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La strategia di Berlusconi è tutto, fuorché improvvisata

Ecco, in dieci motivi, perché il Cavaliere (dal suo punto di vista) ha fatto bene. Si è ripreso la scena politica, ha zittito gli avversari nel Pdl, ha messo all’angolo i centristi, costretto Monti sulla difensiva e ha già avviato la campagna elettorale. E adesso annuncia: «Torno per vincere, non per gareggiare»

Silvio Berlusconi si riprende la scena politica. Improvvisamente toglie la fiducia alla squadra di Mario Monti. Apre, di fatto, una crisi di governo. Mentre Giorgio Napolitano è costretto a convocare al Quirinale i leader di partito, i presidenti delle Camere e lo stesso Monti per cercare una via d’uscita, il centrosinistra accusa l’irresponsabilità del Cavaliere. La sua è una scelta avventata, spiegano. Che rischia di mandare il Paese a gambe all’aria. In realtà la strategia di Berlusconi è tutto fuorché improvvisata. Anticipare la fine della legislatura forse non servirà l’interesse dell’Italia. Ma sicuramente agevola il disegno politico dell’ex premier. Per almeno dieci motivi.

1) Berlusconi torna il protagonista della scena politica. Per riconquistare il palcoscenico gli basta un comunicato stampa, inviato alle 22.30 di mercoledì sera. Non c’è neppure bisogno di avvertire i suoi uomini (che infatti restano sorpresi dall’accelerazione). Lo avevano dipinto come un leader stanco e sfiduciato. Pronto a lasciare l’Italia e la politica, magari per trasferirsi in Africa, di cui si sarebbe innamorato durante i recenti soggiorni nel resort kenyano di Briatore. Eppure, nel bene o nel male, oggi il Paese parla ancora soltanto di lui.

2) Mette a tacere critiche e dissidi all’interno del Pdl. I giornali avevano raccontato di fazioni armate, scontri tra correnti, prossime scissioni. Tutto vero. Ma al primo cenno del Cavaliere i dirigenti del partito si sono tutti riallineati. Qualcuno è rimasto coerente con i propri dubbi. L’altra sera a Montecitorio cinque deputati hanno votato la fiducia al governo, contro le indicazioni del gruppo. Un po’ pochi. Nei prossimi giorni ci saranno altre defezioni? Chissà. Si dice che qualche deputato possa presto lasciare il Pdl. Per il momento tengono banco le numerosissime dichiarazioni di stima e affetto giunte all’ex premier da quasi tutti i parlamentari.

3) Spiazza i centristi di Pier Ferdinando Casini. Nell’area moderata si lavora da tempo a un progetto politico finalizzato a riportare Mario Monti a Palazzo Chigi. Lavori in corso per un’intesa tra l’Udc, il movimento futurista di Gianfranco Fini, gli uomini di Montezemolo, alcuni ministri in uscita dall’attuale governo. L’accordo, già difficile, è messo in crisi dall’accelerazione del Cavaliere. Colti di sorpresa, Casini e gli altri rischiano di dover abbandonare il progetto. Se si andrà al voto in tempi rapidi, l’unica prospettiva resta il dialogo con il Partito democratico. Con tutte le difficoltà del caso.

4) Berlusconi blocca le primarie del Pdl. L’idea di una competizione tra aspiranti leader del centrodestra non gli è mai piaciuta. L’aveva promossa con forza il segretario Angelino Alfano. Un passaggio necessario per sancire la sua incoronazione alla guida del partito. Adesso il Cavaliere accelera la fine della legislatura, cancella di fatto le primarie e sconfessa il suo delfino. E perfidamente lo spedisce davanti alla stampa per annunciare la notizia.

5) Blocca i suoi processi. I giornali ne fanno una questione centrale. Anticipando la campagna elettorale, Repubblica racconta che il Cavaliere potrà «contare sul ricorso sistematico al legittimo impedimento per il processo Ruby». Persino il Foglio di Giuliano Ferrara ammette che «difficilmente un candidato premier viene condannato a campagna elettorale aperta».

6) Cerca di strappare l’election day. Difficile a febbraio, più probabile a inizio marzo. L’obiettivo è quello di accorpare Regionali e Politiche. D’altronde perché correre il rischio di presentarsi in campagna elettorale qualche settimana dopo essere stato già sconfessato dalle urne (fossero anche solo quelle della Lombardia)?

7) Archivia definitivamente la riforma della legge elettorale. Il Cavaliere non lo può dire, ma dal suo punto di vista – e probabilmente anche da quello di Pierluigi Bersani – il Porcellum è il miglior sistema per andare al voto. Con l’attuale legge i movimenti centristi pro-Monti perdono qualsiasi prospettiva. Le liste dei candidati vengono preparate a tavolino nelle sedi di partito. E con il premio di maggioranza al Senato, attribuito a livello regionale, c’è una discreta possibilità di riuscire a pareggiare. Lasciando a Bersani e Vendola la patata bollente di una maggioranza risicata.

8) Blocca sul nascere le aspirazioni politiche di Mario Monti. Il Professore potrà anche candidarsi. Anzi, lo strappo del Cavaliere forse lo ha definitivamente convinto. Ma al momento non ci sono liste per sostenere il presidente del Consiglio. I sondaggi relegano l’Udc di Casini e Futuro e Libertà di Fini a percentuali poco generose. Così come il movimento di Montezemolo. Con buona pace del premier.

9) Avvia la campagna elettorale prima degli altri. Il leader del Pdl brucia tutti sul tempo. Il messaggio con cui vuole presentarsi agli italiani – per la sesta volta – è di forte critica nei confronti del governo Monti. Quale migliore occasione della mancata fiducia all’esecutivo? Una nuova discesa in campo contro il governo delle tasse, dice. Guarda caso lo strappo avviene proprio nei giorni in cui tanti italiani devono pagare la rata dell’Imu.

10) Berlusconi è al riparo da figuracce. Chi lo ha detto che alla fine l’ex premier si candiderà davvero? Per ora l’annuncio è arrivato solo da Angelino Alfano. Se alla fine i sondaggi dipingeranno uno scenario particolarmente nero, il Cavaliere avrà sempre il tempo di mandare avanti il suo segretario. Giravolta più, giravolta meno. Così Berlusconi avrebbe anche l’opportunità di bruciare il suo successore. Alla faccia della rottamazione.

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