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Primarie nella palude del montismo

Bersani prepara un appello alla società civile. Vendola e Rodotà chiedono i beni comuni nel programma

Tutti giurano di volerle, ma la data delle primarie del centrosinistra non c’è. Anzi, nel partito di Bersani c’è chi è certo che se ne parlerà dopo l’estate. Il blogger Mario Adinolfi, subentrato alla camera a un collega e al suo esordio alla riunione del gruppo Pd, inaugura i suoi ‘inside’ da palazzo con un tweet: «Bersani rallenta sulle primarie, vince l’opzione-freno di D’Alema». Ma è solo «una sensazione», dice.

I circoli del Pd
Fatto sta che per l’assemblea dei circoli Pd (6.123 in tutt’Italia in rappresentanza di 610mila iscritti) convocata domani a Roma, l’ordine del giorno è un altro: l’appello ai segretari di aprire le sedi ai movimenti e alle associazioni: «È a partire dai territori che la politica e la società devono darsi la mano per l’apertura di una nuova fase e archiviare il populismo», scrive Bersani nella convocazione.
Le primarie però saranno l’ultima tappa di un percorso che prevede prima il varo di una ‘carta di intenti’ all’assemblea nazionale del 13 giugno. Le forze politiche e la società civile che la condivideranno stringeranno un ‘patto di coalizione’con ‘vincolo di maggioranza’. Solo allora si convocheranno i gazebo.
Sempreché nel frattempo non sia cambiata la legge elettorale. Ma è molto improbabile. Fra pochi giorni scadrà l’ultimatum che Bersani aveva dato ad Alfano per discutere fattivamente di una riforma. Con un niente di fatto.

Renzi di Arcore
Intanto fioccano appelli per Bersani premier. Ieri è stato reso pubblico quello degli amministratori calabresi. Ma il pezzo forte è quello dei trenta big (fra loro Fassino, Zanonato, Merola, Cialente, Rossi, Errani, non c’è ancora il romano Zingaretti, alle prese con la definizione della coalizione cittadina). Contemporaneamente all’assemblea dei circoli, che Bersani considera la sua ‘base’, oggi e domani a Firenze Renzi riunisce i supporter della sua candidatura. Azzoppata però da uno ‘scoop’ del sito dell’Espresso, arrivato ieri con perfetto tempismo: un presunto «piano segreto» di Berlusconi per sostenere il sindaco di Firenze come candidato civico e bipartisan. La reazione di Renzi è ironica («Il piano esiste! L’hanno firmato non solo Verdini e Dell’Utri, ma anche Moggi, Gelli, Jack lo Squartatore e Capitan Uncino. Ma sono stato irremovibile: finché non me lo chiede il mostro di LochNess non accetto». Ma è un colpo basso.

Alba da Parma al 2013
Il prossimo week end la scena toccherà invece ai ‘civici’ di Alba (Alleanza lavoro benicomuni ambiente). A Parma discuteranno per due giorni (30 giugno e 1 luglio) delle regole e dei contenuti di un nuovo soggetto. E della sua collocazione. Già a Bologna, al festival delle idee di Repubblica, l’applausometro è stato vinto proprio da Settis, Revelli e Rodotà: tutti vicini ad Alba, tutti contrari alle politiche di Monti. E non si esclude che il fulcro della discussione sul 2013 sarà: alleanze, ma su un programma con una robusta centralità del lavoro e dei beni comuni e contro le politiche del rigore. Il che non combacia – è un eufemismo – con il cerchiobottismo che il Pd dovrà usare nella definizione di un programma ‘oltre Monti’ ma non ‘contro Monti’.

Vendola con Rodotà,  e l’ultimatum di Di Pietro
Anche Nichi Vendola comincia a cantierare qualche voce di programma. Oggi, con il professor Rodotà, presenterà un colpaccio della sua presidenza pugliese: «370 mila famiglie pugliesi dal 2013 avranno la bolletta dell’acqua tagliata in maniera drastica. Non solo. La Regione aumenta gli investimenti, garantendo 120 milioni di euro». Vendola lo annuncia dopo aver sottoscritto il protocollo con l’Acquedotto pugliese, l’Autorità idrica e i comuni. Conclusione: « L’Italia non è tutta uguale. Mentre Alemanno privatizza l’Acea, contravvenendo al risultato del referendum, noi facciamo il contrario».
Infine Antonio Di Pietro: dopo il litigio al convegno della Fiom, non si è mai sciolto il gelo con il Pd. Ora l’ex pm batte un colpo: Bersani può essere un «buon leader» anche senza primarie, ma «certi dirigenti Pd» che votano la riforma del lavoro «sono pavidi». Segue ultimatum: «Ho invitato Bersani a Vasto a settembre, sarà l’ultima data utile: vogliamo vedere se vogliono scrivere insieme un patto di governo e programmatico».

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