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Nanni Moretti il saccente che dal 1998 continua a sbagliare film.

Per Repubblica dare spazio a detrattori della sinistra che parla di alternativa reale è una vera e propria missione. Dopo Saviano e il suo misero revisionismo storico oggi tocca a Nanni Moretti, rinfocolare le polemiche contro il pericolo comunista. E se dovessimo a persone del genere il merito di aver ucciso la politica?

“Saccente”, l’epiteto, rivolto a Nanni Moretti da Fausto Bertinotti è semplicemente perfetto. Il regista ritiratosi sull’ Aventino non per sfuggire al fascismo ma perché lì si respira aria buona e non ci sono classi subalterne a rompere i coglioni, intervistato dal maggior partito di quotidiano (pardon quotidiano di partito) nazionale, La Repubblica ci illustra ancora una volta dall’alto del suo sapere da dove nascono i mali dell’Italia degli ultimi 10 anni. Da un liberismo senza frontiere? Dalla morte della politica? Dagli inciuci di potere e dall’aumento di divario nella ripartizione delle ricchezze fra lavoratori dipendenti e padroni? Dalla precarietà imperante, dalle guerre economiche e militari, dagli sprechi e dalle speculazioni del capitale finanziario? Ma che, ignoranti che siamo. La colpa originaria ha un solo nome, si chiama Rifondazione Comunista, è nel massimalismo della sinistra che non ha accettato l’arrivo di una nuova epoca dell’oro celata dietro i grandi propositi di uomini come Marchionne. Secondo il mediocre cineoperatore, se il Prc non avesse fatto cadere il governo Prodi nel 1998 non avremmo avuto il ventennio berlusconiano e tutti i danni che ne derivano. Bertinotti, con onestà intellettuale, ha replicato con pazienza ricostruendo passo dopo passo l’evolversi della vita politica in Italia e il ruolo che in essa ha avuto Rifondazione ma da vero  mausoleo della settima arte Moretti non risponde, non capisce, non può sentire. Del resto visto che c’era se la poteva anche prendere con Spartaco e la sua rivolta degli schiavi, con Lenin e la rivoluzione bolscevica, poteva anche unirsi al mirabile Saviano che sputa veleno su Antonio Gramsci. Ma no Moretti, il girotondino rimasto senza compagnia rimuove tutto quello che è accaduto dal 1998 ad oggi, le controriforme che si sono abbattute su ogni ambito  della vita sociale e democratica senza incontrare che fragili, frammentarie e poco rappresentate opposizioni. Il tribuno che si scagliava con un coraggio da leone di paglia contro il perdurare dei vetusti leader del centro sinistra oggi ignora che sono gli stessi a distribuire pagelle e a decidere sul futuro del Paese, l’intellettuale che “mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in penombra?”, dimostra tutta la sua mediocrità da moderato ben pensante e che non paga la crisi, si può crogiolare producendo film insipidi esaltati solo dal quotidiano di partito di cui sopra ma evidentemente di leggere un giornale decente non se ne parla. Lo sa il signore del Caro Diario, cosa significherà per questo paese il pareggio di bilancio in costituzione? Sa cosa significa non solo il taglio alle spese sociali ma il fatto che a produrre cinema potranno restare soltanto privilegiati come lui? Altro che Autarchico (uno degli unici film riusciti) le sue divagazioni estemporanee di approvazione verso il governo Monti ricordano più una “Palombella Rozza”, verrebbe da dirgli, parafrasandolo, “Moretti: dì qualcosa di sinistra!” Ma è difficile chiederglielo come al quotidiano di partito che lo celebra. Il Pd può esaltarsi al grido di Habemus Papam, e magari provare a candidarlo in qualche primaria per fargli prendere l'ennesimo schiaffo. Continuatevi così, "fatevi del male".

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