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Un Pride transnazionale

In 50 mila a Bologna per i diritti omosex. Il sindaco Merola chiede una legge per unioni di fatto e matrimoni gay. Il padre di Ivan Zamudio, torturato e ucciso in Cile: «Immaginavo di trovare un Paese più all’avanguardia nei diritti, invece non è così». Sfilano anche rappresentanti della comunità lgbt di San Pietroburgo, dove le manifestazioni sono attaccate dai neonazisti

C’erano tutte le forme dell’amore a sfilare nel lunghissimo serpentone colorato che ha attraversato ieri il centro di Bologna sotto le bandiere arcobaleno delle comunità gay, lesbiche, trans. Fra i passeggini, giocolieri, costumi sgargianti, donne incinta prese per mano, uomini abbracciati. Un’atmosfera di festa scandita da slogan come: tutto comincia con l’orgoglio una volta per tutti, in riferimento alla proposta di legge per le unioni civili. Tante le associazioni, fra cui quella dei genitori Lgbt con figli da relazioni etero, Polis aperta che riunisce circa cinquanta soci fra militari, forze dell’ordine e di polizia municipale che hanno fatto coming out e sfilano dietro allo striscione Diversamente Uniformi . Una parata con più di 50 mila persone, arrivata in piazza Maggiore dove dal palco il primo cittadino Virginio Merola ha parlato della necessità di una legge contro l’omo e la transfobia, le unioni di fatto e il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, augurandosi anche che ci si possa arrivare presto. Lo stesso palco da cui è intervenuto il cileno Ivan Zamudio, padre del giovane Daniel, ventiquattro anni, torturato da quattro neo-nazisti e morto per i maltrattamenti alla fine del marzo scorso. È sorpreso Zamudio, «immaginavo di trovare un paese più liberale e all’avanguardia sulle questioni e i diritti Lgbt rispetto al Cile invece non è così. In questo momento stiamo meglio nel nostro paese, possiamo criticare anche duramente la chiesa e l’operato dei preti. C’è libertà di pensiero e di idee, è una democrazia». E continua, «il sindaco di Santiago, dove è stato ucciso mio figlio, appartiene ad un partito ultraconservatore di estrema destra, ma dopo i fatti mi ha dato tutto il suo appoggio. La reazione nel paese è stata trasversale. La forza della storia di Daniel ha superato le differenze politiche». Zamudio aggiunge «salire sul palco è utile per lanciare un segnale di forza a tutti i giovani e ai genitori perché li appoggino e li amino sempre». La morte di Daniel ha accelerato l’approvazione da parte del parlamento cileno della legge contro la violenza omofoba, una legge che servirebbe anche in Italia. «La norma», continua Zamudio, «non ha cambiato nulla per la mia famiglia, non avendo effetto retroattivo. Se al tempo dei fatti fosse già stata approvata i quattro colpevoli sarebbero stati puniti con il doppio della pena. Ora saranno processati senza l’aggravante della nuova normativa. Spero che sia d’insegnamento e di monito per tutti e scoraggi ogni forma di violenza di genere». Ivan ammette: «Non ho intrapreso nessuna lotta in nome di mio figlio, almeno non con slogan e cartelli, ma forse questa mia testimonianza è già una forma di lotta. In Cile la sua storia ha scosso molto la gente, nel paese Daniel è diventato un simbolo. La sua morte ha messo in moto la mobilitazione per accelerare l’iter della norma, le lotte del movimento e il mio essere qui». Un’altra testimonianza arriva dalla Russia con Olga Lenkova dell’associazione Lgbt Coming out di San Pietroburgo dove di recente una manifestazione è stata attaccata da alcuni estremisti di destra e dove è da poco entrata in vigore una legge che censura ogni tipo di propaganda pubblica sull’orientamento sessuale e la differenza di genere fra minori. Norma che ha provocato il divieto di fare qualunque attività e informazione sulla realtà Lgbt. «Il 17 maggio scorso», racconta la Lenkova, «abbiamo organizzato a San Pietroburgo una dimostrazione in occasione della giornata internazionale contro l’omofobia. Eravamo circa centocinquanta, con un cordone di polizia per difenderci dagli attacchi di alcuni ultrà violenti, uno di questi è riuscito a lanciare due lacrimogeni ferendo un paio di manifestanti. L’autore è stato identificato e ora è sotto processo. Al momento il movimento ha una causa in corso contro la legge antipropaganda, entro un mese il caso sarà portato alla corte suprema. Purtroppo», continua la Lenkova, «la situazione è simile in Ucraina dove si sta pensando di approvare la stessa legge. C’è stato un tentativo di organizzare un Pride a Mosca, ma venti persone sono state arrestate. Negli ex paesi sovietici la situazione è pressoché la stessa, temo che ci vorranno parecchi anni di battaglie per ottenere dei diritti», e aggiunge: «Abbiamo bisogno di informare ed educare alla sessualità, alle differenze e alle identità di genere. C’è una comunità gay underground che comincia ad uscire allo scoperto da quando la legge è stata approvata. La grande opposizione politica che si è sviluppata sta dando forza al movimento Lgbt. La mobilitazione a San Pietroburgo è stata la prima in città, un’esperienza laboratorio. Il ruolo della chiesa ortodossa è centrale. L’omofobia è spesso frutto d’ignoranza e di una certa cultura religiosa». Dopo gli interventi e la musica in piazza la grande festa si è spostata al parco nord dove è continuata fino a notte fonda.

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