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Fornero: uno sconto sui diritti

È sempre brutto vedere un professore che dice bugie pacchiane. Abbiamo un rispetto disperato per la funzione docente, purtroppo invalidata da un «senso comune» per cui non esistono dati certi, ma solo «interpretazioni diverse». Guarda caso sempre corrispondenti all’interesse di chi parla, mai di quello «generale». Vedere un professore universitario, per giunta donna, spararle così grosse fa molto male. Ieri, intervenendo al una convegno organizzato dall’Udc a Torino, su «welfare e crisi», il ministro addetto alla materia – Elsa Fornero – ha spiegato che «il governo non ha smantellato l’articolo 18». Nella sua visione, «forse è vero che stiamo togliendo qualcosa, stiamo togliendo una garanzia che attribuiva al giudice la possibilità di reintegrare il lavoratore» quando i «motivi economici» addotti dall’impresa per i licenziare uno o più lavoratori non sussistono. Da qui alla libertà di licenziamento arbitrario – come sa ognuno che abbia la ventura di avere un lavoro; tanta gente, insomma – c’è molto meno di un passo. Come ha chiosato il suo stesso premier, Mario Monti, con la nuova formulazione il reintegro diventa un «evento estremo e improbabile».
Di fatto, la reintegra non c’è più; basta che l’azienda non sbagli la motivazione dellicenziamento. Delle due l’una: o mente Monti, o mente la Fornero di ieri. La sua argomentazione successiva conferma la seconda ipotesi. «L’art. 18 è una protezione limitata a una cittadella di lavoratori, ma i giovani ne sono in gran parte fuori, come anche le donne. Il nostro obiettivo è distribuire meglio la protezione su una platea più vasta di lavoratori». Sorvoliamo per un attimo sullo stucchevole giochino retorico di scoprire che c’è chi sta peggio – grazie al «pacchetto Treu» e alla «legge 30» – per poi togliere tutele decisive a tutti. Fermiamoci sul suo modo di ragionare. Quando si parla di soldi, per esempio, è normale penare – e nel movimento comunista lo si pensa da sempre – che si può «togliere a chi ha di più» per dare una quantità maggiore a chi ha poco o nulla. Certo, si parte però da chi è molto ricco, non da chi guadagna appena il 10 o il 20% in più… La disegualianza stabilita con i «contratti atipici», insomma, sarebbe più facilmente sanabile con la loro abolizione, piuttosto che con la cancellazione di quelli «regolari».
Ma se si parla di «tutele», ovvero di garanzie di legge, questa analogia è una pericolosa presa in giro. Nel caso specifico: o si viene licenziati e indennizzati, oppure si viene reintegrati. Vie di mezzo, «graduazioni», non ce ne sono. In secondo luogo, è una bizzarra visione della legalità democratica quella per cui la legge «protegge» la popolazione in misura proporzionale alle sue dimensioni. Se siete 10 milioni, protezione ampia; ma se siete 50, beh. vi faremo uno sconto comitive… Un professore non dovrebbe mai dire certe cose. Per rispetto alla funzione.