Venerdì 28 Novembre 2014 - Ultimo aggiornamento 23:13
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I MERCATI NON VANNO ASCOLTATI, I MERCATI VANNO AFFRONTATI. SABATO OCCUPYAMO PIAZZA AFFARI
I mercati non vanno ascoltati, i mercati vanno affrontati. Chi sono queste divinità alle quali dobbiamo sacrificare il futuro dei nostri figli, la sovranità del nostro paese? Sono forse degli angeli che ci danno la luce, il cibo, la vita? No, sono uomini e donne in carne ed ossa, che fanno pipì e sanguinano come noi.  A differenza nostra però questi uomini e donne siedono nella scala più alta della gerarchia sociale. Loro decidono lontano da noi, e impongono con il ricatto le loro decisioni. Sono, o tendono ad essere l'1% che si arricchisce della crisi che produce. Demistificare la crisi, indicare chiaramente chi sono i mandanti e gli esecutori è uno dei primi punti sui quali lavorare. La crisi non è un temporale, ma una scelta. Senza comprendere questo non c'è un avversario contro cui lottare. Senza capire chi è che muove le fila si finisce per sgomitare in basso l'uno contro l'altro. Abbiamo quindi una crisi che è prodotta da un modello barbaro ed arretrato di produzione, la globalizzazione capitalista, che funziona spostando gli investimenti dove questi permettono il maggior realizzo del profitto. In Europa per competere sul piano globale si è scelto di utilizzare la leva della speculazione per ristrutturare su scala continentale il processo produttivo.  Noi faremo i "cinesi" della Germania. Per imporre bassi salari ed alti ritmi ai lavoratori, con il corredo di ricatti e precarietà hanno creato Governi di emergenza, di salvezza nazionale, tecnici. Hanno prima deciso le regole in Europa con il  Fiscal compact ( una sorta di vampiro meccanico che succhia il sangue al popolo per i prossimi venti anni) e poi hanno messo dei tecnici per fare in modo che vada tutto liscio.   L'Europa è così diventato il campo di battaglia principale della crisi. La Germania ha usato la propria banca per controllare la BCE ed imporre sacrifici lasciando i paesi periferici in pasto alla speculazione. Quando questi escono tramortiti dalle manovre lacrime e sangue il capitalismo prussiano passa all'incasso. Così si è aperto il circolo vizioso della spirale austerity recessione, in questo modo i capitali tedeschi hanno potuto penetrare nei paesi periferici ( i Pigs) e costruire una propria gerarchia del lavoro in chiave europea. Sia chiaro che per far questo in Germania i lavoratori sono stati compressi ed i salari sono fermi da anni. In questo meccanismo perverso uno spettro ha iniziato a muoversi per l'Europa, quello dei conflitti, delle mille forme di resistenza. Questo movimento d'indignazione popolare ha scelto di lottare. Ha scelto di non credere alle panzane dei socialdemocratici e dei popolari, dei Governi tecnici e di unità nazionale. Il successo delle sinistra radicali alle elezioni recenti nel vecchio continente ne è la conferma. In Italia Monti ha avuto un credito enorme dopo Berlusconi, ma ha fatto un gravissimo errore. Ha sventolato ai mercati  lo scalpo dell'art. 18, e questo sventolio ha fatto capire agli italiani la vera essenza di questo governo. Ora le fabbriche si muovono e la gente è incazzata.  Questo movimento di popolo cresce, non si fida più dei politicanti che fanno promesse, non delega più le scelte ad altri. In Italia dopo il 15 ottobre abbiamo avuto un momento in cui tutto sembrava essersi fermato, ma era solo apparenza. Ora siamo di nuovo in movimento, nei presidi delle fabbriche in lotta, nei quartieri, in Valsusa.  Questo movimento variegato e radicale contesta la riforma del lavoro ed il vincolo di bilancio in costituzione, come l'adesione al Fiscal Compact. Norme queste che saranno votate nelle prossime settimane in parlamento. Sabato a Milano scendiamo in Piazza Affari, manifestiamo per la prima volta dopo decenni con una piattaforma netta e radicale. Sabato è la prima vera manifestazione di massa contro il Governo Monti e la BCE. E' importante esserci, ed è importante fare in modo che questa mobilitazione apra un percorso di contestazione duraturo alle politiche neoliberiste. 

dipartimento pratiche sociali e organizzazione PRC