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IL CANDIDATO "ITALIANO" DEL FRONT DE GAUCHE: LA NOSTRA FORZA E' LA CONCRETEZZA DELLE PROPOSTE
Guillame Mariel vive da molti anni in Italia e rappresenta un importante voce del panorama della sinistra, è candidato nel collegio estero per le elezioni politiche francesi per il Front de Gauche nel collegio che comprende anche l'Italia. Attualmente è nella segreteria provinciale del Prc di Arezzo come responsabile comunicazione e segue con competenza l’evolversi di processi riaggregativi in tutta Europa di una sinistra di classe e di alternativa. Voleva essere domani alla grande manifestazione del Front de Gauche che si terrà a Marsiglia con Jean Luc Melénchon ma per problemi di lavoro potrà seguirla soltanto attraverso la rete.

Prova a raccontare intanto le ragioni per cui si è realizzato, anche rapidamente un processo come quello del Front, che nei sondaggi viene accreditato del 18% dei consensi.

«Si tratta di qualcosa che aspettavamo dal 2005, dopo il referendum che ha impedito l’approvazione del Trattato costituzionale europeo. In pochi anni si è riusciti a federare forze sociali e partiti in un luogo unico, cosa che finora non era mi riuscita. Dopo il disastro delle elezioni presidenziali del 2007 è iniziata una maturazione lenta e anche travagliata che porta ora a speranze di risultato più che soddisfacenti».

Secondo te quali elementi sono stati determinanti?
«Io sono fra i tanti convinti che in Francia esista una forte cultura altermondialista che è maturata a lungo ma fino ad ora non aveva mai trovato uno sbocco politico. Penso alle manifestazioni del 1995, alla caduta del governo di destra, al referendum contro il trattato. Mancava però un legame fra le aspirazioni popolari e la possibilità di presentarsi a viso aperto nelle competizioni politiche. Fondamentale è stata la nascita del Partì de Gauche con la scissione dal Partito Socialista. Compagni che hanno capito l’irriformabilità della social democrazia e che hanno trovato l’appoggio dell’allora segretario del Partito Comunista Francese. Si è andata definendo una formazione politica che ha incontrato l’aspirazione ad avere rappresentanza dimostrandosi non più arrendevole. La crisi ha pesato ma c’è stata anche una aspirazione al cambiamento e al rinnovamento della sinistra anche nelle sue modalità comunicative, si sono fatte cose come i comizi via internet o con la lingua dei segni. Un approccio diverso e una modalità innovativa a partire dall’onestà della composizione e delle proposte. Si è capito che nel Front ogni progetto, ogni iniziativa deve essere frutto di analisi e studio, deve definirsi in una concretezza, deve dire come si reperiscono i fondi per attuare una proposta. Non c’è spazio per l’elettoralismo fine a se stesso».

Ormai stiamo parlando dell’esistenza di due sinistre in tutta Europa. Secondo te per quale ragione in Italia, la sinistra di alternativa non si unisce ancora?
«Si tratta di una sinistra che non riesce a far valere le proprie ragioni. A mio avviso questo dipende molto da quelle che sono le sovrastrutture dello Stato che impediscono il raggiungimento di una unità di intenti. In parte influiscono le leggi elettorali in parte l’esistenza di un apparato che gira attorno ad un potere troppo sovradimensionato. C’è una sorta di aristocrazia elettiva che incide, al di là del fatto che spesso il potere rende folli, una aristocrazia che impedisce la giusta umiltà nel lavoro. La presenza nelle istituzioni, anche locali di persone che poi non riescono a stare nel conflitto».

Questo porta a far crescere l’antipolitica?
«Quando tante persone si sentono al di fuori del normale quando invece dovrebbero vivere nei propri territori a contatto diretto con i problemi delle persone nasce un distacco inevitabile. L’antipolitica è la negazione della possibilità che si possa agire sulla realtà per contribuire a cambiare lo stato di cose esistenti. Chi vive solo nelle istituzioni, troppo spesso, sembra di agire nel mondo sovrannaturale».

In questo caso il progetto della Federazione della sinistra può segnare una inversione di tendenza?
«Un progetto che è già di per se di aggregazione di soggetti diversi è molto positivo. Deve però dare la possibilità a gente non organizzata di interagire per permettere a tutti coloro che vogliono di contribuire a costruire un quadro unitario anche negli obbiettivi che si pone».

Potrebbero influire anche positivamente i legami con le esperienze europee nate in Spagna, Germania, Grecia e Francia
«Credo che qui ci sia bisogno di una maturazione propria ma i collegamenti che già esistono nel continente possono contribuire. La Sinistra Europea è un ambito fondamentale di riaggregazione e, visto che la maggior parte delle decisioni fondamentali che vengono prese sono sovrannazionali, questa ricomposizione è fondamentale. Tutto avviene chiudendo spazi di democrazia, basti pensare a quanto Bruxelles e Bce hanno deciso ieri per il Portogallo. Contemporaneamente deve ricostruirsi, nella partecipazione una ricomposizione a livello territoriale, si tratta di due livelli che devono continuamente confrontarsi».

Cosa pensi del fatto che il leader di Sel Nichi Vendola abbia dichiarato che, se fosse stato francese avrebbe sostenuto Hollande?
«Non sono stupito. Quando ci sono state le primarie francesi, Gennaro Migliore aveva pubblicato su Gli altri, un lungo articolo sul partito socialista che prefigurava un avvicinamento con quella forza. Io in Sel ci sono stato e speravo che lo spazio della Sinistra Europea potesse servire per restare in un ambito diverso. Sel sta scegliendo il Partito socialista europeo che va da tutt’altra parte, verso la sinistra social liberista. Credo che una parte dei dirigenti e tanti militanti e attivisti non vedano di buon occhio questa linea o che magari vorrebbero poterne discutere. Si tratta di un cambiamento epocale e ne vogliono discutere».

In fondo la poca democrazia è spesso stata il limite enorme della sinistra
«Si c’è carenza di discussione di elaborazione collettiva e di autoformazione continua anche rivolta verso chi si avvicina generalmente al Movimento. Bisogna offrire strumenti di analisi e di partecipazione. Se questo manca ci si allontana, cresce l’antipolitica e ci si indebolisce come base sociale. Dovremmo ricordarci che quella italiana è una Repubblica che ha una sua storia importante, che dovreste sentire l’importanza della parola “uguaglianza”.