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Ecco il programma elettorale di Monti: "Fabbrica Italia". E su Fiat mente senza ritegno: "Mantenuti gli impegni"

"Le zavorre che schiacciano l'industria italiana e indeboliscono l'intero sistema sono ancora pesanti". Oggi è stata una giornata di Gran Galà allo stabilimento Sata-Fiat di Melfi. Ospite d’onore il presidente del Consiglio Mario Monti, seduto tra Sergio Marchionne e John Elkann, rispettivamente amministratore delegato e presidente della multinazionale dell’auto. Come si conviene a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale, i “grandi industriali” del paese hanno voluto tenere a battesimo il loro candidato . Mario Monti, che è ancora l’inquilino di palazzo Chigi, non si è certo sottratto. E Marchionne non si è risparmiato nell’indicare all’ex-tecnico premier alcuni suggerimenti per il programma politico. Dunque si comincia da qui, dalle zavorre. In perfetta continuità, quindi, con Fabbrica Italia, bisognerà mettercela tutta per far fuori il sindacato e torchiare ben bene i lavoratori . Monti non se lo fa ripetere due volte e duetta senza perdere nemmeno una nota. Le forze sociali, dice, "non siano legate a una catena che inchioda al passato", non "restino aggrappati a un passato che non tornera', arroccati a forme di tutela per i lavoratori che nel tempo hanno l'effetto opposto". "Sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti, non oso pensare che avvenga". Quello che e' accaduto a Melfi, ha aggiunto il premier, "e' emblematico della svolta possibile in Italia, questo e' il percorso che immagino e vorrei per il nostro Paese". Insomma, qualcosa di molto simile alle scenette di Berlusconi con Confindustria a base di "quello è il mio programma". Monti ha fatto di più. Ha addirittura detto che Fiat ha mantenuto gli impegni. Va bene tutto, ma le menzogne no.

Marchionne pure immagina, e invece di parlare del fallimento del piano 2010-2014, preferisce sviare l’attenzione vagheggiando di un miliardo di investimenti e due nuovi modelli che entreranno in produzione presso il sito di San Nicola di Melfi. Solito circo delle promesse e delle mirabolanti performance, a parole, con il quale sta cercando di prendere tempo di fronte alle evidenti debacle del mercato. Le novità, se così le vogliamo chiamare, sono in realtà due restyling, "carburate" con un miliardo di investimenti che andrà a finire soprattutto all'installazione dei robot. Il primo, una jeep, quella di cui tanto si è parlato per lo stabilimento di Mirafiori; il secondo, una versione più “ricca” della 500, la 500 X. Con queste cartucce da cacciatore della domenica l’Ad di Fiat vuole aggredire, udite udite, l’alto di gamma, ovvero quel segmento di mercato che è saldamente in mano ai marchi prestigiosi, come la VW. C’è una sproporzione enorme tra quanto sogna il manager italo-canadese e la realtà dei fatti. Le potenzialità produttive di Melfi si aggirano su mezzo milione di autovetture, praticamente quasi tutto il venduto attuale di Fiat. Che pallottoliere sta usando Marchionne? Fine dello spettacolo.

Il resto è stato tutta una girandola di convenevoli e complimenti, a cui hanno partecipato i reggicoda dei sindacati firmatari di Fabbrica Italia. La “replica della replica” che per il solo fatto di essere stata ospitata in un sito produttivo a pochi giorni dalle elezioni ha attirato l’attenzione del circo mediatico. Alle tute blu resta l'amaro in bocca di un progetto, quello di Fabbrica Italia, che per loro prevede aumento dei ritmi di lavoro e azzeramento delle tutele sindacali.

Fuori dai cancelli, la Fiom, con i suoi massimi dirigenti (Maurizio Landini e Giorgio Airaudo) ha distribuito volantini di forte contestazione. "Monti qui ha assunto il modello Marchionne come programma politico per candidarsi alle lezioni – dichiara il leader del sindacato dei metalmeccanici - . Io inviterei Monti ad andare anche a Termini Imerese o all'Irisbus, dove Fiat sta chiudendo. Io non estenderei il modello Marchionne perche' e' contro la Costituzione e penso che le politiche di Monti hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori". Sui progetti enunciati da Marchionne aggiunge: "Nei tre anni alle spalle Marchionne ha cambiato tre volte le cose che doveva fare. Peccato che di accordi scritti non ne prende. A me non preoccupa che si parli di investimenti, infatti sono due anni che chiediamo di discutere e mantenere qui le produzioni, ma accanto a due nuovi modelli mi chiedo cosa sara' della Grande Punto e la nuova Grande Punto. Dove verranno prodotte? La Fiat sta vendendo Panda e Punto, mi chiedo se Fiat sia in grado di garantire 400mila auto al giorno senza la Punto. Questo e' un elemento che non e' stato chiarito. Mi smentiscano se non ho capito, ma ho capito che la Punto non sara' fatta a Melfi". Infine una battuta sui piani di investimento non rispettati dalla Fiat: "Non si puo' dire che Fiat stia mantenendo quanto detto. Fiat ha parlato di 20 miliardi di investimenti. Volkswagen ha annunciato 50 miliardi di investimenti per agire su tutti i livelli di produzione anche attingendo a fondi pubblici. Su Fiat non vedo la stessa cosa, temo che Fiat abbia la testa negli Usa e un governo degno di questo nome dovrebbe preoccuparsene".

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