Sono passati precisamente 100 giorni dall'incoronazione di Mario Monti. Ricordate? All'improvviso viene fatto Senatore a Vita dal Presidente Napolitano, che lo promuove 'salvatore della Patria' subito dopo facendolo digerire a destra e a sinistra. Tutti d'accordo: è lui l'uomo giusto per uscire dalla crisi. In 100 giorni ha fatto di tutto e di più, l'ha raccontato nel dettaglio anche in un rapporto appena pubblicato (SCARICA QUI). Con formule ingannevoli, come 'Salva Italia' o 'Cresci Italia', ha fatto una manovra di austerità senza precedenti, una riforma delle pensioni e oggi si appresta a dare il colpo di grazia al mondo del lavoro, precarizzandolo e svuontandolo di diritti e tutele, come l'articolo 18. Avrebbe portato equità, giustizia sociale e ci avrebbe addirittura fatto uscire dalla crisi. I risultati sono: più disoccupazione, più disuguaglianze, più crisi (siamo in recessione!).
Nel mondo politico si sprecano le parole di elogio nei confronti di questo esecutivo, mentre sono poche le voci che dicono come stanno effettivamente le cose. Tra queste c'è quella di Paolo Ferrero, sergretario nazionale Prc, che afferma: «Il rapporto sui primi 100 giorni del governo è un’operazione di propaganda che dimentica i sacrifici chiesti a lavoratori e pensionati italiani: questa è la cifra del governo “tecnico”. L’esecutivo aveva come obiettivi giustizia sociale e uscita dalla crisi: e invece ha realizzato ingiustizia sociale e aggravato la crisi con i suoi provvedimenti. Ha fatto peggio di Berlusconi, perché almeno lui aveva un’opposizione mentre ora Monti parla e agisce “a reti unificate”. L’elemento portante di questi primi cento giorni è costituito dall’attacco alle pensioni e dai tentativi di smantellamento dei diritti dei lavoratori, dall’articolo 18 alla cassa integrazione. Oltre alla mancanza di una tassa sui grandi patrimoni, al taglio delle grandi opere inutili e all’assenza di provvedimenti in favore di precari e disoccupati. Altri cento giorni così sono una prospettiva drammatica per il Paese: la recessione peserà sempre di più sui lavoratori».





