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Syriza, si riparte dall'opposizione dura

Per provare a lenire le sofferenze inflitte ai più deboli dai piani di «salvataggio» la maggioranza dei greci ha scelto di affidarsi a un partito, Nuova democrazia, coinvolto in una lunga stagione di scandali e malversazioni e al suo leader, Antonis Samaras, lo stesso che pochi mesi fa, assieme al «socialista» Pasok, aveva sottoscritto il secondo memorandum, cioè la svendita dei diritti dei lavoratori e il taglio di stipendi e pensioni in cambio di un prestito da 130 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche elleniche. 

Verrebbe da piangere pensando al futuro che attende il paese, incominciando dai prossimi giorni, quando i creditori internazionali imporranno al nuovo governo 11,5 miliardi di tagli alla spesa pubblica.

E invece l'altra sera sorrideva a 32 denti il trentasettenne leader di Syriza Alexis Tsipras, salutando le migliaia di sostenitori accorsi ad acclamarlo, prima davanti alla sede di Synaspismos (il principale partito della Coalizione della sinistra radicale) e poi, per l'intera nottata, a Panepistimiou, nel centro di Atene. Canti della resistenza greca sparati a tutto volume dagli altoparlanti, balli di gruppo, lunghi abbracci tra gente d'ogni tipo, come se si trattasse di festeggiare il ritorno alla libertà dopo un lungo periodo d'oppressione e non la fine di una competizione elettorale che, numeri alla mano (ND 29,66%, Syriza 26,89%), si è persa per un soffio.

Tsipras ha promesso un'opposizione senza sconti alle politiche di «austerità»: in Parlamento, forte dei 71 deputati conquistati dalla sinistra radicale, e nelle piazze, grazie al consenso costruito negli ultimi due anni di presenza attiva nei movimenti sociali.
«Un cambiamento di epoca con la sinistra» titolava ieri Avgi, il quotidiano di Synaspismos, l'ex Partito comunista dell'interno, gli eurocomunisti. Secondo il direttore, Nikos Filis, la sua straordinaria progressione elettorale (4,6% nel 2009, 16,78% il 6 maggio, 26,89% l'altro ieri) «sta, di fatto, trasformando Syriza in qualcosa di molto diverso dalla Coalizione della sinistra radicale» nata nel 2004.

Filis sostiene che Syriza sia «una realtà politica da riorganizzare completamente, da una coalizione tra Synaspismos e una decina di gruppi di estrema sinistra, a un partito di centro-sinistra». È di questo bivio che si discute in queste ore nelle sedi dei media e dei gruppi che animano questa straordinaria esperienza politica.

Stelios Elliniadis conduce una trasmissione di dibattito politico su To Kokkino, la radio del movimento. Elliniadis sottolinea che «la sinistra per lungo tempo è stata minoritaria e burocratica» e che «ci sono voluti dieci anni di lavoro ma, alla fine, siamo molto più uniti».

Per Panos Lambrou, della segreteria nazionale «Syriza si trasformerà in un soggetto politico unitario, che accoglierà le migliaia di persone che si sono avvicinate a noi durante gli scioperi, nelle assemblee popolari». «Sarà un processo molto impegnativo - continua Lambrou -, ma che contiamo di portare a termine nei prossimi sei mesi, anche perché siamo consapevoli che il governo che sta per essere formato avrà enormi difficoltà di sopravvivenza e non possiamo farci trovare impreparati se torneremo presto alle urne».

A festeggiare la «sconfitta» c'è anche Paolo Ferrero, il segretario nazionale di Rifondazione comunista, il partito che è stato il modello di Syriza. «Il voto greco - dichiara Ferrero - ci dice che le politiche neoliberiste dell'Unione Europea sono inaccettabili per i popoli e che quindi devono essere cambiate». Ferrero evidenzia quella che giudica «una differenza drammatica, sul piano sindacale, tra l'Italia e gli altri paesi europei: in Grecia, Francia, Spagna e Portogallo il sindacato si è battuto duramente contro le politiche imposte dall'Ue. Da noi, oltre a un processo unitario a sinistra, serve anche la costruzione di un conflitto sindacale».

Diciassette scioperi generali in due anni, un conflitto intenso, continuo, nei luoghi di lavoro e nelle piazze, che ha coinvolto ampi strati della popolazione, dagli anarchici (la maggior parte dei quali avrebbe votato per la sinistra radicale, sia a maggio sia l'altro ieri) ai lavoratori del settore pubblico e privato, alle famiglie impoverite dai tagli e dalle tasse.

Come trovare nuove forme per continuare questa lotta, con 71 deputati e centinaia di migliaia di voti in più? È la sfida della Syriza 2.0.

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