Martedì 29 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento 08:43
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CGIL: NICOLOSI "ROMPE" CON LA CAMUSSO SU RIFORMA DEL LAVORO
«Mentre in tutt'Europa avanza la richiesta di cambiamento del paradigma economico, politico e sociale, il governo Monti continua ad ispirarsi al modello liberista che tanti danni ha causato. Alla luce di tale consapevolezza, non sono d'accordo con il giudizio dato dalla segreteria nazionale Cgil in merito al ddl presentato dall'esecutivo sul mercato del lavoro. In particolare sull'Articolo 18».   Nicola Nicolosi, segretario nazionale Cgil, Coordinatore Area programmatica 'Lavoro Societa' rompe il fronte della maggioranza con la Camusso sul mercato del lavoro e vota contro al direttivo insieme a Cremaschi e Rinaldini. Più in dettaglio Nicolosi, riferendosi all'articolo 18, spiega di non essere d'accordo con »l'interpretazione fornita riguardo alla possibilità per i lavoratori di essere ancora reintegrati sul posto di lavoro. E' molto debole - dice -  e non ha elementi di fondatezza giuridica. La modifica dell'Articolo 18 non è accettabile e la Cgil ha il dovere di resistere all'attacco del governo e di Confindustria. In caso contrario, ci assumeremmo una responsabilità storica nell'avallare il cambiamento di una norma a discapito del sistema di protezione sociale e occupazionale dei lavoratori. La Cgil deve attestarsi su ben altra posizione: quella sancita dalla 'memorià recapitata al Senato in occasione della recente audizione delle parti sociali in commissione Lavoro: la Cgil ha assunto un orientamento positivo e pienamente rispettoso del diritto al reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. Riferendoci alle facoltà attribuite ai giudici del lavoro, abbiamo chiesto di reintrodurre il 'deve reintegrare, contro il 'può reintegrare previsto dalla nuova formulazione, per evitare il sorgere di conflitti tra scuole di pensiero all'interno della magistratura e forme di discrezionalità sulla pelle dei lavoratori.