“La Germania non rinegozierà il Fiscal compact”. Angela Merker va giù dura. All’indomani dei risultati elettorali che da una parte segnano l’arresto della politica rigorista (Francia) e dall’altra danno l’avvio allo tsunami della crisi dell’euro (Grecia) la Germania risponde sempre con la stessa nota. Per il momento si tratta solo di dichiarazioni “a caldo”. Bisognerà vedere cosa accadrà nei vertici europei. Il partito dell’Eurobond sta già affilando le armi. Merkel non ha ora tutta questa forza per arginare il dissenso dei vari paesi europei sulla sua cura “lacrime e sangue”. E qualche spiraglio sembra aprirsi sul “conteggio” del deficit, uno dei cavalli di battaglia del premier Mario Monti. “Ora non si tratta di ripagare i vecchi debiti”, ha detto Merkel. “La grandissima maggioranza dei Paesi, anche la Germania, sono lontani. Ora la questione è quella di ridurre il nuovo indebitamento”. Insomma, il rapporto tra deficit e pil non sarà così draconiano come è oggi, con l’imposizione, almeno per l’Italia, di manovre da 50 miliardi l’anno.
Per la cancelliera tedesca Angela Merkel finora la discussione sulla riduzione del debito “non è stata condotta sui fatti”: adesso si tratta di capire “se riduciamo il nuovo indebitamento o se possiamo rimanere invece sul 5% annuo di deficit. O se, come è stato definito nell'accordo dei ministri delle Finanze, si deve tornare sotto al 3% entro il 2013”.
Atene, intanto, è a un passo dal ritorno alla dracma. Se prima delle elezioni le probabilità che la Grecia uscisse dall'Eurozona entro 18 mesi erano al 50% adesso, dopo il voto del 6 maggio (che ha decretato un Parlamento frammentato con una forte presenza di partiti estremisti e anti-europeisti) salgono al 75%. È la previsione di due economisti di Citigroup, Jurgen Michels e Guillaume Menuet.
