, non si dimetterà e un programma di sviluppo non verrà varato. Nejib Sebti, leader regionale del sindacato tunisino UGTT ha detto:”Le nostre richieste sono le stesse di quelle che sono state fatte durante la rivoluzione. Vogliamo posti di lavoro, sviluppo della regione e una condivisione equa della ricchezza” . Queste rivendicazioni che sono anche le rivendicazioni di un popolo intero, non sono di certo passate inosservate: i falsi difensori della rivoluzione hanno fatto visita a una sede storica dell’UGTT, centro sindacale dei lavoratori tunisini. La visita è finita con un bilancio di 10 feriti e non fanno riferimento a coloro che sono venuti “gentilmente” in visita alla sede sindacale. Davanti all’impotenza della politica il presidente della Repubblica, nonche' leader del Cpr, ha chiesto senza successo che il governo attuale venga sostituito da uno piu' snello che prepari le elezioni che sono previste per Giugno 2013. Anche queste elezioni si annunciano all’insegna della scarsa limpidezza dei partiti e in Tunisia e nei Paesi esteri, a suon di “chi mi conviene candidare, e cosa mi conviene dire”, dimenticandosi le problematiche del paese. Non sapendo come rivendicare la propria immagine, il governo è corso ai ripari con misure che appaiono piu' una risposta populista alla piazza che non invece alle reali esigenze del Paese: ha, infatti, emesso un decreto d'urgenza con il quale ha deciso di dare un vitalizio a chi e' rimasto ferito durante la ''rivoluzione'' ed alle famiglie dei ''martiri''. Piuttosto che disporre falsi vitalizi, il governo dovrebbe porsi il problema di come porre rimedio all’'aumento progressivo del livello medio di istruzione e del numero di laureati che si scontra con la diminuzione dei posti di lavoro disponibili e con il mancato sviluppo del settore terziario in numerose parti del Paese, causando una crescita incontrollata della disoccupazione giovanile; dovrebbe anche rispondere al contrasto tra i dati economici che testimoniano la ripartenza economica delle Tunisia post-rivoluzionaria: non è un mistero, infatti, che nel solo 2011 ci sia stata una privatizzazione del Paese di gran lunga superiore ai 23 anni di dittatura targata Ben Ali. Nei prossimi giorni si sono indette altre manifestazioni nelle varie città tunisine in sostegno dei cittadini di Siliana, e per rivendicare i propri diritti e per chiedere le dimissioni del governo.

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