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CALABRIA È emergenza, a furia di sgomberi
CATANZARO. La fotografia devastante che ha fornito Amnesty International nel dossier sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo trova una drammatica conferma dalla cronaca di queste ore. In Calabria è emergenza immigrazione. Dallo Jonio al Tirreno. Qualche giorno fa i carabinieri avevano sgomberato sulla spiaggia di Schiavonea, la marineria di Corigliano, una tendopoli divenuta una cittadella della disperazione migrante, un luogo simbolo dell'emarginazione e del degrado, un'istantanea di miseria, di ricoveri e tende di fortuna create sulla battigia del lungomare, prive di servizi ed esposti alle intemperie, ricavate con l'utilizzo di lamiere e teli. A 14 immigrati, privi di permesso di soggiorno, i carabinieri hanno notificato l'ordine di espulsione, mentre altri 17 sono stati denunciati. Vivevano come bestie, lavoravano da schiavi e sono stati pure espulsi. Nel mentre qualche centinaio di chilometri più a sud a San Ferdinando, a due passi da Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, il sindaco, Domenico Madafferi, emetteva un'ordinanza di sgombero della megatendopoli per immigrati «e di quanto intorno ad essa abusivamente realizzato». La decisione fa seguito alla relazione sanitaria che aveva parlato di «condizioni igienico-sanitarie inesistenti». Una tendopoli di mille persone a fronte di una capienza di appena 200. «Sono solo - ha detto il sindaco - a gestire questa vera e propria emergenza. Ditemi voi come può un paese di 4 mila abitanti, uscito da poco da due gestioni commissariali per infiltrazioni mafiose, e con un solo vigile urbano in servizio, gestire una situazione del genere». Un grido d'allarme, una provocazione forte, un disperato sos di fronte ad uno Stato assente, a un ministro renitente, Riccardi, che dovrebbe prender atto del fallimento che si è rivelato il neonato dicastero dell'Immigrazione da lui presieduto. Al disagio dei migranti si somma infatti la lentezza degli interventi istituzionali. «Ho scritto al presidente della Repubblica, al ministro Cancellieri, al ministro Riccardi, al presidente del consiglio regionale della Calabria che è la massima autorità elettiva della Regione, al presidente Scopelliti. Se non rispondono loro, se il problema non è loro, come può un comune di 4000 abitanti sostenere la pressione di mille immigrati? È pazzesco» si è sfogato il sindaco. La situazione nella Piana è poi aggravata dalla mancanza di lavoro: molti degli immigrati che provengono in gran parte dall'Africa subsahariana non riescono a trovare occupazione nella raccolta degli agrumi per la crisi nel settore (domani pubblicheremo un reportage dalla Piana). Attorno alla tendopoli sono sorte altre 120 baracche. Ma il dramma più cogente è soprattutto di natura igienico-sanitaria in quanto il sovrannumero degli immigrati, i rifiuti maleodoranti, la mancanza di servizi igienici, le dimore abusive senza le condizioni minime di vivibilità, potrebbero essere focolaio di infezioni e sedi di animali. Un film già visto. A Rosarno, tre anni fa.
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