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Finmeccanica non si tocca

Dismissioni. La società vuole vendere i settori trasporto e automotive. Un pezzo importante di industria a rischio spezzatino. A Roma la manifestazione contro l’ipotesi di cessione del comparto civile. Masat (Fiom): il governo dica quello che pensa

A Roma un grande corteo da piazza della Repubblica fino alla sede del ministero, a Torino i lavoratori di Alenia Aereonautica hanno bloccato per due ore l’aereoporto, a Palermo quelli di Ansaldo Breda hanno fermato il traffico sul raccordo autostradale. «È stato solo il primo passo, ci opporremo con tutte le nostre forze alla dismissione del settore civile di Finmeccanica», dice alla fine della manifestazione Massimo Masat, Fiom Cgil.

Persino nel bilancio di Finmeccanica si dice che nei mercati di riferimento del gruppo i budget destinati al militare sono in fase di stabilizzazione quando non addirittura di decrescita. Una scelta consapevolmente in controtendenza quella di puntare esclusivamente sul militare?
Esattamente, giustificata dai 2,3 miliardi di perdite registrate a bilancio. Ma la questione vera è che cedere il comparto civile sarebbe comunque una scelta insufficiente e inutile per ripianare quel debito.

A cosa sono dovute le perdite secondo voi?
I motivi sono tanti, ma credo che a pesare sia stata soprattutto la mancanza di una politica estera da parte del governo che è l’azionista di maggioranza. Se prendiamo per esempio Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, le uniche commesse in cui il governo ha giocato un ruolo di primo piano sono state quelle finalizzate alla costruzione della ferrovia in Libia, evidentemente legate al rapporto privilegiato che Berlusconi intratteneva con Gheddafi. Ma anche il fatto di avere privilegiato la costruzione di F35 mettendo a rischio quella di Eurofighter si presta a una lettura simile. Il nostro paese non può permetersi entrambe le produzioni e gli F35 sono stati una scelta fatta in funzione delle necessità degli Stati uniti, perchè i costi di produzione per quel tipo di aerei sono tali che nemmeno gli americani possono permetterseli. E i margini per Finmeccanica sono imparagonabili perchè se per gli Eurofighter siamo anche proprietari, per gli F35 siamo solo fornitori. Noi siamo stati i primi a dire che occorre introdurre elementi di efficienza, ma il management di Finmeccanica pensa solo a superare l’equilibrio tra civile e militare.

Vendere per fare cassa, è questo che sta succedendo?
Non solo, dietro credo si celi l’intenzione di ridimensionare sostanzialmente Finmeccanica per puntare solo sull’elettronica per la difesa e sulla costruzione di aerei e elicotteri. La cosa preoccupante è che sta passando il principio, anche tra i lavoratori, che per salvare una parte bisogna sacrificare l’altra. È una cosa fuori dal mondo, perchè se guardiamo i grandi competitor quelli che si rafforzano sono quelli che stanno dentro grandi holding, come è oggi Finmeccanica.

I giapponesi di Hitachi sarebbero interessati ad acquisire Ansaldo Sts, Siemens sarebbe pronta a farsi avanti per Ansaldo Energia. Si profila uno spezzatino?
La trattativa con Hitachi è avanzata ma Finmeccanica vuole mettere sul piatto, insieme al «gioiellino» Ansaldo Sts, anche Ansaldo Breda che è in grande sofferenza dal punto di vista dei bilanci perchè sta ancora scontando l’acquisizione di commesse fuori mercato ai tempi dell’ipotesi di scorporo tra Finmeccanica 1 e Finmeccanica 2. Ma c’è anche un altro aspetto della questione: se per sette, otto mesi l’amministratore delegato di un’azienda continua a ripetere che vuole vendere il civile, ma intanto non riesce a farlo, l’effetto che produce è quello di indebolire l’azienda.

Il governo ha risposto alla vostra richiesta di incontro?
Il governo è l’azionista e sembra stare alla finestra. La verità è che bisognerebbe partire da un ragionamento su quel che serve all’Italia. Ansaldo Breda per esempio è l’azienda che si è aggiudicata la commessa per fare i treni dell’alta velocità, l’Italia vuole rinunciare a questa produzione? Ansaldo Sts è all’avanguardia nel mondo per i sistemi di segnalamento ferroviario, vogliamo venderla ai giapponesi? Abbiamo un precedente: la cessione del comparto ferroviario della Fiat all’Alstom, si è visto poi con quali risultati. Il governo deve dirci quello che pensa.

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