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Referendum anti-Sarkò

No al presidente e boom di Le Pen: vince la rabbia dell’elettorato popolare. Un appello disperato ai politici e all’Europa affinché si cambi politica

A Florange, dove due altiforni dell’acciaieria ArcelorMittal sono fermi e potrebbero chiudere per sempre, François Hollande è arrivato in testa con il 32,3% dei voti, 5 punti in più della candidata socialista del 2007. Al secondo posto arriva Marine Le Pen, che con il 25,9% dei voti fa salire di dieci punti lo score del Fronte nazionale rispetto a cinque anni fa. Nicolas Sarkozy è in terza posizione, al 19% e perde nove punti sul 2007.
Ci sono centinaia di altri esempi locali che permettono di leggere il primo turno delle presidenziali francesi di domenica come un voto determinato dalla crisi. Con un appello disperato (ai politici, all’Europa), perché cambino politica, per la reindustrializzazione, per rimettere al centro i bisogni e i desideri umani invece che gli interessi della finanza. C’è anche una minaccia: lo spettro di un ripiegamento sull’estrema destra, che si è già manifestato in molti altri paesi europei.
I risultati segnalano un referendum anti-Sarkozy: non solo Hollande arriva al primo posto, con il 28,6% dei voti, ma l’impennata di Marine Le Pen, che con il 18% raddoppia quasi i voti del padre Jean-Marie del 2007, rivela lo sgomento di fronte alla crisi, l’esasperazione e la rabbia che si diffondono nell’elettorato popolare, vittima della mondializzazione e della mancanza di risposta dei politici.
I sondaggi sono stati smentiti su due punti: avevano previsto una forte astensione, mentre 36 milioni di elettori su 44 si sono recati alle urne e 6,4 milioni hanno scelto la candidata di estrema destra, che era stata sottovalutata nelle inchieste di opinione. Il Fronte nazionale ha ottenuto il miglior risultato dei suoi 40 anni di esistenza.
Ora Hollande è dato vincente al ballottaggio del 6 maggio. Anche se non c’è stata un’onda rosa che gli dà la certezza di essere eletto. Il blocco del voto di sinistra è fermo al 44%. Hollande avrà la grande maggioranza dei voti di Jean-Luc Mélenchon, oltre le briciole raccolte dalla verde Eva Joly (2,2%). Europa Ecologia era già preparata al peggio, mentre il Front de Gauche ha incassato una mezza delusione, anche se Mélenchon è soddisfatto di aver dato vita a «una forza politica nuova».
Mélenchon sperava di essere il «terzo uomo» e di superare Marine Le Pen. Con l’11,1% è stato invece notevolmente distanziato, anche se il risultato è buono se si guarda al passato (per la prima volta da trent’anni, il Pcf, che è la principale componente del Front de Gauche assieme al Parti di Gauche dello stesso Mélénchon, va al di là del 10%). Mélenchon afferma che «non c’è nulla da negoziare» con il Ps, ma invita a «battere Sarkozy» il 6 maggio. Mélenchon è convinto di avere fatto la buona campagna: «Abbiamo avuto ragione di concentrarci sull’analisi e la critica radicale delle proposte dell’estrema destra. Se non l’avessimo fatto, forse il risultato sarebbe più allarmante» ha affermato domenica sera. «Ma come ci siamo sentiti soli in questa battaglia – ha aggiunto – l’uno (Sarkozy) imitava, l’altro (Hollande) ignorava e noi abbiamo sopportato il grosso della lotta». Mélenchon è riuscito a parlare alla Francia del «no» (al trattato costituzionale), che si oppone alla mondializzazione selvaggia.
L’elettorato di estrema destra peserà sulla scelta del vincitore del 6 maggio. Marine Le Pen già si presenta come «il capo dell’opposizione», fiera di aver «fatto esplodere il monopolio dei due partiti (Ump e Ps) della banca, della finanza, delle multinazionali, della rinuncia e dell’abbandono». Di fronte al presidente uscente «considerevolmente indebolito – ha affermato – noi siamo ormai la sola e vera opposizione alla sinistra ultraliberista, lassista e libertaria». L’obiettivo di Marine Le Pen è di sfruttare il crollo dell’Ump, per ricomporre una nuova forza a destra. La sua arma saranno le legislative di giugno, dove l’Fn spera in molte «triangolari» per fare lo sgambetto all’Ump ed eleggere dei deputati all’Assemblea. Secondo uno dei portavoce del Fronte nazionale, «ciò che ha funzionato è stata una campagna che si è rivolta verso il mondo rurale, verso la grande periferia, cioè la Francia povera». Dove il discorso del «popolo contro l’élite» ha trovato un terreno fertile, che si è aperto grazie alla «dediabolizzazione» dell’estrema destra realizzata dalla «moderna» Marine Le Pen, che pure continua a puntare sulla sicurezza e la lotta all’immigrazione.
Sono questi i temi che Sarkozy ha già ripreso e rilanciato in vista del secondo turno. Il presidente-candidato ha fatto una campagna del primo turno molto a destra, su suggerimento del suo guru, Patrick Buisson, ex direttore di Minute (pubblicazione di estrema destra). «Ci sono inquietudini, sofferenze, angosce di fronte al nuovo mondo che si sta delineando – ha affermato Sarkozy a commento del voto – queste angosce, queste sofferenze io le conosco, le capisco. Riguardano la frontiera, le delocalizzazioni, l’immigrazione, la valorizzazione del lavoro e la sicurezza». Per convincere i centristi – anche se François Bayrou del MoDem è sceso al 9% – Sarkozy per il ballottaggio spera in «tutti coloro che rifiutano la fuga in avanti delle spese pubbliche senza alcun controllo».
Anche Hollande, oltre a guardare all’elettorato di Bayrou, si interessa a chi ha scelto il Fronte nazionale. «L’idea è di non lasciare a Sarkozy gli elettori di estrema destra – afferma Aquilino Morelle, la “penna” di Hollande – tra loro, ci sono degli elettori di sinistra che si sono persi». È la Francia degli «invisibili». Una parte – le banlieues – quando hanno votato hanno già scelto Hollande. Anche le grandi città hanno votato per il candidato socialista: Hollande è arrivato in testa a Parigi, a Tolosa, a Lille, a Marsiglia e Bordeaux (che pure hanno un sindaco di destra) ed è testa a testa con Sarkozy a Lione.

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