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Val d’esempio

L’area del cantiere sempre più militarizzata. Colonne di blindati sgomberano i manifestanti mentre una ruspa rimuove le barricate Sconosciuti danno alle fiamme le auto di due no tav. La polizia carica e disperde i manifestanti sull’autostrada Torino-Bardonecchia. I sindaci della valle presenti al presidio contro il cantiere Chi imbocca in questi giorni l’Autostrada A32 per Bardonecchia e il traforo del Frejus trova quasi subito un cartello luminoso che lo obbliga a uscire poco dopo sulla statale che risale la valle: «Tratta Avigliana-Susa chiusa per motivi di ordine pubblico». Che il tratto di autostrada sia chiuso è vero, la causa no. Sullo svincolo dell’autostrada dove sorge il nuovo presidio, poco prima di Bussoleno qualcuno ha scritto sul guardrail «Road closed for dignity». L’affermazione corrisponde al vero, non è una questione di punti di vista.
La mattinata del terzo giorno di blocco scorre tranquilla dopo una notte apparentemente calma: l’apparenza però spesso inganna e se in autostrada tutto filava liscio a poche decine di metri qualcuno incendiava tre auto di altrettanti notav della valle che vegliavano ignari al presidio. Poi, per confondere un po’ le acque la stessa mano tentava di dare alle fiamme un magazzino e il telone di uno dei tir bloccati da due giorni sulla statale.
Ieri mattina qualcuno ricordava i due presidi no-tav completamente distrutti dalle fiamme all’indomani di una manifestazione nel dicembre del 2008: durante il giorno c’erano state cinquantamila persone in piazza e la notte la risposta della mafia delle grandi opere non si era fatta attendere. Che la direzione su cui indagare fosse quella era evidente ma non risulta che le indagini abbiano fatto grandi progressi.
La mattinata del terzo giorno scorre dunque senza allarmi. Già l’altro ieri sera il numero di persone era cresciuto rispetto al primo giorno, senza contare le troupe di giornalisti e cameramen. Verso l’ora di pranzo a Torino è in programma un incontro dei sindaci e della Comunità montana con il prefetto e il tempo passa nell’attesa di qualche novità positiva.
Nel frattempo, pochi chilometri più a monte l’area militarizzata del «non cantiere» della Maddalena di Chiomonte è sempre più off limits. Fino ala scorsa settimana gli agricoltori potevano accedere ai loro terreni muniti rigorosamente di documenti e lasciapassare e scortati da agenti: da lunedì nuovi blocchi di cemento e robuste reti metalliche sbarrano ogni strada di accesso e gli agricoltori si arrangino. Le truppe barricate nel recinto non usano queste strade, da mesi hanno messo sotto sequestro la carreggiata sud della A32 per parecchi chilometri intorno alla rampa di accesso del non cantiere.
Tornano i sindaci al presidio e relazionano: dal prefetto nessun impegno a sospendere i lavori, solo una generica promessa a farsi interprete presso il governo della richiesta dei sindaci di un incontro. Mentre il presidente della comunità montana sta ancora relazionando sullo svincolo dell’autostrada arriva l’allarme: colonne di blindati arrivano da due lati. Senza tanti complimenti la ruspa libera l’autostrada, le truppe dietro avanzano e parte il lancio di candelotti lacrimogeni che piovono sulla gente alla rotonda della statale e sulle auto parcheggiate. Se c’era bisogno di un’ennesima conferma di cosa intendono per dialogo con la valsusa e i suoi amministratori i governi di ogni colore, compreso quello incolore del governo tecnico, l’abbiamo avuta ieri sera. Un gruppo rimane intrappolato in autostrada: tra di loro Alberto Perino, Giorgio Cremaschi venuto a portare la sua solidarietà al presidio, il consigliere regionale Davide Bono.
Il sole è tramontato da un pezzo e con gli occhi che ancora bruciano per i lacrimogeni è difficile dire cosa succederà quando sarà buio del tutto. Al momento la situazione sembra di stallo e sembra assurdo che chi ha dato l’ordine di intervenire in forze voglia fare il bis dell’azione incomprensibile del giorno precedente in cui poliziotti e carabinieri, dopo aver ripulito l’autostrada avevano fatto dietro front come se niente fosse. Vedremo.
Se la giornata era iniziata bene, la serata e soprattutto la notte potrebbero avere segno molto diverso. Resta il grandissimo conforto che Luca in ospedale migliora: ieri è stato svegliato per breve tempo dal coma farmacologico e ha risposto bene alle sollecitazioni dei medici. Sembra un miracolo. Ma anche la resistenza ultraventennale della Val di Susa sembra un miracolo ma è realtà. E non finirà certo questa notte, potete scommetterci.

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