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L’en plein di Hollande, con qualche «ombra»

I socialisti francesi sbancano, ma pagano il disinteresse delle fasce più deboli. La destra ferma al 44%, giovedì l’annuncio della formazione del nuovo esecutivo

Maggioranza assoluta per il Ps, con 315 deputati assieme agli alleati più stretti (indipendenti e radicali di sinistra), gruppo parlamentare per Europa-Ecologia-Verdi con 18 seggi, tutti i ministri del governo Ayrault che si erano presentati di fronte agli elettori eletti o rieletti. Un parlamento dove il 40% sono nuovi deputati e il 27% donne. Sulla carta, il Ps ha tutti i poteri: dopo le regioni e la maggioranza dei comuni, dopo il Senato ora anche il controllo dell’Assemblea, come mai era accaduto, neppure nell’81. Hollande ha mano libera per applicare il suo programma, senza doversi appoggiare né sugli alleati verdi né, tanto meno, sul Front de Gauche, che perde colpi (il Pcf aveva 18 deputati uscenti, ora il FdG è a 10). L’unica ombra in questo quadro è il forte tasso di astensione, che al secondo turno delle legislative ha toccato un nuovo record (43,7%), e ha riguardato soprattutto i più giovani, i meno istruiti e i più poveri. Un segnale che manifesta la sfiducia di una parte della popolazione, la più fragile, nei confronti dei meccanismi della democrazia.
Nel panorama di grande vittoria del Ps, alcune personalità sono sconfitte: il caso più clamoroso è quello dell’ex candidata del 2007 ed ex compagna di Hollande, Ségolène Royal, protagonista suo malgrado dell’assalto del tweet della nuova compagna del presidente, Valérie Trierweiler, e della sfida di un politico locale, che ha vinto il braccio di ferro a La Rochelle. Forse per Royal ci sarà ancora la possibilità di ripartire (le dovrebbe venire offerta la presidenza del comitato delle Regioni, grazie alla carica che conserva di presidente del Poitou-Charentes), mentre per Jack Lang, sconfitto nei Vosges, è probabilmente arrivata la parola fine di una lunga carriera.
La destra perde, 44% contro il 51% per la sinistra. E la sconfitta ha colpito di più la corrente della Destra popolare dell’Ump, che voleva fare concorrenza al Fronte nazionale sul suo stesso terreno, e tutti quei candidati che si erano troppo avvicinati alle posizioni di estrema destra (la pasionaria del sarkozysmo, Nadine Morano, per esempio, ma anche l’ex ministro degli interni di Sarkozy, Claude Guéant, sconfitto da un indipendente di destra a Boulogne-Billancourt). L’estrema destra ritorna all’Assemblea dove era assente dall’88, con tre deputati: l’unica con l’etichetta «Fn» è Marion Maréchal-Le Pen, la giovanissima nipote di Jean-Marie Le Pen, figlia di una sorella di Marine Le Pen, che invece manca per un filo l’elezione a Hénin-Beaumont (dove ha vinto un socialista). Gli altri due deputati di estrema destra sono l’avvocato mediatico Gilbert Collard, che si era presentato sotto l’etichetta «Blu Marine» e un ex Fn, escluso dal partito e poi recuperato per il secondo turno, Jacques Bompard, tutti eletti nel sud. Il centro che si è voluto equidistante dai due grandi schieramenti e che ha rifiutato l’accordo tradizionale con la destra è praticamente spazzato via: il MoDem ha solo più due deputati e il leader storico François Bayrou non è stato rieletto.
Giovedì, al ritorno di Hollande da Rio, visto che ieri il presidente è partito per il G20 di Los Cabos (Messico), verrà comunicata la formazione del nuovo governo, che sarà più o meno la riproduzione di quello in carica dalla vittoria delle presidenziali del 6 maggio, con qualche ministro o sottosegretario in più (senza partecipazione del Pcf).
Cosa faranno i socialisti con questa vittoria storica? In Europa, Hollande ha di fronte grandi paesi tutti governati a destra. A loro propone per il Consiglio del 28-29 giugno, un piano di misure di 120 miliardi di euro per lo stimolo all’economia (una cifra pari all’1% del pil della Ue). Un riavvicinamento con la Germania è in corso, Hollande ha pagato il prezzo della rinuncia agli Eurobond nell’immediato, per inscriverli in una road map nei prossimi dieci anni. I soldi ci sono: 55 miliardi dei Fondi strutturali della Ue che non sono stati spesi; la Bei, ricapitalizzata con 10 miliardi, è invitata a raccogliere sul mercato, per l’effetto leva, almeno 60 miliardi; 4,5 miliardi sarebbero rappresentati dagli investimenti nei project bonds, crediti comuni per investimenti nelle nuove tecnologie.
Pierre Moscovici, ministro delle finanze francese, ha riassunto le intenzioni di fondo: «Ci vuole disciplina, ma ci vuole anche speranza». La frase era rivolta alla Grecia, ma vale per tutta l’Europa, Francia compresa. All’interno, l’intenzione del Ps sembra essere quella di provare ad avviare la Francia su una strada socialdemocratica, un’opzione che finora non ha mai avuto presa qui. Hollande e il governo Ayrault hanno già affermato, più volte, che i tempi sono difficili e che il ritorno all’equilibrio dei conti pubblici è un obbligo. Hanno promesso di farlo con «giustizia».

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