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Dal movimento di Genova a Palagonia. Intervista a Valerio Marletta, giovane sindaco comunista in terra di mafia

Si è insediato oggi 23 maggio a Palagonia, provincia di Catania, Valerio Marletta, il primo sindaco comunista. Un passato nei Gc, una storia di movimento legata alle tematiche sociali e ad una battaglia antimafia condotta seguendo un'idea di cittadinanza e di democrazia allargata. Lo attende un percorso difficile ma la voglia di cambiare che si respira oggi nel suo paese è grande e condivisa.   

Ho conosciuto Valerio Marletta alcuni anni fa, a Catania, durante alcune iniziative antirazziste. Un giovane comunista, uno dei tanti compagni generosi di quella terra, sempre in prima linea, sempre pronto a battersi dalla parte degli ultimi. Saperlo oggi sindaco del suo paese di origine, Palagonia, 17 mila anime, fa sperare che i cambiamenti siano possibili e molto più a portata di mano di quanto si sia capaci di immaginare. Partito con una lista civica sostenuta dal Prc e dall’IdV, Valerio è giunto al ballottaggio e ha poi stravinto, con oltre il 73% dei consensi, viene da chiedergli intanto come sia stato possibile.

«Quello che abbiamo fatto è frutto di un lavoro decennale con i compagni e le compagne del circolo di Palagonia. Un lavoro che ora è giunto a maturazione grazie alla maggiore consapevolezza della gente. Da noi, per generazioni ha governato una famiglia il cui ultimo rampollo, Fausto Fagone, è coinvolto nello stesso processo per concorso in associazione mafiosa che vede fra gli imputati più noti il presidente della Regione Raffaele Lombardo. Il Prc e soprattutto i giovani comunisti sono stati capaci di fare un salto di qualità, un paio di giorni dopo gli arresti abbiamo denunciato in piazza il legame fra mafia e appalti e ci siamo ritrovati con le piazze sempre più piene.  Io sono dal 2008 nel consiglio provinciale e ogni 3 mesi organizziamo a Palagonia una assemblea in piazza. Per queste elezioni abbiamo proposto alla gente un progetto alternativo ad entrambi i poli e siamo stati premiati nella nostra radicalità. Abbiamo fatto crollare un blocco di potere trasversale, qui il Pd non governava ma 4 anni fa si era apparentato col Pdl, ben prima del governo Monti. Noi abbiamo intercettato la volontà di partecipazione e siamo riusciti a cacciare via una intera classe dirigente. Dei 20 consiglieri della passata  consiliatura ne sono rimasti solo 2. Prima ancora che il sindaco si dimettesse avevamo presentato con il compagno Montalto una richiesta di scioglimento per infiltrazione mafiosa».

Voi cercate di rappresentare una discontinuità col passato. Come intendete caratterizzarla?

«Ho vissuto per 12 anni a Catania dove abbiamo elaborato un percorso politico e culturale che partiva da Genova e arrivava a Palagonia sulla base di quella Rifondazione di cui oggi si avverte la necessità. Per questo abbiamo costruito una lista aperta in cui i tesserati al Prc erano 5 su 20  Prc. Noi abbiamo espresso soprattutto la sindacatura ma quello a cui tenevamo era una lista aperta e inclusiva».

E il programma?

«Siamo partiti dal fatto che il Palazzo è stato per troppo tempo inaccessibile. Giocoforza ci siamo impegnati sul bilancio partecipato, sulla rete libera per l’accesso ai saperi, sui beni comuni come acqua e gestione dei rifiuti.  Vogliamo mettere a disposizione delle persone attive, spazi finora utilizzati da pochi, ci hanno detto che vogliamo riempire il paese di “centri sociali”. Beh sono convinto che se si intende con questo luoghi inclusivi in cui produrre cultura e socialità, lo prendo come un complimento. Abbiamo proposto  idee semplici e facili da comunicare ma soprattutto abbiamo trovato molta disponibilità ad ascoltare. La gente secondo me è più avanti di quello che pensiamo. Pensa che ho incontrato anche dei simpatizzanti di Grillo che ci hanno sostenuto dicendo che con la nostra presenza non serviva un’altra lista in competizione. Abbiamo insomma riempito un vuoto politico in cui è importante ma non esclusiva la presenza del partito».

Come saranno composti il consiglio e la giunta?

«In consiglio abbiamo una maggioranza di 12 seggi su 20. Alcuni del Prc, uno dell’IdV e gli altri non sono iscritti ad alcun partito. Ci sono due braccianti agricoli e alcuni studenti universitari. Siamo riusciti ad eleggere 4 donne, cosa che qui non era mai accaduta, la più grande ha 36 anni e due non hanno ancora compiuto i 20. La giunta è composta da 4 assessori, due uomini e due donne, per noi questo elemento ha un grande valore e si tratta di compagne che hanno fatto valere le proprie competenze». 

Cosa intendi fare come primi atti amministrativi e come stai vivendo il momento dell’insediamento?

«Intanto partire da una riorganizzazione burocratica dell’ente che oggi è disastrosa. Poi vogliamo aderire come Comune alla”strategia rifiuti zero”. Noi siamo il solo paese della provincia a non fare raccolta differenziata perché la gestione dei rifiuti è in mano alla mafia. Vogliamo uscire da questa condizione. E poi una nuova gestone del pubblico inteso come patrimonio di tutti. Noi siamo stati abituati ad essere un paese di sudditi e non di cittadini e dobbiamo recuperare anche una qualità della vita dal punto di vista culturale. Non sono emozionato per la cerimonia, voglio pensare alle tante cose che dobbiamo fare. Abbiamo un buco di bilancio di 20 milioni di euro e per un piccolo paese è immenso e dobbiamo ripianarlo senza fare in modo che ricada su chi non arriva a fine mese. Il risultato elettorale ci carica di responsabilità ma non vogliamo deludere chi ci ha sostenuto e ce la faremo. Ma intendo anche compiere un atto simbolico che ritengo importante».

Quale?

«Domani si terranno i funerali di Stato di Placido Rizzotto, il sindacalista ammazzato dalla mafia nel 1948 e di cui da poco si sono trovati i resti. Intitoleremo l’aula consigliare a lui sapendo di farlo in nome dei tanti braccianti e sindacalisti, anche di Palagonia, che sono stati ammazzati dalla mafia per le stesse ragioni. Anche la toponomastica deve cambiare e deve far capire che un altro mondo è possibile. Abbiamo detto questo per tanti anni ed è ora di provarci a realizzarlo partendo da casa nostra» 

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