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Liberazione non per tutti

Brutto clima, agguati e dimenticanze istituzionali. Ma ora le critiche sono per i partigiani

Non è il primo anno che il comitato romano dell’Anpi non invita il sindaco Alemanno alle manifestazioni per il 25 aprile. Così come altre volte, sebbene atteso, il primo cittadino alla fine non è intervenuto per evitare contestazioni. Quest’anno invece il mancato invito alle autorità cittadine e regionali ha scatenato la polemica contro l’associazione dei partigiani. Che invano ha spiegato di aver scelto di escludere tutti i politici dalla manifestazione di domani: gli ospiti sgraditi sarebbero stati evidentemente solo due: Alemanno e la presidente della regione Polverini. Tant’è che, senza invito, il presidente della provincia Zingaretti ci sarà ugualmente. Lo ha spiegato ieri mentre da destra a sinistra sui partigiani romani piovevano critiche.
A lanciarle non solo il fronte berlusconiano, ma anche qualche esponente del Pd e il leader del Terzo Polo Casini. Anche Cgil, Cisl e Uil del Lazio hanno diffuso un appello ecumenico perché non vengano escluse le istituzioni. Che si sono escluse da sole, giusto 20 giorni fa, in occasione del funerale del partigiano Sasà Bentivegna. Quando nessun rappresentante della regione e in ritardo solo un funzionario del comune hanno presenziato alla cerimonia in una sala della provincia. In quei giorni tanto la maggioranza di Alemanno quanto quella di Polverini si distinsero per le dichiarazioni offensive alla memoria del partigiano, medaglia d’argento al valor militare e tra gli autori dell’attentato di via Rasella. Il sindaco riuscì al massimo a promettere un ricordo «con tutti gli onori» del partigiano. Promessa non mantenuta. C’è chiaramente il segno di quei comportamenti e dell’amarezza che hanno lasciato nei partigiani dietro il mancato invito alla manifestazione di domani.
Manifestazione che quest’anno recupera il corteo e che sarebbe stata in tutti i casi poco agibile per Alemanno e Polverini. La presidente della regione già due anni fa fu oggetto di una contestazione con lancio di uovo (che però colpì Zingaretti e il vecchio presidente dell’Anpi Roma). Da allora Polverini – che i partigiani ancora ricordano nella curva laziale dei saluti romani – non si è più presentata al 25 aprile. Ieri però ha definito il mancato invito «un gesto grave». E ha chiesto al presidente della Repubblica di «spendere una parola» sulla vicenda. Invito che Napolitano ha lasciato cadere. Anche perché questo pomeriggio, in anticipo di un giorno visto che domani il capo dello stato sarà a Pesaro, le «associazioni combattentistiche e d’arma» e dunque anche l’Anpi con il suo presidente nazionale e con i rappresentanti di Roma, saranno ricevute al Quirinale. Dove sono attesi anche il sindaco Alemanno e la presidente Polverini. Intanto l’Anpi nazionale non è intervenuta per difendere la decisione del comitato di Roma e del Lazio. Al contrario, alla manifestazione di Milano come ogni anno sono stati invitati anche i rappresentanti di Provincia e Regione, mentre il sindaco Pisapia parlerà dal palco.
Nel convocare la manifestazione di a Roma (partenza alle 9.30 dal Colosseo), l’Anpi ha ricordato la lunga sequenza di intimidazioni e di assalti fascisti che si sono registrati nella Capitale. Dall’aggressione ai militanti del Pd di dicembre scorso ai raid a Casalbertone, al liceo Righi e contro i militanti del Teatro Lido di Ostia. Un clima teso, per niente mitigato dalle rituali e un po’ forzate dichiarazioni di condanna di Alemanno. Oggi in molti quartieri di Roma il ricordo del 25 aprile si tradurrà in manifestazioni antifasciste sul territorio, presidi nei quartieri dove ci sono state le ultime aggressioni neofasciste (a Casalbertone) e una cerimonia all’Esquilino nel luogo delle torture della famigerata banda Koch: verrà apposta quella targa che il comune e il condominio hanno sempre negato.
L’ultima violenza nella capitale c’è stata tre giorni fa quando il partigiano Mario Bottazzi è stato contestato da Forza Nuova al liceo Avogadro. E ieri si è compiuto il macabro rituale dei manifesti, anonimi, inneggianti ai repubblichini: a una foto del gerarca Pavolini sono stati aggiunti i versi di una canzone di Guccini (che giustamente si è arrabbiato). Accade ogni 25 aprile, in genere Alemanno dice che farà rimuovere i manifesti. Ieri non l’ha nemmeno detto.

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