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Sel, ancora fratture. Accuse di "premi ai fedeli" in Sicilia per le primarie
Ribellione all'interno di Sel siciliana contro "la deriva antidemocratica sulla gestione delle primarie", frutto di "un patto scellerato", dei gruppi dirigenti vendoliani nazionali e periferici. Le fratture di Sel non sono solo a livello nazionale – è di sabato l’uscita di Alfonso Gianni – ma anche a livello locale. A lanciare le accuse e' questa volta Franco Cantafia, ex capo della Cgil palermitana e membro della segreteria regionale di Sel, che ha unito la sua firma a quella di altri dissidenti. Le primarie, accusano i firmatari - oltre a Cantafia, Vincenzo Cilia, coordinatore provinciale Sel Ragusa, Gaspare Giacalone, sindaco di Petrosino, e Maria Guagliardito componente del coordinamento provinciale di Palermo - "non sceglieranno nessuno. Il centro non solo si riserva di nominare 23 prescelti ma di piu', scegliera' le circoscrizioni dove piazzarli, solo dopo le primarie". Quindi, I 'ribelli' annunciano che non parteciperanno alla primarie, sperando di tirarsi dietro un pezzo significativo del partito. "Cosi', "non solo il cerchio stretto, ma si premieranno i fedeli che hanno vinto e si puniranno i sospetti di autonomia di pensiero. Questa scelta ci mette nelle condizioni di non accettare di essere utili idioti che certificano, con la loro presenza la democrazia, anche se non c'e', in un contesto che nei fatti, conferma i metodi del porcellum".
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