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"Cambiare si può". Andrea Morniroli: "Ora uno sforzo per definire le regole interne"

Qual è la tua valutazione sull’assemblea di sabato di "Cambiare si può"?

E’ senz’altro una valutazione postiva per il clima che si è respirato, la tipologia di persone presenti e i contenuti emersi. Certo, questo non mi toglie dalla testa che ci sono ancora molti rischi e contraddizioni aperte. Tre mesi prima delle elezioni ci sono problemi sulle regole che riguardano i meccanismi decisionali rispetto a una rete fragile che sta nascendo adesso. E, dall’altra parte, andasse avanti l’ipotesi delle liste rispetto ai criteri della rappresentanza. Un tema che è rimasto a aperto e che rispetto ai presenti ha rappresentato una mezza delusione. Diversi sono spaventati del fatto che, al di la di una presenza corretta in assemblea delle forze organizzate, si finisca per sentirne il peso sul lungo periodo. Difficilmente, per esempio, si riuscirà a raccogliere le firme per le liste senza un aiuto delle forze organizzate.

Certo, un passaggio delicato…

Ho smesso di chiedere il dna alle persone da tempo. Meglio vedere cosa fanno nel concreto. Certo, non si può utilizzare un criterio manicheo. Certi vizi dei partiti ci sono anche dentro il movimento. Rispetto a questo diventa quindi importante che ci si dia alcuni tipi di antidoti. Varrebbe la pena che i settanta firmatari facessero uno sforzo, e si assumano la responsabilità, per buttare lì una serie di nodi sui quali chiamare l’assemblea del 14 e 15 a confrontarsi.

E’ riecheggiata molto l’idea del laicismo.

Credo che la cosa più importante sia davvero non essere monocromatici. Dobbiamo portare dentro a questo processo quelle istanze di alternativa al liberismo e queste istanze non stanno solo nella sinistra. Tante volte nella sinistra su queste tematiche c’è stato moralismo. Personalmente ho potuto constatare che in alcuni settori dei cristiani di base e in certo pensiero della borghesia liberale c’è una maggiore forza e sensibilità. Questo ci permette di rinnovare il linguaggio

Il modello No Tav può essere un punto di riferimento?

Se dovessi dire, conoscendo la valle la cosa che mi ha colpito è come si sia riusciti a costruire da uno specifico una cultura di comunità attenta alle differenze, e accogliente. I movimenti sono riusciti in qualche maniera proprio perché sono stati capaci di rendersi appetibili per tutte le aree di opinione vicine. Capaci di smantellare il pregiudizio. Anche con i cattivi non possiamo pensare che le istanze peggiori le lasciamo agli altri. Ritrovare i linguaggi per uscire da noi. Non vuol dire che bisogna rinunciare ai paletti ma esserne consapevoli. Di fronte al sindaco del paesino lombardo non dà la mensa ai meridionali mi devo porre delle dieci mamme italiane che gli danno ragione.

Il leaderismo è un tema che è stato molto criticato dalla platea.

Penso che anche questo aspetto è il prezzo che paghiamo da anni di frantumazione e fallimenti. E in un certo senso abbiamo anche contribuito a costruirlo. Dobbiamo fare i conti sapendo che può essere anche un valore. A Napoli per esempio è servito perché ha riattivato energie della società civile. Certo, non è sufficiente perché può riuscire a non governare.

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