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Dichiarazione finale dell’Assemblea di Cambiare si Può Pisa
Noi, partecipanti all’Assemblea costitutiva pisana di “Cambiare #sipuò”, tenutasi il 16 dicembre 2012 a Pisa, facciamo nostri i dieci punti programmatici del movimento e sottolineiamo le seguenti priorità:

- Auspichiamo che il nuovo soggetto politico sia sempre più aperto ai movimenti, alle associazioni, alla gente comune, e promuova il protagonismo dei giovani.

- Pur considerando come elemento costitutivo il carattere aperto e includente del movimento, ne ribadiamo l’incompatibilità rispetto a chiunque abbia intenzione di sostenere la legittimità del fiscal compact europeo e delle scelte politiche ad esso collegate. Riteniamo inoltre essenziale che i rapporti e la comunicazione tra gli eventuali rappresentanti eletti in Parlamento e il movimento siano frequenti e costanti: per evitare lo scollamento tra elettori e rappresentanti, chiediamo che in tutti i processi decisionali, siano consultate le assemblee territoriali. In questa direzione chiediamo anche che le candidature siano decise dai territori con un processo dal basso, democratico e partecipato

- Ribadiamo la centralità assoluta di politiche volte a combattere ogni forma di precarietà lavorativa: il primo passo non può che essere il ritiro di tutte quelle leggi che negli ultimi anni hanno favorito l’affermazione e la diffusione di questo fenomeno.

- Riteniamo fondamentale sviluppare politiche di pace e stabili azioni di solidarietà internazionale, nella convinzione che le drammatiche condizioni in cui si trovano molte delle popolazioni dei paesi del sud del mondo sono conseguenza diretta delle dissennate politiche economiche occidentali. In questa direzione riteniamo fondativa ed imprescindibile la non partecipazione dell’Italia a qualsiasi missione militare all’estero.

- Ribadiamo l’importanza della battaglia contro il razzismo, la quale non deve essere vista tanto o solo come una battaglia per la difesa delle persone straniere, ma come una lotta per la difesa dei diritti fondamentali di ogni individuo, oggi sempre più minacciati da una concezione privatistica dello Stato.

- Sottolineiamo la necessità di non ridurre il tema della giustizia alla sacrosanta lotta alla criminalità organizzata, ma di mettere a tema il drammatico problema della negazione quotidiana dei diritti fondamentali dell’uomo nelle carceri e nelle caserme, anche attraverso l’adozione di strumenti che rendano possibile individuare le responsabilità delle forze dell’ordine e dei magistrati.

- Invitiamo infine tutte e tutti ad assumersi in prima persona il compito di informare, di informarsi e di sostenere quegli organi dell’informazione che contribuiscono a garantire la libera circolazione delle idee necessaria alla formazione di un nuovo e consapevole soggetto politico.

Cambiare si può, Cambiare si deve!

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