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"Stanno cambiando alcuni equilibri e la mafia vuole trattare". Intervista a Pietro Orsatti

Pietro Orsatti è un giornalista che al suo attivo una lunga esperienza sul tema della mafia e dei poteri criminali. Ha lavorato per "left" ed oggi collabora con diverse testate. Tra i suoi ultimi lavori, il libro "L'Italia cantata dal basso"

I commentatori stanno un po’ navigando nel buio. Il Governo non sembra molto persuaso dell’ipotesi dell’attentato mafioso. Tu cosa pensi?

In realtà, da una parte. la Sacra Corona Unita non ha mai fatto atti così chiaramente terroristici propendendo per atti diretti a soggetti e obiettivi specifici, come commercianti, imprenditori, etc. Ma ad esempio Cosa nostra siciliana di azioni di questo genere ne ha fatte, eccome. Durante il maxi processo, tanto per fare un esempio, venne ucciso un bambino a caso solo per intimidire la corte e la società. Così. Vedi un ragazzino, lo ammazzi in pieno giorno, solo per mandare un segnale. Non è terrorismo questo? E le stragi del '93 di Firenze, Milano e Roma? Terrorismo. Mi convince molto l’ipotesi di Giancarlo Caselli per una matrice "terroristico mafiosa". Che ci riallaccia direttamente a quello che successe nel '92 e '93 nel nostro paese. Il clima generale, fra l'altro è molto simile a quel biennio.

I metodi però sembrano venire dall’estero.

Non propendo tanto per un'ipotesi estera. La coincidenza dei tempi è impressionante e chiara. L'arrivo della Carovana antimafia prevista per oggi. Il nome della scuola, fra l'altro fra le più attive sul piano dell'educazione alla legalità. E poi il ventennale di Capaci fra tre giorni. Troppe coincidenze. Parli delle bombole del gas? Guarda che la 'ndrangheta due anni fa fece il primo attentato con una bombola del gas alla Procura generale a Reggio calabria.

Si certo. Ma allora arriviamo al teorema classico: colpire lo Stato in un momento di forte debolezza. Insomma, il Governo tecnico proprio perché non rappresentativo è molto debole sul piano dei rapporti di forza con i poteri criminali...

Guarda la cosa è un po' più complessa. La mafia non è un potere che vuole emergere, rendersi visibile. Ma contratta continuamente spazi e ruoli. E si mette a servizio per accedere a nuovi spazi che non sono tanto soldi, appalti etc. quanto fondamentalmente impunità. Si mette a servizio nei momenti di crisi e trasformazione. C'è la deposizione in Antimafia di Buscetta nel '92 che su questo tema fuga ogni dubbio. Il modo in cui la mafia si mise a servizio del golpe borghese. Non è un caso che a Firenze, Palermo e Caltanissetta si indaghi oggi sulla trattativa. O meglio, sulle trattative, perché comincia a essere evidente che furono più di una.

 

Ingroia commentando quello che è avvenuto oggi ha detto che è necessario mettere in collegamento fra loro fatti apparentemente scollegati. Quali fatti?

Mi domando una cosa. E se quanto accaduto fosse un modo di "ricontrattare" spazi dopo l'uscita di De Gennaro, l'uomo forte dei servizi, dall'intelligence per approdare al Governo? Si sono creati dei vuoti. Non solo politici. Anche negli apparati. E c'è una forte pressione della magistratura sul fronte della trattativa fra Stato e mafia. È un passaggio classico. Uno di quei momenti in cui sempre la mafia si inserisce o si pone a servizio di muove ipotesi di potere. Per garantire nuovi equilibri