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Writing in a time of revolution.. voci dalle primavere arabe

“Il mio inchiostro prende vita e scrive tutto questo” La causa della Primavera araba ha abbattuto tutte le barriere, unificando, forse come non mai nella storia, i vari strati sociali nei singoli paesi e superando i confini all’interno della Ummah (comunità) islamica.

Figli dello stesso malcontento politico e sociale, ognuno ha reagito come meglio poteva e sapeva, muovendosi parallelamente e simultaneamente verso un obiettivo comune.  Ad un anno di distanza dallo scoppio delle rivoluzioni nel mondo arabo e alla vigilia del compleanno del poeta e scrittore palestinese Mahmoud Darwish (padre della poesia rivoluzionaria), presso l’Università AUB di Beirut, si è tenuta un’interessante tavola rotonda sul ruolo che hanno avuto scrittori e giornalisti nella Primavera araba. La conferenza dal titolo “Writing in a time of revolution”, presieduta dal noto autore libanese Elias Khoury, ha visto protagonisti cinque scrittori, blogger ed attivisti provenienti da tutto il mondo arabo. A partire da chi la rivoluzione l’ha “vinta”, come lo scrittore tunisino Kamel Riahi e la giornalista egiziana Ahdaf Soeif, passando per chi l’ha vista nascere e morire, è questo il caso di Ali Al-Jallawi (Bahrain) e Nadia Al-Kokabany (Yemen), si è arrivati a Khaled Khalife, noto autore e sceneggiatore siriano che ancora oggi lotta e soffre per la libertà del suo popolo. La scrittura ha incitato il popolo o è stato il popolo ad ispirare la scrittura?  Lo scrittore siriano Khaled Khalife, condizionato forse dalla realtà sociale del proprio paese, avverte la sua produzione unicamente figlia della forza profusa dal popolo siriano nella rivoluzione di piazza. “E’ solo guardando e ammirando ciò che i miei concittadini hanno speso e tutt’oggi spendono nella lotta al regime totalitario di Assad che la mia penna comincia a volare, denunciare e pubblicizzare”. Residente nel vicino Libano, lo scrittore siriano insiste sull’importanza primaria della rivoluzione delle piazze, guardando alla produzione giornalistico-letteraria come una cornice, indispensabile sì, ma essenzialmente di rilevanza secondaria rispetto alle manifestazioni. La giornalista egiziana Ahdaf Soueif ritiene che la scrittura abbia avuto un ruolo di primaria importanza nelle rivoluzioni di piazza Tahrir. “La diffusione di messaggi positivi ha infatti sostenuto il popolo nella sua lotta. In Egitto i martiri della rivoluzione sono stati i ragazzi”. Invece secondo lo scrittore tunisino Kamel Riahi, a causa di un uso massiccio dei nuovi media, è impossibile stabilire con esattezza da chi sia stata guidata la rivoluzione. Per la scrittrice yemenita Nadia al-Kokabany, figura di spicco nel panorama letterario femminile, pioniera ed eroe della lotta all’emancipazione nel proprio paese, il rapporto tra la penna e le altre attività della rivoluzione è stato difficile. L’autrice più volte ricorda quanti hanno pagato per le loro parole con la prigione, la fustigazione, la tortura ed in molti casi, con la vita. Lo Yemen è uno dei paesi in assoluto più poveri al mondo, dove spesso la donna non ha diritto alla parola, figuriamoci alla scrittura. “Fin dall’11 febbraio 2011, la cooperazione tra gli scrittori e la rivoluzione ha viaggiato su due binari: uno atto a mettere a nudo la corruzione e l’arretratezza del regime, l’altro organizzando la rivoluzione, con riunioni clandestine nelle case yemenite. Questi scritti hanno chiarito al popolo tanti punti fondamentali che stanno alla base per il futuro del paese”. Anche La scrittrice e giornalista egiziana Ahdaf Soueif nel suo intervento ha messo in evidenza l’importanza che ha avuto la scrittura nella rivoluzione in piazza Tahrirl’ trasmettendo al popolo messaggi positivi e di incoraggiamento. La scrittrice ha creduto fortemente nel potere della scrittura nella rivoluzione in piazza Tahrir portarla a scrivere sulla rivoluzione egiziana da piazza Tahrir è stato quello di insistere su ottimismo per trasmettere un messaggio sulla sua fede nella possibilità. Per lei, la rivoluzione ha aperto la possibilità di un dialogo. Scrivere per il quotidiano britannico The Guardian lo scorso anno, ha detto che "in Egitto è stato il silenzio o gridare. Ora si tratta di una grande conversazione. L’incontro si è concluso con un significativo intervento dello scrittore libanese Elias Khoury, ex membro di al-Fatah, il quale mette in guardia le nuove generazioni sullo stato confusionale a cui si è approdati dopo un anno di rivoluzione e produzione letteraria. Esprime come gli altri la sua sincera approvazione verso la scrittura, ma allo stesso tempo esprime la sua preoccupazione affinché gli sforzi delle popolazioni non si esauriscano solo nella pratica letteraria, come avvenuto in passato, ma si continui anche con l’azione. Come detto, binari paralleli verso un obiettivo comune.