Lunedì 20 Gennaio 2020 - Ultimo aggiornamento 11:29
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
G 20, i Brics pagano a suon di miliardi il diritto di voto mentre Obama e Merkel litigano sulla crescita "a parole"
Quasi trecento miliardi. A tanto sembra ammontare il costo che i Brics, i paesi emergenti, dovranno sostenere per ottenere il diritto di voto nelle prossime sessioni del G 20. La questione si trascinava da anni ed ora arriva la svolta. Ufficialmente è l’importo che sborseranno per contribuire al “firewall” che i paesi industrializzati, soprattutto il Vecchio continente stanno costruendo contro la speculazione.

E’ questo l’unico risultato sostanziale raggiunto a Los Cabos, in Messico, dove i “grandi della terra” si sono dati appuntamento per tentare di uscire dalle pastoie della crisi. In realtà anche questa volta sarà un mezzo fallimento. Forse meno forte di quello di Rio sull’ambiente, dove il documento finale è ancora al di là da venire, ma sicuramente non all’altezza della situazione. Il documento finale “Los Cabos Growth and Jobs Action Plan” è una lunga enunciazione di obiettivi nella più totale assenza di dettagli sul come e cosa fare per raggiungerli. E l’annullamento del vertice, a causa delle rigidità della Germania, che i leader Ue presenti al G20 avrebbero ovuto avere nella serata messicana con il presidente Usa Barack Obama sulla crisi dell'eurozona anche alla luce del voto in Grecia, non fa che coronare un fardello di sonori fallimenti.
Nessuna motivazione specifica o ufficiale ma solo un vago riferimento al fatto che Obama avrà l'occasione di vedere i colleghi europei oggi, nella seconda giornata di lavori, insieme ad altri incontri a margine del G20. E se c'e' chi spiega la cancellazione con il prolungarsi della cena e della discussione sull'Europa con tutti i leader, nel formato a 20. Sono in molti a scommettere, però, che dietro il mancato appuntamento ci siano le tensioni emerse nelle ultime ore tra le due sponde dell'Atlantico. Con una Merkel accerchiata. Ancor di più dopo il voto in Grecia che non ha placato le turbolenze sui mercati rendendo il clima piu' teso e rilanciando piu' che mai la necessita' di misure da prendere in fretta. La cancelliera Merkel continua infatti a dire no agli euerobond e a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito. Senza contare la linea dura che Frau Angela mantiene nei confronti di Atene, rinviando al mittente qualsiasi ipotesi di dilazione degli impegni presi dalla Grecia.

I 456 miliardi di dollari, oltre i 430 previsti, saranno - ha spiegato il direttore generale Christine Lagarde - la ''seconda linea di difesa'' per risolvere e prevenire crisi finanziarie. L'Europa - si legge in una bozza della dichiarazione finale del G20 messicano - e' d'accordo ''nel fare i passi necessari per salvaguardare la stabilita''' finanziaria. Una sorta di richiamo dei partner internazionali che arriva a pochi giorni dal vertice Monti-Merkel-Hollande-Rajoy a Roma venerdì, e dal consiglio Ue di fine mese, in cui ''va definita una chiara road map con interventi concreti per rendere l'euro piu' credibile'', come spiega il premier italiano Mario Monti. ''Il G20 – prosegue il documento - si impegna a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro'' e a ''rompere il circolo vizioso fra banche e debito degli Stati''.

''E' l'ora di agire'' per la crescita, dice il presidente Usa richiamando di fatto gli europei prima del suo bilaterale con la Merkel. Un pressing crescente che, cavalcato da alcuni media americani, fa accalorare il presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Barroso (''non siamo qui per lezioni di democrazia ne' di gestione dell'economia''). ''Nessuno pensa che l'Ue sia la fonte del problema'', spiega Monti ricordando gli squilibri finanziari di cui proprio gli Usa sono ''protagonisti''. Intanto, gli europei devono fare i conti con il pericolo imminente di contagio dalle banche spagnole al sistema economico, tanto che il ministro delle Finanze Luis de Guindos ha dovuto rassicurare: ''siamo solvibili''. Le attese per un allentamento della stretta fiscale imposta ad Atene in cambio dei salvataggi (''vedremo come aiutarla'', promette Barroso) vengono gelate proprio nell'afa di Los Cabos dalla Merkel: ''non puo' esserci
nessun allentamento delle riforme'' concordate. 

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi