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DIRITTI UMANI: AMNESTY, IN ITALIA ANCORA MOLTO DA FARE
ROMA, 27 APR - Quando si parla di violazioni di diritti umani si pensa a luoghi lontani e paesi con regimi sanguinari, ma anche in Italia c'è ancora molto da fare su questo tema: alla vigilia dell'assemblea generale di Amnesty Italia, il suo portavoce Riccardo Noury fa il punto con l'ANSA della situazione italiana. L'assemblea, che si terrà da domani al 30 aprile a Senigallia, avrà tra i suoi momenti più importanti le testimonianze dei familiari di Stefano Cucchi, Michele Ferulli, Federico Aldrovandi e Giuseppe Uva. Cucchi, morto a 31 anni nel 2009 nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma sette giorni dopo l'arresto, riportando ferite che secondo la famiglia dimostrano i maltrattamenti subiti; Ferulli, morto a Milano nel giugno dello scorso anno durante un controllo eseguito da una volante di polizia, secondo la famiglia a causa delle percosse subite; Federico Aldrovandi, morto a Ferrara a 18 anni nel 2005 durante un fermo di polizia, e per la cui morte quattro agenti sono stati condannati in primo e in secondo grado di giudizio per omicidio colposo; Giuseppe Uva, morto in ospedale a Varese nel 2008, dove era stato portato durante un fermo di polizia. Insieme ai familiari, sarà presente Fabio Anselmo, l'avvocato che difende le quattro famiglie, affiancandole nella loro richiesta di verit e giustizia. «Negli ultimi dieci anni - dice Noury - in Italia sono accadute cose preoccupanti dal punto di vista dell'operato delle forze di polizia. A partire da Genova fino all'episodio di Ferulli a Milano. La presenza dei familiari è un esempio concreto di quanto la ricerca di verità e giustizia sia più legata in Italia all'impegno di famiglie, avvocati e giornalisti che non all'interesse dello Stato di accertare. Quasi che lo Stato non abbia voglia o interesse a cercare la verità». Altro momento importante della tre giorni di Senigallia sarà domenica sera, con uno spettacolo teatrale sul G8 di Genova. «Si tratta - spiega Noury - del dialogo tra un manifestante e un poliziotto, che provano a spiegare le rispettive ragioni e raccontano il clima di violazione dei diritti umani che si verificò 11 anni fa. Fatti che sono stati riconosciuti gravissimi anche dalle recenti sentenze giudiziarie». A giugno 2012 ci saranno i processi in Cassazione per i fatti della Diaz e di Bolzaneto: «Genova ha una particolarità - dice Noury - non c'è mai stata una parola di assunzione di responsabilità e di scuse nei confronti delle vittime. Genova è una ferita ancora aperta, una macchia che per Amnesty resta incancellabile nella storia dei diritti umani in Italia». L'assemblea sarà dunque l'occasione per «rilanciare un appello alle istituzioni affinchè sia introdotto il reato di tortura nel nostro codice penale e vengano fatte riforme nel campo della formazione delle forze polizia». Su questi temi, secondo Noury, non è cambiato nulla rispetto ai governi precedenti: ricorda le preoccupazioni di Amnesty dopo la visita del ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri a Tripoli, dove sono stati firmati accordi con i libici «sui quali non c'è stata molta trasparenza» e sui quali Amnesty chiede di conoscere i contenuti. Inoltre, Noury ricorda che l'attuale Governo ha fatto ricorso contro la sentenza del Consiglio di Stato che nel novembre 2011 ha considerato illegittima la cosiddetta emergenza nomadi, «un segnale preoccupante». (ANSA).