Lunedì 19 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 18:51
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Il femminismo arabo tra rabbia e speranza
INTERVISTE Parla Wassyla Tamzali, oggi a Napoli per il Festival Storia
Nell'autobiografico «Une éducation algérienne», le ragioni di una lotta durata mezzo secolo A Napoli, nella cornice dell'ottava edizione del FestivalStoria (www.festivalstoria.it), quest'anno dedicata al Mediterraneo, Wassyla Tamzali, storica femminista algerina (classe 1941), discute oggi della condizione delle donne arabe. Da sempre espressione di un femminismo laico, non disposto a fare concessioni al revival religioso che attraversa il mondo arabo e tanto meno a quei movimenti che vedono nell'islam una possibile strada per l'emancipazione, Wassyla Tamzali, con il suo piglio deciso contesta tutti coloro che vogliono ridurre la sua identità di donna algerina che vive in Occidente alla semplice e sola identità religiosa, quella musulmana. Ai suoi occhi l'Islam non può spiegare la pluralità delle sue identità e appartenenze, la sua lunga storia che attraversa il '900 e le grandi speranze e disillusioni di quel secolo e di questi anni recenti.
Figlia di notabili algerini, abbraccerà ben presto le ragioni della lotta per l'indipendenza come ha raccontato in Une education algérienne apparso nel 2007. Divenuta avvocato alla corte di Algeri prima e responsabile di programmi sulla condizione femminile nel Mediterraneo all'Unesco dopo, Wassyla Tamzali, grazie al suo attivismo e i suoi numerosi libri, è da sempre una delle voci più eminenti del femminismo arabo. In vista dell'incontro di oggi pomeriggio abbiamo incominciato a discutere con lei di rivoluzioni, femminismi, islam, Oriente, Occidente, rabbia e speranze.
L'8 marzo 2012 è stato pubblicato un appello firmato da lei e da altre sette eminenti esponenti del mondo arabo intitolato L'appel des femmes arabes pour la dignite e l'égalité (www.lemonde.fr/journee-de-la-femme/article/2012/03/08/l-appel-des-femmes-arabes-pour-la-dignite-et-l-egalite_1653328_1650673.html) in cui rivendicavate dignità, libertà, uguaglianza per le donne arabe e chiedevate che i nuovi paesi che stavano emergendo dalle rivoluzioni arabe accordassero uguali diritti agli uomini e alle donne. A quasi due anni dallo scoppio delle cosiddette rivoluzioni arabe, quale è oggi la condizione femminile?
Quando si parla di rivoluzioni arabe la questione femminile è centrale. Le donne sono sotto attacco in Egitto e in Tunisia. Ma fortunatamente, se guardiamo alla Tunisia, sempre più persone stanno prendendo posizione contro gli attacchi alle donne, al loro stile di vita. Si tratta di qualcosa di molto positivo. Tuttavia non possiamo concentrarci solo sulle donne, il problema è più ampio, è quello delle promesse mancate della rivoluzione e in particolare tocca la questione della libertà. La gente non è scesa in piazza per avere gli islamisti al potere. Le immagini che in questi giorni vengono da Siliana sono emblematiche a proposito. Nelle strade sono scese in piazza anche le donne con il velo. Il punto non è semplicemente la laicità, va ben oltre.
Diversa è la situazione in Egitto: qui siamo in un periodo controrivoluzionario, anche se ci siamo arrivati attraverso un meccanismo democratico, le elezioni. I partiti islamisti non fanno politica, vogliono solo prendere il potere, essere egemoni. Ma questo alla fine farà sì che le persone prenderanno le distanze dai partiti islamisti. Io credo che sarà la fine dell'utopia islamista.
Il femminismo ha oltre un secolo di storia nel mondo arabo. Le donne hanno significativamente partecipato alle lotte di indipendenza e una volta formatisi gli stati post-coloniali hanno denunciato le ingiustizie e le ineguaglianze di genere. Lei ha partecipato a diversi movimenti, come il collettivo «Maghreb Egalitè». Quale è attualmente lo stato dei movimenti femministi nel mondo arabo?
Oggi le femministe stanno affrontando una grande prova. Non potevamo immaginare che la situazione sarebbe stata così grave. Dall'Egitto alla Tunisia le femministe sono costantemente chiamate ad agire contro le dittature e gli islamisti.
Da una decina d'anni sulla scena internazionale si è affermato il cosiddetto femminismo islamico, un movimento che rivendica diritti per le donne da una prospettiva religiosa. Partendo dall'idea che i testi sacri siano portatori di un messaggio di uguaglianza di genere diverse donne musulmane che vivono in «Oriente» e in «Occidente» stanno proponendo nuove esegesi coraniche attente alla questione di genere e stanno rivendicando la riforma di codici e di istituti patriarcali. Cosa pensa delle rivendicazioni di genere portate avanti in una cornice religiosa?
Nel femminismo islamico non trovo niente di nuovo. Da cinquant'anni le femministe provano a riformare l'islam: è stato un fallimento. Le femministe islamiche - uso questo termine, anche se non mi piace - sono, anche loro malgrado, strumenti nelle mani degli islamisti che inevitabilmente finiscono per sostenere. Queste donne non potranno mai raggiungere il loro obiettivo, i movimenti islamisti non vogliono riformarsi; se no che movimenti islamisti sarebbero? La loro base è la sharia, e la sharia è contro gli uomini e le donne. Non sarà il femminismo a cambiare l'islam. Tuttavia in questo ambito trovo interessante il movimento Per l'uguaglianza, Musawah, nato in Malesia. Loro dicono: «siamo musulmane e vogliamo libertà e diritti», ma non vogliono cambiare le istituzioni islamiche come si propongono di fare gli organizzatori dei convegni internazionali di femminismo islamico organizzati in Spagna.
Lei vive in Europa da anni. Come le appare la condizione delle donne musulmane in Occidente? Quali sono le principali sfide che queste donne devono affrontare?
Su questo argomento ho scritto un libro di oltre duecento pagine. Le donne musulmane in Europa abbracciano l'islam per differenziarsi dagli altri europei. È un meccanismo molto pericoloso. Basti pensare alla questione del velo, di cui è stata fatta una bandiera identitaria. È un atteggiamento pericoloso.
Nel suo libro Une femme en colère: Lettre d'Alger aux Européens désabusés pubblicato nel 2009 lei è molto critica nei confronti di una certa parte dell'élite intellettuale occidentale. Ci può spiegare la sua posizione?
Gli europei sono incapaci di considerare che le questioni dei paesi del sud obbediscono alle stesse regole d'intelligenza dei paesi del nord. Per esempio le femministe occidentali possono lottare contro la chiesa e il cristianesimo, ma noi non possiamo lottare contro l'islam, perché ci dicono che l'islam può liberare le donne. Quando si tratta del mondo musulmano gli occidentali perdono la loro capacità di analisi.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi