La giornata di protesta, un grande presidio di massa, del 15 febbraio ha rappresentato un evento importante, a Napoli. E’ stato il primo appuntamento nel quale si è tentano (da parte di uno schieramento sociale e politico che va dalle Mamme vulcaniche contro le discariche, ai precari BROS, all’Unione Sindacale di Base, a lavoratori delle aziende - pubbliche e private- colpite dalla crisi, fino a forze politiche come Rifondazione Comunista/FdS) di costruire un percorso unitario per reagire alle scelte sbagliate del Governo Monti e a quelle altrettanti odiose della giunta regionale Caldoro di centro – destra. Antonio D’ Alessandro, segretario del PRC napoletano, che ha guidato una folta delegazione del partito alla giornata di protesta del 15 febbraio, ha dichiarato che le istituzioni locali, a partire dal governatore regionale Caldoro, anziché richiudersi in palazzi protetti da ingiustificati schieramenti di forze dell’ordine, si debbano
attivare insieme al Governo per offrire soluzioni concrete alle tante vertenze sociali, che interessano Napoli e la Campania. La giornata napoletana del 15 febbraio è stata, invece, una brutta pagina per quando riguarda il rispetto delle garanzie democratiche. Infatti, il divieto di svolgere il corteo conferma il rischio di un’ affermazione di uno ‘stato di eccezione’ per le libertà democratiche nel nostro Paese. Su questo piano i partecipanti alla manifestazione/assedio hanno lanciato un grido di allarme a tutti democratici del nostro Paese.





